Violenza contro le donne, Lanzarin: «In Veneto 3mila e 174 le vittime accolte»

In occasione della Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, sono intervenuti il Governatore Zaia e l'Assessore Lanzarin per portare i numeri di questo fenomeno ancora purtroppo molto presente nella società.

Manuela Lanzarin
Manuela Lanzarin

In occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione delle violenze sulle donne, di domani mercoledì 25 novembre, è intervenuto lAssessore Lanzarin, portando i numeri delle persone aiutate nel 2019. «Sono 3mila e 174 le donne seguite con percorso specifico dai Centri antiviolenza del Veneto in tutto l’anno scorso. Una flessione minima, 82 in meno, rispetto alle 3mila e 256 del 2018 mentre è più marcato il calo del numero delle donne che si sono rivolte per un primo contatto ad uno sportello o ad un centro antiviolenza: 7mila e 127 rispetto alle 8mila e 464 del 2018» prosegue l’assessore alla Sanità ed ai Servizi Sociali Manuela Lanzarin, annunciando la consueta pubblicazione annuale del report. «Un documento che quest’anno ci invita ad una maggiore attenzione. Le restrizioni dovute alla pandemia, infatti, per molte donne sono un motivo di ulteriore ansia e pericolo».

L’analisi della situazione, segnala come l’invio della vittima ai Centri Antiviolenza avviene sempre più frequentemente da parte di servizi territoriali. Tramite questi canali, infatti, si registra ormai nel 31% dei casi a fronte del 27% dell’anno precedente. «Questo significa che una donna su tre ha conosciuto e contattato il centro grazie al lavoro di squadra tra i servizi e che la rete inizia a dare risultati ragguardevoli» sottolinea l’Assessore. «L’ambito relazionale e “affettivo” si conferma la circostanza principale dei casi di violenza: il 62% vede coinvolti i coniugi o i partner conviventi e non conviventi delle donne, all’interno quindi di relazioni in corso. A questo va aggiunto un altro dato: il 22% circa della violenza è generata da relazioni concluse a causa dell’ex coniuge o partner». 

«La Regione del Veneto, ormai da anni, è impegnata nell’assicurare le necessarie risposte alle donne vittima o minacciate di violenze. L’investimento di risorse finanziarie a riguardo è importante» prosegue. «In Veneto, ad oggi, le strutture attive per il trattamento dei “maltrattanti” sono 7, tutte aperte negli ultimi sei anni e prevalentemente gestiti grazie al terzo settore (Padova, Rovigo, Montebelluna, San Donà di Piave, Venezia, Bassano del Grappa, Verona). Ogni struttura è dotata di una equipe di psicologi, psicoterapeuti, educatori professionali e sociologi, sia uomini che donne».

«Incrociando il dato dei primi contatti e delle nuove prese in carico emerge il risultato di un altro notevole lavoro – aggiunge l’Assessore –  e di una ancora maggiore efficienza della rete dei servizi. In circa il 77% dei casi, infatti, il primo contatto si traduce in una presa in carico. Nel 2019, comunque, si sono registrate 43 interruzioni del percorso iniziato pari circa al 20%, causate prevalentemente da abbandono volontario, motivi di lavoro, cambio di residenza, invio ad altri servizi, valutazione di non idoneità alla tipologia di percorso, anche incarcerazione. L’obiettivo deve rimanere quello di portare a compimento il maggior numero possibile di percorsi»

«Per quanto riguarda il soccorso immediato a favore delle donne dopo l’atto di violenza, inoltre, sfruttando lo specifico finanziamento statale, anche quest’anno in Veneto prosegue il progetto “La violenza di genere nel sistema dell’urgenza: dal riconoscimento alla risposta operativa“. Grazie ad esso è prevista la formazione professionale specifica del personale sanitario operante nel Sistema dell’Emergenza – Urgenza in ciascuna Azienda Ulss o Azienda Ospedaliera del Veneto, accompagnata da aggiornamenti e-learning e la prosecuzione della campagna di diffusione del materiale informativo» conclude.

Il Presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, ha proseguito esprimendo tutta la solidarietà alle vittime. «In questi mesi di pandemia i servizi sociali ci segnalano che sembra delinearsi una flessione del lavoro della rete dei servizi antiviolenza. Nel primo semestre di quest’anno, infatti, rispetto allo stesso periodo del 2019 sono diminuiti del 20% i contatti o gli accessi preliminari e del 10% le prese in carico. Questo confronto porta a concludere che la tendenza per l’anno 2020 è dovuta ad un calo dei percorsi specifici; un trend preoccupante perché lo riteniamo non dovuto ad una significativa riduzione dei casi ma ad un contenimento dell’emersione del fenomeno a cui non sono estranee alcune situazioni di isolamento a causa del rischio di contagio».

«In questo periodo di pandemia la riflessione si fa più pressante – conclude Zaia – perché le restrizioni per contrastare il contagio sembrano, in certa misura, aver ricondotto il fenomeno tra le mura delle case. Il confronto del primo semestre del 2019 con quello di quest’anno porta a concludere che, da gennaio, la tendenza è di un calo dell’attivazione di percorsi specifici a favore di vittime, in particolare da parte dei centri antiviolenza. Non possiamo accettare che ci siano donne che pagano la situazione legata al Coronavirus anche con questa sofferenza. La nostra realtà territoriale comprende 25 centri specifici, 35 sportelli diffusi in ogni provincia e 23 case rifugio. Invito ogni donna che ha subito atti di violenza o si senta minacciata a farsi forza e a non esitare».

Il Report 2020 e altre informazioni sui centri antiviolenza e su gli interventi regionali per prevenire e contrastare la violenza contro le donne sul sito della Regione Veneto.

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