Video del Mottarone: oltre le leggi civili o morali? Il commento di Francesco Facchini
Argomento molto discusso negli ultimi giorni è stata la divulgazione del video che vede protagoniste le vittime dell’incidente del 23 maggio, dove la funivia Stresa-Alpino-Mottarone è rovinosamente precipitata, causando ben 14 morti. Al centro del più recente dibattitto sta però la legittimità della pubblicazione di questo genere di contenuti: è lecito che varie testate giornalistiche nazionali abbiano fatto uso di tale video, dove al centro dell’attenzione sono persone che hanno perso la vita?
A dare il proprio punto di vista oggi, ai microfoni di Buongiorno Verona Live, è stato il giornalista Francesco Facchini, che dichiara: «Personalmente quelle immagini non le avrei mai volute vedere; il video del Mottarone infrange delle leggi penali, dato che è una prova agli atti di un’istruttoria ancora in corso: non mi interessa quindi chi per primo abbia divulgato questo video, mi interessa solo dire che, chiunque sia stato, ha infranto la legge. Allo stesso tempo, tutti i giornalisti che hanno contribuito alla sua diffusione hanno infranto delle leggi deontologiche, per le quali l’Ordine dei Giornalisti dovrebbe prendere provvedimenti e chiamare a giudizio tutti coloro che hanno la responsabilità legale delle testate che hanno deciso di pubblicare queste immagini, dato che – prosegue Facchini – infrangono uno dei vincoli più importanti nell’ambito della cronaca nera, e cioè il requisito dell’essenzialità: le immagini da voltastomaco che ho visto non danno alcun sostegno a questo merito e non sono determinanti in alcun modo, è semplicemente un’esecuzione mostrata al pubblico».
Tuttavia, non è di certo la prima volta che vengono date in pasto al web immagini molto forti. Da esempio fanno di certo la morte di George Floyd dello scorso anno o la tragedia del Ponte Morandi, dove erano coinvolte ancora più persone: detto questo, tralasciando la parentesi legale, è invece ben più soggettiva la questione etica. «In questo caso va però fatta una distinzione: i casi di George Floyd e del Ponte Morandi rispettavano il criterio di essenzialità, visto che il primo testimoniava che si trattava di un omicidio, mentre il secondo poteva mettere in evidenza le crepe o i danni che presentava la struttura. Non è così invece nel caso del video del Mottarone, che non doveva assolutamente essere reso di dominio pubblico».
Figlia di una sempre più discutibile etica in questo ambito è probabilmente una comunicazione in continua evoluzione: dal clickbaiting alla pubblicazione di certi soggetti, va via via scomparendo una visione dove viene valorizzato il contenuto. «Io ho fatto delle riflessioni su questo argomento che hanno posto l’attenzione sulla differenza tra immagini tragicissime e immagini fini a se stesse come nel caso del Mottarone: bisogna assolutamente distinguere il contenuto che è importante pubblicare nonostante la sua tragicità e il contenuto che contribuisce solo ad alimentare la maleodorante tendenza presente nel web».
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