Borgo Nuovo e il suo legame con Angelo Dall’Oca

Ai microfoni di Radio Adige TV, all'interno della trasmissione Mattino Verona, insieme allo storico dell'arte Francesco Castioni abbiamo parlato di Borgo Nuovo, un quartiere strettamente legato alla storia del pittore Angelo Dall'Oca, che negli anni '30 ha dato vita al "Villaggio Dall'Oca Bianca".

È un legame a doppio filo quello che esiste tra il quartiere di Borgo Nuovo e il pittore Angelo Dall’Oca, che fondò il quartiere negli anni ’30 partendo da un piccolo villaggio. A parlarcene è stato lo storico dell’arte e guida turistica Francesco Castioni: «Il villaggio “Dall’Oca Bianca” nasce nei primi anni appena prima della seconda guerra mondiale, il villaggio continua a crescere, espandendosi ben oltre il nucleo originario individuato dal pittore. Esplode poi, negli anni 70, la nuova urbanizzazione del quartiere che diventa molto più grande di un villaggio. Ecco perchè dal villaggio Dell’Oca Bianca si parla adesso di Borgo Nuovo»

Prosegue Castioni parlando nello specifico dell’artista: «Angelo Dall’Oca Bianca è davvero un personaggio particolare all’interno della storia di Verona, in particolare della propria storia culturale. Mi colpisce molto come allo stesso modo di Alberto Barbarani e Renato Simoni ha dovuto muoversi al di fuori della città per trovare una certa visibilità a livello nazionale».

Angelo Dall’Oca Bianca è stato anche una persona eccezionale: «Nasce nel ’58 e viene battezzato in Sant’Anastasia, abita quindi in pienissimo centro. Poi però per vare difficoltà economiche e familiari, come a molti grandi è capitato, è costretto a bighellonare per le strade di Verona. Quest’ultima non era la città turistica che conosciamo oggi ma una Verona molto più povera. Tra l’altro dopo pochi anni, nel 1882,la città sarà messa in difficoltà dalla piena dell’Adige».

«La Verona di quel tempo era composta per lo più da stradine lunghe e strette, le famose “bine”. Una Verona molto più chiusa, molto più medioevale. Questo sicuramente ha influenzato molto sia la poetica dell’artista sia lo stile artistico vero e proprio, ma anche la cura e l’attenzione che ha avuto nei confronti dei più poveri».

Racconta lo storico dell’arte Castioni di una donazione che il pittore aveva fatto per la costruzione del villaggio, che serviva per dare rifugio e serenità a persone che avevano visto solo miserie nella loro vita.

Infine lo storico propone un commento sulla chiesa parrocchiale: «Parliamo di una tipologia di chiesa contemporanea in cui è la luce ad essere protagonista. La mia personale obiezione è che abbia un po’ dimenticato il suo rapporto con la città oltre al rapporto con la pittura di Angelo Dall’Oca Bianca che è il fondamento fisico del quartiere stesso».

«Non voglio però essere del tutto negativo, mi piace invece pensare che sia un po’ come una specie di creatura in un atto evolutivo, aspetto che sia il quartiere, una volta stabilizzata la struttura della Chiesa a renderla viva. Magari cambiando i quadri della “Via Crucis” per trasformarli in qualcos’altro, sarebbe bellissimo se fossero fatti dai pittori del quartiere», conclude lo storico dell’arte Francesco Castioni.