Case di riposo e non autosufficienza, Bigon: «Sistema sotto pressione»
Redazione
«La situazione dell’assistenza agli anziani non autosufficienti nel Veronese e in tutto il Veneto è ormai critica e richiede risposte strutturali immediate». Lo dichiara la consigliera regionale Anna Maria Bigon, intervenendo sul tema alla luce dei dati emersi e dell’allarme lanciato dalle organizzazioni sindacali.
«I numeri fotografano con chiarezza l’emergenza: nel Veronese abbiamo 5.424 posti letto autorizzati a fronte di una platea stimata tra 45mila e 60mila anziani non autosufficienti. In Veneto si superano i 300mila casi. È evidente uno squilibrio strutturale tra domanda e offerta che non può più essere ignorato. Anche la domiciliarità, pur in crescita, non riesce a colmare il divario: il servizio di assistenza domiciliare vede pochissimi accessi per ogni paziente, segno di un sistema già al limite. Questo significa che il peso dell’assistenza continua a gravare sulle famiglie, che sostengono costi elevati o sono costrette a rinunce lavorative per garantire la cura dei propri cari».
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Bigon richiama anche il tema dell’equità: «Non è accettabile che i criteri per il pagamento delle rette delle case di riposo cambino poi da Comune a Comune. L’Isee socio-sanitario deve essere applicato in modo uniforme, garantendo trasparenza e parità di trattamento. Le recenti sentenze hanno semplicemente reso evidente un problema già esistente: serve una revisione complessiva del sistema, a partire dal ruolo degli enti locali e dal sostegno pubblico».
Altro nodo cruciale è quello dei dati: «Oggi non esistono numeri certi e aggiornati e le impegnative di residenzialità sono poche rispetto al reale bisogno. È il momento di fare della non autosufficienza una priorità pubblica: servono più risorse per la domiciliarità, una riforma delle RSA e delle IPAB e il riconoscimento concreto del ruolo dei caregiver familiari. Come Regione Veneto dobbiamo intervenire subito con scelte coraggiose e investimenti adeguati. Non possiamo più lasciare sole le famiglie», conclude Bigon.
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