Con lo scoppio della pandemia da Covid i luoghi di cultura, i teatri e i cinema, sono stati i primi a pagare il conto chiudendo i battenti. Dopo mesi di incertezza e rigide misure di sicurezza, ora il mondo degli spettacoli è tornato in ginocchio e ci si chiede come farà a sopravvivere anche a questa seconda ondata. In tanti si sono già dati da fare ingegnandosi per trovare nuovi modi di arrivare al proprio pubblico, altri hanno semplicemente deciso di rimandare tutto più in là, con la speranza che l’emergenza sanitaria sia rientrata. Tra chi ha reagito e sta cercando nuove strade per mantenere viva la cultura c’è Fucina Culturale Machiavelli che, come ci ha spiegato la direttrice artistica Sara Meneghetti, ora sta studiando strategie per superare questo periodo con la speranza di tornare a emozionare il pubblico dal vivo.

«Durante il lockdown di marzo quello che abbiamo voluto fare è stato mantenere il contatto con il pubblico e continuare ad offrire loro una proposta artistica. Noi non crediamo nello spettacolo in streaming, ma abbiamo semplicemente messo a disposizione del pubblico un repertorio di spettacoli di Fucina Machiavelli, sia musicali che teatrali. – ha spiegato Sara – Poi abbiamo iniziato subito a lavorare per creare alcune produzioni originali pensate per l’online. Per esempio a giugno abbiamo debuttato con “Meet the doctor”, che era una riscrittura di “Dottor Jekyll e Mr. Hyde”, però per pochi spettatori alla volta. È stato molto apprezzato per l’originalità della proposta, che metteva insieme la compresenza live del pubblico e dell’attore. Abbiamo fatto anche una piccola produzione per bambini che era la riscrittura di “Pierino e il lupo” ambientata al tempo del coronavirus e ha avuto un inaspettato successo e diffusione».

Tante le criticità da affrontare durante quest’anno complicato: «Durante gli scorsi mesi la prima difficoltà è stata quella di far fronte a costi fissi senza la possibilità di fatturare, se non per una brevissima parentesi estiva. La nostra fragilità più grossa è stata il fatto che i mesi estivi sono i mesi in cui la stagione è stata ferma e, nel momento in cui eravamo pronti a ripartire a fine ottobre, siamo stati bloccati di nuovo. La criticità principale è una grossa incertezza: siamo stati bloccati nominalmente per un mese, ma in realtà anche se ci dicessero di riaprire domani avremmo comunque bisogno di un mese di tempo per riorganizzare la stagione con gli artisti. Adesso stiamo studiando delle strategie per questo periodo, ma l’incertezza è il terreno scivoloso su cui ci muoviamo».

Pochi giorni fa si sarebbe dovuta presentare la nuova stagione della Fucina, che però ora è in un momento di stallo: «Noi come tanti teatri avevamo studiato una nuova stagione che permetteva di riaprire le porte del teatro con un numero di spettatori ridotto da 220 a 80. Questa stagione è pronta e speriamo di riproporla appena possibile.- ha detto Sara – Il nome “L’anno della cicala” è un’autoironia, ma anche una presa di posizione. La cosa che più ci ha fatto male in questi mesi, infatti, è stato il criterio di decisione su quali attività dovessero chiudere per prime e si è parlato di “attività non essenziali”. Questa “non essenzialità” è la cosa a cui rispondiamo con la metafora della favola della cicala e della formica. Noi pensiamo che il “canto della cicala”, ossia la cultura, sia fondamentale per la società per non andare incontro a un impoverimento della comunità».