Il viaggio degli “Arenauti” e di Ulisse Baglioni
di Daniela Cavallo
Non aspettatevi un concerto, perché non lo è. È uno spettacolo: a tutti gli effetti. Claudio Baglioni in Arena porta le sue canzoni arrangiate di futuro dentro uno spettacolo teatrale e circense facendo eco alla vocazione di questo luogo. Tutto inizia con uno spettatore/performer coinvolto sulla scena, a volte alter ego del cantante a volte del pubblico, una sorta di filo da avvolgere percorrendo cinquant’anni di carriera.
Va detto subito: Baglioni è un Artista con la a maiuscola, un allenamento al palco alla musica che non ha mai trascurato in una professionalità e attenzione al dettaglio che diventa ritmo, musica. Spettacolari sono gli artisti che lo accompagnano sul palco nella danza e nelle performance, compagni di viaggio alla ricerca di quell’Itaca che per Baglioni è il palcoscenico, un ritorno a sé stesso continuo ma ogni volta trasformato arricchito, nuovo, senza nostalgia del passato con una vita che è sempre adesso.

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Luci, che cuciono il pubblico e accendono di colori quello spettacolo nello spettacolo che è l’anfiteatro veronese, nella certezza che anche dal palco si veda qualcosa di straordinario. Non mancano citazioni tutte legate alla cultura italiana, al teatro: ballerini vestiti di stracci che come popolo esule si avvicinano al palco ricordando “Nabucco”, clown, giocolieri, ballerine come in un film di Federico Fellini, “Amarcord”.
Un palco che, distinto dagli spettatori, lo è per consapevolezza, nella narrazione di una storia fatta di “stanze”: ogni canzone narra di sé, dell’artista, dell’uomo, e un po’ di noi. In una stanza coloratissima di quotidiano e di ironia si è aperta “Porta Portese”, mentre “Kilt” e “cornamuse” invitano ad aprire quella di “Viva l’Inghilterra”.
Una scena che diventa pubblica o privata a seconda dei testi: per “Questo piccolo grande amore” un’intimità condivisa con pianoforte e pubblico, non senza aver salito le scale che portano al punto più alto del palco e della carriera: una canzone difficile, che potrebbe facilmente cadere nel banale, e come ogni punto debole di un progetto, lo si fa diventare punto di forza.
E poi il cuore, eh sì, quello che si mette e ci mette in gioco, anche fino ad ammalarci, ma è l’unico muscolo che non deve smettere mai di battere, tutto.
Parole (e musica) di Claudio Baglioni.
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