L’appello del Parco Natura Viva: «Sosteneteci, il parco è patrimonio di tutti»
Si rinnova l’appello al sostegno attraverso la raccolta fondi dedicata sul sito del Parco Natura Viva, che da inizio marzo ha dovuto chiudere i propri cancelli a causa del coronavirus. Una decisione sofferta, soprattutto per quanto riguarda la cura degli animali ospitati e i costi di mantenimento del parco.
«Il Parco Natura Viva è ormai chiuso dall’inizio di marzo – ricorda Cesare Avesani Zaborra, direttore scientifico, in un appello video – e lo rimarrà per tutta la durata che il Governo riterrà opportuna. Oggi la previsione è di rimanere chiusi sicuramente per tutto il mese di aprile e forse anche in parte per quello di maggio. Gestire animali così delicati e importanti ha dei costi molto molto alti e i ragazzi che vengono a lavorare qui sono specializzati, con un’alta qualifica e tutto questo si ripercuote ovviamente sul costo giornaliero di gestione. Tenete conto che anche l’energia gioca un ruolo importante: questo Parco ha bisogno di energia elettrica e di riscaldamenti, per alcune specie molto delicate e particolari. Andiamo verso la buona stagione, speriamo che questo costo si abbassi però resta piuttosto elevato».
«Oggi – spiega Zaborra – siamo intorno ai 10mila euro di costo di gestione, considerando non solo tutte le persone che lavorano ma anche l’energia elettrica, il cibo per gli animali e tutto quello che serve per mantenere questo Parco agli animali. Chiuso al pubblico e aperto agli animali. Non abbiamo i costi dei bar, non abbiamo quelli dei chioschi che sono ahimè, desolatamente spenti e chiusi, però facciamo un appello, perché credo che sia importante per un patrimonio come quello che abbiamo. Non appartiene al Parco Natura Viva ma ci è stato affidato, in parte dallo Stato Italiano e in parte da quegli enti europei che hanno deciso di affidarlo nelle nostre mani, che per cinquant’anni abbiamo gestito specie così rare e così importanti per la conservazione della biodiversità. Quindi io credo che sia un patrimonio di comune interesse cercare di mantenerlo al meglio».
E conclude: «Nei cinquant’anni trascorsi abbiamo fatto tutto quello che era necessario anche di fronte alle crisi che ci sono state. Penso ad esempio all’epoca di Chernobyl e penso alle crisi energetiche: abbiamo fatto fronte a tutto ma questa situazione sembra protrarsi per troppo tempo ed essere troppo grave perché una piccola società privata sia in grado di fronteggiarla a tempo indeterminato. Quindi abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti quelli che considerano questo patrimonio un patrimonio collettivo».
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