David Di Michele: «Verona torni crocevia in Veneto»
Redazione
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A poche settimane dal voto per le regionali del Veneto, negli studi di Verona Network arriva David Di Michele: militante di lungo corso di Fratelli d’Italia, amministratore locale impegnato oggi come vicesindaco di Lavagno e vicepresidente della Provincia di Verona.
Nell’intervista rivendica il lavoro di rappresentanza sul territorio e come delegato per gli istituti scolastici. Sul dopo-Zaia, chiede rispetto nella coalizione di centrodestra per FdI e rilancia sul ruolo di Verona, che deve essere centrale.
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Guarda l’intervista a David Di Michele
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Una sintesi dell’intervista
Da dove nasce il suo impegno politico?
Il mio impegno nasce molti anni fa, quando ho sposato l’idea di Fratelli d’Italia per ragioni ideali e di coerenza. Sono entrato quando il movimento era piccolissimo: anni difficili, in cui si vedeva più buio che luce. Mattone su mattone, con tanti sacrifici e un lavoro capillare tra i cittadini, siamo arrivati al governo. Per chi è partito da zero è una grande soddisfazione.
Dal Comune di Lavagno alla Provincia: come sono nate queste esperienze?
Nel 2009 un caro amico mi propose di impegnarmi a Lavagno. Da allora sono amministratore: oggi vicesindaco in un territorio bellissimo e, da diversi anni, vicepresidente della Provincia. Il consenso ottenuto nel tempo conferma che coerenza e lavoro sul territorio vengono ripagati.
Perché tentare anche la corsa in Regione?
Sono a disposizione del mio partito. Ho lavorato in tutta la provincia, nei 98 Comuni. Ora c’è un’opportunità che il partito sta valutando: mi metto a disposizione perché, dopo essere partiti da zero, con un consenso importante non posso far mancare il mio contributo al movimento a cui sono affezionato.
Si chiude l’epoca Zaia. Che giudizio dà di questi 15 anni?
Zaia ha fatto un ottimo lavoro, con una squadra forte. Le regole però vanno rispettate: non era più possibile ricandidarlo. Sono convinto che ci siano amministratori con competenza e voglia di fare bene. Il ricambio serve, nel rispetto dell’esito delle urne e dell’elettorato.
Cosa va e cosa non va oggi in Veneto?
Nonostante un contesto mondiale difficile — guerre, inflazione, mercati — l’Italia sta dando numeri migliori del previsto e molte aziende venete si distinguono. Bisogna però intervenire su tassazione e burocrazia: un giovane apre la partita IVA e subito si trova tasse da pagare. Serve una giustizia civile più veloce: spesso non si fallisce per i debiti ma per i crediti non incassati. E il sistema bancario oggi chiede rientri con troppa facilità, mettendo in crisi realtà con potenzialità.
Autonomia: bandiera di Zaia, ma con qualche intoppo fin qui. Prospettive?
Tutto il centrodestra, unito, ha voluto l’autonomia per trattenere più risorse sul territorio e responsabilizzare gli amministratori. L’iter in Italia non è mai rapido, ma sono convinto che si arriverà all’obiettivo.
In Provincia ha la delega alle scuole: va molto fiero del progetto “Rigenera“…
È un progetto di cui vado fiero. Recuperiamo arredi scolastici — banchi, tendaggi — che sarebbero dismessi, e tramite gare interne valorizziamo anche il tessuto locale (penso alla zona di Cerea per l’arredo). Gli arredi tornano in classe con un’etichetta “Rigenera”: ha pure una valenza educativa. Abbiamo risparmiato centinaia di migliaia di euro e il progetto è stato preso a modello da altre amministrazioni.
Anno scolastico al via e nodo trasporti: settimana corta e carenza autisti.
Sono stato favorevole alla settimana corta: il sabato i ragazzi stanno più con la famiglia e fanno sport; inoltre, in una città turistica come Verona, meno bus il sabato aiutano i visitatori. Con ATV monitoriamo le corse: copriamo migliaia di chilometri in 98 Comuni. Il problema è la carenza di personale: si fanno bandi, ma non ci sono più i sostituti di una volta; basta un’assenza per andare in difficoltà. Nei prossimi 15 giorni aggiusteremo le linee dove servirà.
Il centrodestra impiega più tempo a scegliere il candidato rispetto al centrosinistra. È un problema?
Il centrodestra in Veneto è storicamente vincente. Con competitor di profilo è normale discutere per garantire continuità — e, dove possibile, migliorare — il dopo-Zaia. Per il centrosinistra era più facile “trovare un nome”. Da parte nostra chiediamo rispetto nella coalizione: Fratelli d’Italia è il primo partito in Veneto e dobbiamo dare risposte al nostro elettorato.
Verona e provincia: davvero “abbandonata” rispetto ad altre aree del Veneto?
Serve lavorare perché Verona torni a ciò che è: crocevia industriale ed economico, snodo del Brennero e con un aeroporto strategico. Per anni, con sincerità, è stata considerata “di serie B”: non è la realtà e non è corretto. A livello regionale chi sarà eletto dovrà mettere Verona tra le priorità, difendendo e valorizzando il nostro patrimonio conosciuto in tutto il mondo.
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