Verona Pride, Zardini: «È la percezione della gente che deve cambiare»
Sabato scorso, il 3 luglio 2021, piazza Bra si è riempita di persone con il Verona Pride, organizzato appunto dal comitato Verona Pride, di cui oggi è intervenuto ai nostri microfoni un esponente, Gianni Zardini.
Riguardo alla risposta della manifestazione «Il bilancio è sicuramente positivo vedendo piazza Bra strapiena di gente – ci dice Zardini – Non ne facciamo una questione di numeri, ma sappiamo bene che nel momento in cui una manifestazione è partecipata vuol dire che il messaggio che avevamo dato già prima di venire in piazza è passato e che la gente che c’era ha voluto testimoniare una presenza forte».
Il messaggio che si vuole trasmettere quest’anno sicuramente verte sul Ddl Zan, sulla legge contro l’omotransfobia, ma «abbiamo anche voluto lanciare un messaggio alle nuove generazioni – continua l’ospite – La piazza ha risposto. C’erano tantissimi giovani, famiglie e mamme che portavano i loro figli. Il messaggio era “noi ci siamo, non abbandonate la speranza che noi ci siamo”».
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«Noi come associazione sul territorio supportiamo da anni e anni tutto un disagio, una non accettazione della diversità che purtroppo caratterizza molti. Per cui questo era anche il messaggio, “non abbandonatevi a gesti estremi”, alle famiglie “noi ci siamo”, ai ragazzini e alle ragazzine gay in giovane età “rivolgetevi a noi, ma non abbandonatevi a gesti estremi”, come purtroppo abbiamo letto molto ultimamente sui giornali» afferma Zardini.
«Le violenze contro le persone omosessuali, bisessuali e transessuali continueranno ad esserci. Noi vogliamo lavorare perché è la percezione della diversità che deve cambiare. La legge ci aiuterà, ma è la percezione della gente che deve cambiare, e la piazza ha risposto», ecco lo scopo del Pride.
Ottenere la piazza che poi sabato si è riempita di colori non è stata però un’impresa da poco: «Abbiamo faticato fino all’ultimo per ottenerla. Abbiamo saputo a quattro giorni dal Pride che l’amministrazione pareva non intenzionata a cedere lo spazio perché aveva concentrato troppe cose, ma noi all’amministrazione avevamo fatto sapere un mese prima che saremmo stati lì. Dall’amministrazione non abbiamo avuto uno straccio di comunicazione, tanto che quando siamo entrati col furgone in piazza i militari non avevano neppure ricevuto l’ordine e la copia del libretto di circolazione del furgone – spiega Zardini – A Verona non è possibile per noi associazioni lgbt+ dialogare con l’amministrazione, che ci ha bellamente lasciato perdere. Ma noi la manifestazione l’abbiamo fatta, anche questo è un grande risultato».
Sulla questione del Ddl Zan le parole del nostro ospite sono chiare e decise: «Sono anni che diciamo che un legge è necessaria perché può fermare una serie di atti violenti contro la comunità, infatti quando sai che c’è una legge con delle regole ci stai più attento. Bisogna dire però che la legge può aiutare, ma finché non ci sarà un cambio e un passo culturale diverso gli atti violenti continueranno. Le nostre controparti continuano a battersi dicendo che è una legge bagaglio, ma legge bagaglio per cosa? La legge serve. Noi non siamo disposti a mediazioni perché questo vorrebbe dire indietreggiare. Inviterei anche le forze di sinistra a fare una seria riflessione, perché noi non possiamo essere scambio di merce per una campagna elettorale».
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