Fine vita, Zaia: «Non possiamo vivere nell’ipocrisia»

di Alessandro Bonfante

| 12/02/2025
Il presidente della Regione Veneto spiega la propria posizione: «È bene uscire da questa ipocrisia tutta nazionale nella quale si vuole far credere ai cittadini che il fine vita non esiste».

Il tema del fine vita è delicato. In Veneto, a livello politico, ancora di più. Un anno fa sia maggioranza che opposizioni ebbero frizioni interne al consiglio regionale, con la bocciatura della legge spinta dal presidente Luca Zaia.

Con l’approvazione di una legge simile in Toscana, che regola le disposizioni del fine vita per malati terminali, si è riaperto il dibattito. E nuove critiche sono arrivate al presidente Zaia, soprattutto da Fratelli d’Italia.

Zaia ha diffuso un videomessaggio in cui spiega il proprio punto.

 «Se da un lato è doveroso rispettare la posizione di tutti, chi è a favore o contro il fine vita, dall’altro ovviamente viene prima la libertà di scelta del cittadino paziente. Va anche ricordato che è bene uscire da questa ipocrisia tutta nazionale nella quale si vuole far credere ai cittadini che il fine vita non esiste» dichiara Zaia.

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«Il fine vita esiste in Italia dal 2019 con una sentenza della Corte Costituzionale, che dà la possibilità a un malato terminale che ha determinate caratteristiche, quindi che sia un malato terminale con diagnosi infausta, che ci siano grandi sofferenze fisiche e psichiche, che ci siano i supporti vitali per tenere in vita il paziente e ovviamente che ci sia una libertà di scelta, ecco con queste caratteristiche, la Corte Costituzionale dice che questo paziente malato terminale può rivolgersi alla ULSS di appartenenza».

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«Detto questo, le domande presentate in Veneto dal 2019 ad oggi sono state sette. Solo tre hanno avuto il benestare del comitato etico dell’ULSS di appartenenza e solo due sono arrivate a una gestione del fine vita».

«È un tema profondamente delicato, è un tema che ovviamente prevede anche una libertà di coscienza, perché ci sono posizioni diverse, ma è altrettanto vero che non possiamo vivere nell’ipocrisia di far credere ai cittadini che fine vita da un punto di vista normativo non esista, perché non è così».

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