Wcf Verona contro Di Maio: «Ci diffama ancora»

Il Congresso mondiale delle famiglie è terminato domenica scorsa, ma la coda di polemiche non si è ancora assopita. Toni Brandi e Jacopo Coghe, presidente e vice presidente del Congresso  e di Pro Vita e Famiglia, si scagliano contro il vice premier pentastellato che oggi a Mattino Cinque ha parlato del Wcf Verona come di un popolo che vuole rinchiudere le donne in casa.

«Ora basta. Medioevo, violenza contro le donne e oggi di nuovo il ritornello delle donne rinchiuse a casa. Lo storytelling di Luigi Di Maio contro Verona continua e nonostante centinaia di agenti siano stati mobilitati nella città di Romeo e Giulietta per colpa dell’odio ideologico che anche i pentastellati hanno scatenato contro di noi, lui continua ad alimentarlo ricoprendo cariche istituzionali che dovrebbero donare senso di responsabilità e rispetto della verità. – tuonano Brandi e Coghe – Ci segnali anche un solo intervento nel Congresso dove si è detto quanto afferma lui, che si può nascondere vigliaccamente dietro l’insindacabilità legata al suo incarico e al fatto che querelarlo sarebbe inutile».

«Sa Di Maio – aggiungono – che così offende ripetutamente quanti hanno marciato per chiedere sostegno alle famiglie e per ribadire solo che la famiglia naturale è il futuro del Paese? Visto che la nostra è anche una battaglia culturale possiamo dire ai 5Stelle che se pensano di comprarsi le famiglie, le stesse che ogni giorno vengono ridicolizzate da loro, con l’elemosina hanno sbagliato popolo. Il perimetro dei valori per noi è altrettanto importante».

Ma c’è di più. Aggiungono e concludono Brandi e Coghe: «Proprio nei giorni in cui si teneva il Congresso delle Famiglie a Verona, si è parlato di una iniziativa parlamentare del Movimento che punta a portare l’Italia sul percorso intrapreso dalla Svizzera che prevede fino a tre anni di reclusione per i cosiddetti reati di omofobia e transfobia. Fake news come quelle che spaccia costringeranno milioni di italiani come noi alla galera o alle multe? Con qualche soldino pensano di silenziare chi censureranno? Ma noi non abbiamo paura caro Di Maio e segnaliamo che da oggi, anche grazie alle nostre battaglie, i termini madre e padre sono tornati una realtà perché in Gazzetta ufficiale col decreto del Viminale è stato sostituito quello generico di genitori».