Violenza di genere e cambiamento climatico, due emergenze di sanità pubblica

L’Ordine dei Medici chirurghi e Odontoiatri di Verona lancia un impegno di sensibilizzazione che coinvolge tutto il territorio. Rugiu: «Nel 2024 intendiamo confrontarci e dialogare con le altre istituzioni».

Carlo Rugiu
Carlo Rugiu, presidente Ordine Medici chirurghi e odontoiatri della Provincia di Verona. Foto d'archivio

«Un altro anno è passato, un anno difficile e con tante questioni che l’Ordine ha cercato di affrontare sul territorio per evidenziare i rischi che corre il nostro Servizio sanitario nazionale, un bene preziosissimo, perché considera la salute un diritto fondamentale di tutti, diversamente da quello che avviene in altre parti del mondo».

Queste le parole del presidente dell’Ordine dei Medici chirurghi e Odontoiatri di Verona, Carlo Rugiu, a margine del 45° anniversario dell’entrata in vigore della legge che istituiva il Servizio sanitario nazionale, il 23 dicembre 1978.

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«Continueremo a svolgere con impegno il nostro compito per cercare di difendere il sistema sanitario», afferma Rugiu, tracciando il bilancio dell’anno che sta per terminare e anticipando gli impegni per il 2024. «Finita l’emergenza Covid, che ha assorbito molte delle nostre energie, ripartiamo portando avanti le attività che impegnano questo Consiglio sin dall’inizio, con importanti traguardi già raggiunti. Primo tra tutti, il percorso di potenziamento e orientamento “Biologia con curvatura biomedica”, attivato a settembre del 2022 in due licei cittadini, che ci vede in prima linea per avvicinare i giovani alle professioni di area medico-sanitaria e scientifica».

Il 2024 sarà anche un anno di nuovi impegni per l’Ordine di Verona, che intende confrontarsi e dialogare con le istituzioni del territorio per contribuire a creare una riflessione profonda su alcuni fenomeni di grave ed estrema attualità.

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«Vogliamo promuovere iniziative tese a contrastare la violenza di genere, che nella nostra professione, caratterizzata da una presenza sempre maggiore di donne, coincide spesso con la violenza sugli operatori sanitari. Il codice di deontologia medica stabilisce chiaramente il nostro obbligo di tutelare i soggetti fragili e impedire ogni tipo di abuso. Ecco perché l’Ordine di Verona è in prima fila per riaffermare che come professionisti della Sanità siamo impegnati nel fornire aiuto alle vittime e a concorrere a quel cambiamento culturale che resta l’unica risposta possibile alla violenza degli uomini contro le donne».

Inoltre, dopo la COP 28 di Dubai, dove l’Organizzazione mondiale della Sanità ha presentato il documento “Quadro operativo per la costruzione di sistemi sanitari resilienti al clima e a basse emissioni di carbonio”, è alta l’attenzione sul binomio salute e cambiamento climatico.

«Abbiamo a cuore questo tema e lo tratteremo nel corso del 2024 per informare e formare i medici affinché siano loro stessi a dare ai loro pazienti “pillole” di educazione sanitaria ambientale», dichiara Rugiu.

«Le variazioni climatiche che si sono succedute anche quest’anno ci hanno ricordato che il cambiamento climatico è un processo reale, al di là di qualsiasi scetticismo, e che ha un impatto importante sulla nostra vita e sulla salute», evidenzia il presidente OMCeO. In questo orizzonte, anche il sistema salute deve fare la propria parte per ridurre l’impronta ambientale.

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«È poco noto, pure tra gli addetti ai lavori, che le attività sanitarie contribuiscono globalmente alla produzione del 5% di gas serra. Per esempio, una risonanza magnetica produce l’equivalente di CO2 di un’automobile che percorre 145 chilometri e se utilizzata per 12 mesi, produce CO2 pari a quella di un’auto che ne percorre 500mila», spiega Rugiu.

«Occorre affrontare quanto prima il tema dell’appropriatezza delle cure, che va migliorata. Questo non significa ridurre l’accuratezza dell’iter diagnostico-terapeutico, ma prendere coscienza che le nostre prescrizioni hanno anche un impatto sull’ambiente e di questo dobbiamo tenere conto nella nostra pratica clinica, facendo attenzione a quelle che sono state riconosciute inappropriate o inutili. Se il cambiamento climatico è una grande minaccia per la salute, bisogna evitare che si trasformi in una crisi sanitaria».

Sia su un fronte che sull’altro, «Ci auguriamo», conclude Rugiu, «di poter collaborare con tutte le istituzioni del territorio per raggiungere questi obiettivi comuni».

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