Luca Scarlini a Palazzo Maffei per esplorare la Verona Romana

Sabato 30 aprile Luca Scarlini sarà al Teatrino di Palazzo Maffei Casa Museo per proporre un affascinante racconto fatto di immagini e parole, alla scoperta del mito romano della città e della figura del grande intellettuale, erudito e riformatore, Scipione Maffei.

luca scarlini palazzo maffei

Un incontro davvero speciale quello che offre ai suoi visitatori Palazzo Maffei Casa Museo a Verona, sabato 30 aprile. Sarà infatti dal Teatrino di Palazzo Maffei che Luca Scarlini, saggista, drammaturgo, uomo di teatro e soprattutto straordinario storyteller – da tempo impegnato a divulgare le storie di uomini, artisti ed eventi evocati dalle opere della Collezione Carlon – coinvolgerà il pubblico in un “viaggio” di parole e immagini alla riscoperta de il “Mito della Verona romana”.

Affascinante con i suoi intriganti, acuti e istrionici racconti e le funamboliche e dotte connessioni Scarlini – finalmente in presenza – intesserà, a partire dalle opere romane della Collezione di Palazzo Maffei, un racconto sul significato assunto per Verona dal suo glorioso passato e dalle vestigia dell’età antica e su Scipione Maffei, il grande intellettuale riformista, figura di spicco dell’illuminismo italiano e della famiglia veronese cui si deve il magnifico edificio di Piazza delle Erbe. Erudito, letterato, grande studioso delle antichità e paleografo, nel ‘700 Scipione Maffei elaborò, all’Antiquarium, e con numerose altre attività, un discorso assai ampio sulla città in relazione all’antico. Un mito che che risuona ancora oggi nelle stagioni operistiche all’Arena, inaugurate nel 1913 da Giovanni Zenatello.

A lui, figura carismatica e aperta agli stimoli internazionali grazie ai lunghi periodi trascorsi in diversi Paesi dell’Europa, si deve la scoperta di importanti manoscritti alla Biblioteca Capitolare di Verona, fra cui anche il Codice Palinstesto contenente le Istituzioni di Gaio. Collezionista di antichità, nel 1714 fu Maffei ad istituire il Museo Lapidario Maffeiano prima realtà pubblica di questo tipo in Europa, in un’epoca in cui le collezioni storico-artistiche si limitavano alla sfera privata; museo da lui stesso riorganizzato tra il 1744 e il 1749.

La sua “Verona illustrata” viene invece pubblicata nel 1732: un’opera imponente, dedicata alla storia, agli scrittori e ai monumenti della città, che diverrà centrale nella rappresentazione della città e della sua storia di immagini, ma anche fonte ispiratrice del mito della Verona romana. Scipione fu anche un pensatore e un polemista capace di grande libertà di pensiero, audace nel criticare autorità e opinioni, libero da condizionamenti. La sua “Verona illustrata” – come è stato sottolineato – “mostrava la continuità della ‘presenza’ romana nel periodo postimperiale, attraverso la lingua e la cultura latine, le antiche famiglie romane, l’esiguità degli apporti demografici, artistici e architettonici dei Longobardi”; ma il confronto tra l’antico e il presente, cifra dell’interpretazione del periodo romano, era anche un’implicita critica all’immobilismo di Venezia, che Scipione chiarirà in scritti successivi, alla sua incapacità di coinvolgere i territori della terraferma nella res publica. La Repubblica di Venezia di lì a poco sarebbe definitivamente caduta. Ma questa è un’altra storia.

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