Fucina Machiavelli: «creatività è il progetto per il futuro»

Sono Rebecca Saggin, direttrice artistica del settore musica assieme al direttore Stefano Soardo i portavoce di Fucina Machiavelli, che ci parlano di ripartenza e creatività.

Un anno di difficoltà

Tantissime idee in Fucina Machiavelli, nonostante i diversi ostacoli: «sicuramente è stato un periodo difficile, come per tutti» afferma Rebecca Saggin ai microfoni, «nonostante ciò siamo riusciti a portare qualche progetto in streaming, attivando in particolare una membership chiamata “Membership della cicala”, in onor del fatto che proprio questo sarà l’anno in cui gli artisti dovranno far sentire la propria voce. Abbiamo inoltre lanciato anche il podcast “Amore raccontami”, rassegna in cui due attori dialogano riprendendo i dialoghi romantici della letteratura internazionale. Si è aperto un mondo nuovo, che speriamo di poter continuare ad esplorare con molti inediti contenuti».

Del resto, parole chiave della ripartenza e non solo, della resilienza, è “creatività”. Lo racconta il direttore Stefano Soardo: «in quanto artisti la risposta alla crisi si è definita modellando al meglio i mezzi che erano a nostra disposizione. Abbiamo creato una produzione teatrale pensato alla chiamata zoom, accolto il radiodramma e trasmesso diversi concerti in streaming. Prossimamente lanceremo un micro festival di musica pop d’autore e una produzione teatrale particolare dell’Edipo Re, pensata virtualmente già dalla genesi»

Il pubblico di Fucina Culturale Machiavelli

Un duro lavoro risultato infine sostenibile; la situazione non ha comunque ridefinito il ruolo degli artisti.

«Che ruolo ha il lavoratore dello spettacolo oggi? Domanda difficile. E’ un pò dimenticato, anche se fortunatamente sentiamo la vicinanza del pubblico. Del resto tutta la cittadinanza sente il bisogno di rivivere insieme la bellezza dell’arte».

Stefano aggiunge alle parole di Rebecca: «l’artista è un emarginato quasi per definizione, sebbene paradossalmente in quanto italiani potremmo fondare le nostre entrate quasi esclusivamente sul patrimonio storico-artistico. Forse c’è proprio un po’ di incomprensione generale al riguardo; l’arte dovrebbe essere rivalutata come specchio della società, riflesso necessario per pensare alla nostra identità».

Ripartire con nuova energia: «per farcela, esserci e non mollare»

Le idee nel cantiere di Fucina sono tantissime: la speranza di un’apertura graduale ma specialmente estiva è viva e forte. «Il vero primo progetto del futuro è “programmare”» conclude Stefano. Per seguire i prossimi programmi della Fucina, vi invitiamo a esplorare il loro sito a www.fucinaculturalemachiavelli.com.

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