Festival della Bellezza, al Teatro Romano le “paralisi” di Vinicio Capossela

Michelangelo, Keats, Wilde, Thomas Mann, S. Agostino. In parole e musica, tutti spiriti che Vinicio Capossela evoca l’8 giugno al Teatro Romano, nella sua seconda serata al Festival della Bellezza, a celebrare la bellezza come paralisi, come spaesamento di fronte ad un mistero che trafigge pensieri ed anima.

Tra copricapi animaleschi e il magistrale violoncello di Mario Brunello, Capossela racconta il suo “Ballate per uomini e bestie”, il suo personale cantico delle creature per una umanità smarrita di fronte alla banalità del “niente sotto il sole”.

Si comincia con “La peste”, seguita dall’intenso trittico di sonetti composti da Michelangelo Buonarroti, arrangiati per mettere in luce la complessità e la forza delle complesse rime dell’artista rinascimentale.

La struggente “La belle dame sans merci“, composta dal poeta inglese John Keats, viene trasfigurata dal melodico arrangiamento, è il pezzo che fa da leimotiv alla serata.

La triste parabola del cavaliere trafitto dall’incanto della dama ipnotizza i presenti, così come la “Ballata del Carcere di Reading“, ultimo e drammatico capolavoro di Oscar Wilde. È un bisogno di bellezza che risveglia l’anima, ma che va letto nei due sensi: la divertente “Medusa cha cha cha” capovolge la tradizionale lettura del mito della Gorgone, mettendo in musica la paradossale tragedia della dona che pietrifica i propri amanti.

I disegni delle grotte di Lascaux fanno da preambolo a “Uro” e “Le Loup Garou“, mentre a seguire tornano i classici “Con una rosa” e “Ovunque proteggi“, per chiudere con l’encore “Il povero Cristo“.