Violenza sulle donne, Telefono Rosa: «È un problema culturale, serve fare prevenzione»

L'avvocato Sara Gini, referente legale del Telefono Rosa di Verona, è intervenuta stamattina ai microfoni di Radio Adige Tv per tracciare un bilancio delle richieste di aiuto pervenute al Telefono Rosa in questi mesi e per fare il punto sulla situazione veronese.

Sono numeri inquietanti, incredibili, quelli che ci vengono forniti dall’Istat sulle richieste di aiuto da parte di donne vittime di abusi e di violenze: secondo i dati, in particolare durante il lockdown, c’è stato un incremento delle richieste del 73% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Inoltre, più del 45% delle vittime ha paura per la propria incolumità o di morire e oltre il 72% di loro non denuncia il reato subito. Ad aggiungersi a una situazione già complicata, c’è anche l’aumento di nuove violenze psicologiche, tra cui il “revenge porn”: un fenomeno che è balzato agli onori della cronaca soprattutto nelle scorse settimane, con il caso della maestra di Torino che è stata licenziata dopo che un suo video privato è stato divulgato dall’ex fidanzato. A tracciare un quadro della situazione veronese è stata Sara Gini, referente legale del Telefono Rosa di Verona.

«La situazione di Verona fotografa purtroppo la situazione nazionale, tant’è che anche noi abbiamo ricevuto ad oggi un numero di chiamate superiore a quello degli altri anni e ad oggi abbiamo ricevuto 300 richieste di aiuto e 130 nuove donne hanno telefonato al Telefono Rosa, sono circa 50 donne in più rispetto all’anno precedente. – ha spiegato l’avv. Gini – Per chi si occupa di questa problematica è una situazione sconcertante e incomprensibile: perchè da una parte abbiamo questi numeri che parlano chiaro della frequenza del fenomeno, dall’altra però succede che quando le donne escono allo scoperto si trovano a scontrarsi con tantissimi pregiudizi che impediscono loro di avere un accesso il più facile possibile a una situazione che le porta fuori dal maltrattamento. I numeri delle denunce infatti sono inferiori rispetto al numero di richieste di aiuto, perchè la donna è scoraggiata dall’effettiva efficacia della sua richiesta. Viene spesso messo in dubbio che sia vera la situazione di maltrattamento che hanno vissuto».

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Tra le tante azioni che si possono compiere per eliminare questo fenomeno, sicuramente la più importante è la “prevenzione” nelle scuole, partendo dalle elementari: «Noi abbiamo a disposizione la legislazione che interviene nei casi di emergenza, ma trattandosi di un problema culturale devono essere attivi degli interventi a livello preventivo da fare nelle scuole di ogni ordine e grado, partendo già dalla scuola elementare. Ci sono già dei bellissimi progetti nelle scuole per educare al rispetto sentimentale e quindi è un’azione che richiede tempo. Certamente però finchè non sarà previsto nel programma curricolare delle scuole, in modo stabile, un intervento di questo tipo le cose non cambieranno mai. Un’altra necessità sarebbe la formazione per gli operatori che intervengono nei casi di violenza di genere, che vadano a sostenere la donna e a condannare la violenza. Ancora oggi infatti si percepiscono i maltrattamenti come se fossero reati meno gravi rispetto a una rapina, per esempio».

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