ArchitettiVerona, il flashmob per il 121° numero della rivista

Un flashmob “editoriale” per il nuovo numero di AV, la Rivista dell’Ordine degli architetti, che presenta i grandi progetti destinati a cambiare il volto della città lungo l'asse di accesso meridionale.

248 numeri della Rivista Architetti Verona a disegnare, dall’alto, una versione maxi del logo AV nello spazio esterno degli ex Magazzini Generali. È l’immagine suggestiva che ha “fissato” il micro esperimento di urbanistica tattica con cui la redazione di Architetti Verona – la rivista trimestrale pubblicata dall’Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Verona – ha voluto omaggiare, ai primi di luglio, i propri lettori in occasione dell’uscita del nuovo numero, 121, dedicato proprio a Verona Sud e ai grandi progetti che, alle varie scale, provano a mostrare il volto della città del futuro, dalla prima periferia della città a sud e ad est passando per il centro storico, con ulteriori affondi nella storia documentaria di Verona.

Un flashmob “editoriale”: un grandangolo su luoghi, edifici e persone, metafora di quella visione alta del progetto-città che la Rivista – orgogliosamente cartacea ma disponibile anche in versione digitale – intende raccontare.

Il logo AV ricreato con i numeri della rivista.

Incentrato sulle trasformazioni urbane nel territorio veronese e con l’obiettivo di mettere in luce la cultura del progetto architettonico, il numero approfondisce i grandi progetti che in questa stagione provano a dare risposte concrete al recupero dei vuoti urbani nell’area di Verona Sud, spazi da tempo in attesa di essere reimmessi nel ciclo di vita della città contemporanea. Una sequenza di proposte progettuali che, lungo l’asse di via delle Nazioni, viale del Lavoro e viale Piave, compongono una sorta di “laboratorio di riqualificazione urbana”. Il passaggio dai progetti alle realizzazioni metterà alla prova tali proposte, a fronte di tanti annunci, nel passato anche recente, di lavori mai iniziati.

Ex Manifattura Tabacchiex Officine SAFEMex Cartiereex Magazzini Generali, ex Scalo Merci, ex Ferrotel e la ciclovia dalla Stazione a Viale Piave: sono quel che resta del passato industriale dell’area a fornire le aree e gli edifici dismessi per i nuovi usi che ridisegnano lo scenario urbano di Verona Sud.

Il numero illustra i singoli progetti con immagini e dettagli, attraverso le parole dei progettisti e in un dialogo che cerca di porli a confronto tra loro e nelle reciproche relazioni intessute con il centro città, la stazione, la Fiera e Verona Sud. Ne deriva uno scenario – ancora potenziale – di condivisione del paesaggio, delle relazioni urbane e della vita comune dei cittadini che in quel contesto si muovono.

Dalla “Doppia anima” – conservatrice e innovatrice – del progetto per l’ex Manifattura Tabacchi, che vede protagonista il prestigioso studio di architettura internazionale “Snøhetta”; al recupero delle ex Officine SAFEM e Falconi, pensato dallo Studio Aspro come porta di accesso al futuro Parco dello scalo ferroviario, proprio in una logica di “sequenza urbana”. L’ispirazione architettonica reinterpreta lo Scalo ferroviario come luogo dell’“immaginario”, aperto e dinamico, che incarna il sistema delle connessioni tra manufatti edilizi (si veda la dorsale ciclopedonale che unisce longitudinalmente i progetti) e l’aspetto compositivo del tutto.

Proprio lo studio del “Parco dello Scalo”, al momento dell’uscita della rivista ancora in una fase preliminare, incarna l’idea fondamentale del suo ruolo quale “elemento di saldatura” e cerniera tra la città storica e la “Città del moderno” – anche per la mobilità ciclopedonale – con un’attenzione alle esigenze degli abitanti che guardano necessariamente ad una città “dai tempi brevi”. Non manca una lettura critica della vicenda degli ex Magazzini Generali che, abdicando alla loro originale vocazione di Polo culturale, sono rimasti fisicamente e mentalmente ingabbiati dentro quello stesso muro che li circonda.

Lungo le pagine della rivista traspare la necessità di trasformare un modello di città a recinti chiusi in “un sistema di relazioni che rompa i recinti, creando più mobilità e connessioni”, restituire aree  in cui lo spazio pubblico possa diventare centrale.

La redazione di Architetti Verona.

«Una visione che ha messo l’accento sui “vuoti” davanti agli effettivi bisogni della comunità – è la sottolineatura di Alberto Vignolo, Direttore di Architetti Verona -, rischiando così di creare nuovi contesti rigenerati ma “chiusi”, innovativi, ma isolati tra loro (si vedano gli ex Magazzini Generali ndr) e dove lo studio dello “spazio aperto”, quale elemento collante del tessuto urbano vivo, resta ancora irrisolto. Si manifesta la necessità di elevare lo sguardo per tornare ad una dimensione unitaria, a un’idea generale entro la quale il mosaico delle trasformazioni urbane possa essere letto come parte di un tutto, a quel progetto di città che ne esprima l’identità, guardando al futuro. L’auspicio è che in un percorso di sviluppo della città in cui necessariamente cambiano, nel tempo, normativa, amministratori, condizioni e soggetti in campo – prosegue Alberto Vignolo –, con ricadute importanti sui progetti, si possa invece inaugurare un approccio consapevole e informato al progetto-città. Pubblicare e raccontare i progetti, come facciamo attraverso la rivista, e dare vita a momenti di confronto pubblico per farli conoscere attraverso un dialogo aperto a tutti gli attori interessati, significa educare ad una forma mentis consapevole e informata, che possa superare l’ostruzionismo pregiudiziale verso ogni nuovo intervento nel territorio».