Regionali in Veneto, per il centrodestra (unito) serve ancora tempo
di Alessandro Bonfante
Un vertice senza riflettori e senza microfoni. I quattro rappresentanti dei partiti di governo di centrodestra si sono incontrati ieri sera a Roma senza arrivare a una conclusione sulla partita delle elezioni regionali, in cui il candidato presidente da proporre in Veneto è certamente centrale.
Probabilmente è stato fatto un passo in avanti, rispetto all’incontro dello scorso 16 luglio, ma per definire pesi e contrappesi serve ancora tempo. Riunione aggiornata alla prossima settimana. La nota ufficiale dice che «si è iniziato a ragionare in modo costruttivo sui candidati alle prossime elezioni regionali, con l’obiettivo condiviso di individuare figure autorevoli e vincenti, capaci di rappresentare al meglio i territori e le istanze dei cittadini. Il centrodestra si conferma compatto e determinato a proseguire il lavoro comune». Parole di circostanza
Il tempo stringe per decidere le candidature alle Regionali d’autunno, oltre che in Veneto, anche in Toscana, Puglia, Campania, Marche e Valle d’Aosta. Tanto più visto che il centrosinistra ha già scelto il candidato unitario, Giovanni Manildo, del Partito Democratico, ex sindaco di Treviso, e ha già iniziato la campagna elettorale. A Verona in questi giorni si sono già visti volantini elettorali della consigliera regionale uscente del PD Anna Maria Bigon.
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Ieri giornata intensa a Roma, con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni che ha anche incontrato Massimiliano Fedriga in veste di presidente della Conferenza delle Regioni (Lega, Friuli Venezia Giulia). Poi in serata la cena fra Meloni, Matteo Salvini, Antonio Tajani e Maurizio Lupi. Secondo quanto appreso e riportato dall’agenzia di stampa Agi, «Meloni potrebbe aprire all’ipotesi di non rivendicare la candidatura per Fratelli d’Italia e lasciando Palazzo Balbi alla Lega». Si aprirebbe la strada per il segretario regionale della Lega Alberto Stefani, figura vicina a Matteo Salvini.
In questo caso, però, la leader di Fratelli d’Italia metterebbe il veto alla composizione di una nuova “lista Zaia” (che ha fatto incetta di voti alle ultime elezioni) e al nome del presidente del Veneto uscente sul simbolo della lista della Lega.
D’altra parte Fratelli d’Italia ha ormai una posizione di primo piano anche in Veneto e se il partito dovesse concedere il candidato presidente, vorrebbe contropartite concrete e assessorati di peso.
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Prima dell’incontro, Tajani aveva detto: «Si parlerà di nomi. Vedremo, FI ha i suoi nomi, le sue proposte, le sue idee». Il nome politico di Forza Italia, già speso – ma forse più per sparigliare le carte e mettere pressione sugli alleati – è stato quello del coordinatore regionale Flavio Tosi, che però in questi giorni sta continuando ad attaccare la giunta Zaia, con un atteggiamento che può facilmente irritare gli alleati.
Infine, secondo il Corriere del Veneto di oggi, sembrerebbe meno quotata anche l’ipotesi di un ruolo ministeriale per Luca Zaia. Si prospettava per lui il Turismo, viste le difficoltà di Daniela Santanchè, ma questa opzione porterebbe a un complesso rimpasto del Governo più stabile degli ultimi anni. Per Zaia si ipotizzano comunque ruoli di livello nazionale o una candidatura alla Camera alle elezioni suppletive per sostituire il deputato Alberto Stefani, nel caso quest’ultimo decadesse per l’elezione a Governatore del Veneto.
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