Ersiliadanza torna al Camploy con #testadilegno

Riparte lunedì 11 dicembre da Verona, al Teatro Camploy, il tour dello spettacolo di Alberto Munarin di ErsiliaDanza pensato per i ragazzi. Una rilettura di “Pinocchio” ispirata a una storia di Camilleri.

#testadilegno

Torna in tour #testadilegno, lo spettacolo di Alberto Munarin di Ersiliadanza. Pensato per i ragazzi, usa come linguaggio la danza contemporanea e la break dance per parlare di pregiudizio, paura della diversità e prevaricazione. La prima tappa di #testadilegno è fissata per lunedì 11 dicembre alle ore 10 per “RsD – Ragazzi si Danza” a Verona,  al Teatro Camploy in via Cantarane. 

“RsD – Ragazzi si Danza” è la rassegna ideata e curata da ErsiliaDanza, giunta nel 2023 al decimo anno, rivolta agli studenti delle scuole pubbliche e private di ogni ordine e grado di Verona e provincia. Con delicatezza, usando come linguaggio la danza contemporanea e la break dance, #testadilegno reinterpreta Pinocchio partendo da una storia per ragazzi scritta da Andrea Camilleri con Ugo Gregoretti, intitolata “Pinocchio (mal) visto dal Gatto e la Volpe” e pubblicata nel 2016. #testadilegno attualizza i personaggi inventati da Collodi, mostrandoci le dinamiche distorte che si creano tra quel burattino, così legnoso diverso e ingenuo, e i due compari “adolescenti”, aggressivi perché impreparati a relazionarsi con la sua diversità. Gli interpreti sono Alberto Munarin (il Gatto), Daniele Monticelli (Pinocchio) e Gessica Perusi (la Volpe).

Dopo la prima tappa a Verona, per “RsD- Ragazzi si Danza”, #testadilegno sarà venerdì 15 dicembre alle ore 10 alla Sala Polivalente di Caselle di Sommacampagna, in via Scuole; sabato 16 dicembre alle ore 18 al Teatro Gassman di Borgio Verezzi (Savona); e domenica 17 dicembre alle ore 17 alla Fabbrica del Vapore – Ariella Vidach-AiEP Lab di Milano.

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«#testadilegno tratta tematiche legate al manifestarsi del pregiudizio e di quella forma di prevaricazione violenta ed umiliante che spesso si insinua tra gli adolescenti, definita bullismo – spiega Munarin -. Quando un elemento insolito irrompe nella conformità comportamentale o estetica del gruppo di pari, il pensiero si arrocca su posizioni difensive di chiusura: la diversità pone in discussione la logicità della forma mentis, mette in dubbio le certezze e le abitudini, scardina il meccanismo dell’omologazione come mezzo per riconoscersi parte di un gruppo. Questa è la difficoltà che incontra un adolescente quando entra in contatto con ciò che non gli è familiare, ed un inconsapevole atteggiamento difensivo di chiusura gli impedisce di beneficiare della diversità come fonte di ricchezza, di occasione di confronto, di crescita personale. Lo spettacolo si concentra sul rapporto che intercorre tra Pinocchio, il Gatto e la Volpe. Il primo così legnoso, diverso e ingenuo, i due così “finti” nel presentarsi come cieco l’uno e menomato l’altro. Siamo nel Campo dei Miracoli. Gatto e Volpe sono due adolescenti che se la spassano allegramente, tra loro c’è complicità e affinità: sono l’eco l’uno dell’altro. In questo rapporto di complicità trovano il loro equilibrio. Pinocchio, burattino che si crede bambino, attira la loro attenzione: desta nel Gatto e nella Volpe una sensazione ambigua di curiosità e fastidio. In seguito alla chiamata della Fata Turchina, che raccomanda a Pinocchio di non perdere le monete che il padre gli ha dato, l’interesse dei due compari verso il burattino degenera. Denigrato, imbrogliato, preso in giro per aver creduto che seppellendo le sue monete avrebbe visto nascere un albero di soldi, ora Pinocchio trova consolazione solo nelle parole della Fata, che ricorda al Gatto e alla Volpe quanto pure loro siano “diversi” e “fragili”, soprattutto se non insieme – conclude Munarin -. Grazie quindi all’intervento della Fata e all’atteggiamento attivo e propositivo dello stesso Pinocchio, i tre troveranno un nuovo equilibrio e, divenuti amici, si troveranno stesi a terra a giocare e a dare un senso alla forma delle nuvole».

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