Il Veneto dopo Zaia? È tutti contro tutti
di Alessandro Bonfante
Il primo comunicato stampa diffuso da Luca Zaia dopo la notizia arrivata dalla Corte Costituzionale sembra non voler mettere la parola fine alla possibilità di un nuovo mandato alla guida della giunta regionale del Veneto. Ieri sera, infatti, è stata diffusa da Roma la nota che riassume la decisione della Corte sulla legge della Campania per il terzo mandato: incostituzionale. La legge era stata impugnata dal Governo e blocca la ricandidatura di Vincenzo De Luca.
Con la bocciatura della legge campana, sembra davvero difficile ora che il Veneto possa riuscire a trattenere sulla poltrona di presidente Luca Zaia. Sarebbe addirittura la quarta volta, se fosse candidato e rieletto (un meccanismo legale permetteva di non calcolare il primo mandato nel computo dei due consecutivi massimi, quindi per il presidente in carica sono già tre all’attivo).
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La rabbia di Zaia
Uno dei punti più cari al Governatore è che solo i presidenti di regione e i sindaci delle città più grandi sono soggetti a un limite di mandato. Proprio loro, è la visione di Zaia, che hanno un mandato diretto con il voto popolare.
«Prendiamo atto della sentenza, che approfondiremo nei prossimi giorni» dice il presidente del Veneto. «Tuttavia, è evidente che dietro certe posizioni, e dietro la normativa in vigore, si celano motivazioni politiche. Appare come l’unico strumento per impedire ad alcuni candidati di ripresentarsi».
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Si apre la partita in Veneto
Con l’attivismo di Flavio Tosi come coordinatore di Forza Italia in Veneto e in Trentino, c’è chi prevede già un “modello Verona“, dannoso per il centrodestra. Ovvero, come successo nel 2022, fra i due litiganti Tosi (Forza Italia e liste personali) e Sboarina (Fratelli d’Italia, Verona Domani e Lega), il terzo gode, cioè Damiano Tommasi sostenuto da un’ampia coalizione di centrosinistra e civiche.
Forza Italia, anche con il segretario nazionale Antonio Tajani, da mesi dice che «Flavio Tosi è il nostro candidato in Veneto».
Una presa di posizione che però deve fare i conti con gli alleati, e che sembra più che altro un passo in avanti per anticipare le trattative nella coalizione. Tanto più vista la rottura con l’ultima giunta Zaia, da cui il partito è rimasto escluso e i due soli consiglieri del partito (il veronese Alberto Bozza e la padovana Elisa Venturini) votano senza legami con la maggioranza.
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Non è una novità, invece, che Fratelli d’Italia sia piuttosto interessata al fronte regionale. Nell’ultima consiliatura ha avuto un solo assessore (nella fattispecie Valeria Mantovan, che ha sostituito Elena Donazzan eletta al Parlamento Europeo), ma nelle scorse elezioni politiche ed europee ha avuto risultati migliori rispetti a Lega e FI.
Girano diversi nomi, per un eventuale candidato. Il coordinatore veneto Luca De Carlo e il senatore Raffaele Speranzon, in primis. Ma anche l’ex assessora Elena Donazzan, ora a Bruxelles.
De Carlo prova a rimandare il discorso: «La bocciatura della legge sul terzo mandato della Campania è una notizia che certo solletica alcuni interessi giornalistici e politici, ma quello che oggi interessa davvero ai veneti, alle nostre imprese e ai nostri cittadini, è lo stop di novanta giorni ai dazi USA annunciato dal presidente Trump».

Intanto la Lega non sta certo a guardare e in più occasioni ha rivendicato il governo del Veneto, anche se non potesse essere Zaia il nome da mettere sulla scheda. Altri nomi sul piatto ce ne sono, a partire dal segretario della Liga Alberto Stefani, che ha saputo riunire le varie anime del partito al congresso federale di Firenze, ma anche il sindaco di Treviso Mario Conte. Meno papabile forse la vicepresidente attuale, la veronese Elisa De Berti, che come quasi tutto il resto della giunta (tranne Mantovan e Calzavara) seguirebbe Zaia nel destino dell’impossibilità di un terzo mandato.

Il centrosinistra si compatta
Le percentuali bulgare di Zaia alle ultime elezioni e quelle del centrodestra in quelle successive segnalano un percorso in salita per il centrosinistra. Eppure, senza il traino di Zaia e se addirittura si realizzasse una frattura nel centrodestra, i giochi potrebbero anche riaprirsi. “Modello Verona“, si diceva.
Questo fine settimana, sabato 12 e domenica 13 aprile si tiene l’iniziativa “Per il Veneto di domani – Le Primarie delle idee“, cioè l’avvio della fase di ascolto e confronto con i cittadini in vista della scadenza elettorale. Che, tra l’altro, non è ancora fissata. Dovrebbe essere questo autunno, ma Zaia vorrebbe spostarla in primavera del 2026.
L’iniziativa tiene insieme Partito Democratico, Alleanza Verdi Sinistra, Movimento 5 Stelle, Veneto che Vogliamo, il Veneto Vale, +Europa, Volt Europa, Partito Socialista Italiano e Movimento Socialista Liberale.
«Dalla sanità al lavoro, dall’ambiente al caro vita, dal diritto alla casa alle politiche per i giovani: sono stati scelti 10 temi chiave del nostro vivere quotidiano, mantenendo un occhio alle competenze regionali. Chi parteciperà potrà indicare i tre più importanti, aggiungere proposte e far sentire la propria voce» spiegano i promotori.
«Sebbene la data delle elezioni regionali non sia ancora stata fissata, perché il centrodestra che governa la Regione e guida il Governo nazionale continua ad anteporre gli scontri di potere al proprio interno al dovere civico e democratico di assicurare il tempestivo ricambio nelle istituzioni elettive, come Pd e centrosinistra sentiamo l’esigenza di sapere dai cittadini quali siano le loro priorità per i rispettivi territori» precisa Riccardo Olivieri, segretario organizzativo Pd Verona.

Aggiunge Alessio Albertini, vicesegretario provinciale Pd Verona: «È una mobilitazione senza precedenti e il messaggio che vogliamo dare è uno e chiaro: noi mettiamo al centro le idee, le persone, il futuro del Veneto. Dalle liste d’attesa, al grave problema della casa, ai giovani che lasciano il Veneto perché qui non trovano un luogo dove immaginare il loro futuro, questi sono i nostri unici obiettivi. Nel frattempo il centrodestra tiene bloccata la Regione da più di un anno nella lotta per la successione a Zaia, arrivando addirittura a chiedere lo spostamento delle elezioni, come se fosse una scelta a sua disposizione. Con questa consultazione vogliamo dare il messaggio opposto: il cambiamento si costruisce insieme, con ascolto, condivisione e partecipazione».
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