Verona, 27enne muore di freddo all’interno di un vagone abbandonato
È stato ritrovato senza vita un giovane 27enne, all’interno di un locomotore abbandonato, sul retro del deposito rame di Stradone Santa Lucia, a Verona. Dalle prime informazioni, il ragazzo sarebbe deceduto per assideramento, a causa delle rigide temperature. Con ogni probabilità l’uomo dormiva all’interno del convoglio ferroviario.
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La lettera di Jessica Cugini: «A 75 anni dalla Dichiarazione dei diritti umani si muore ancora di freddo»
«A 75 anni dalla Dichiarazione dei diritti umani si può morire di freddo. Ancora. Il diritto alla casa, non riconosciuto in maniera diretta dalla nostra Costituzione, è tra i diritti fondanti dell’umanità, all’articolo 25. Eppure, quando si incrocia, la sera, per strada, qualche persona che dorme sotto coperte e cartoni, non si pensa alla Dichiarazione, ma al decoro. E in questa stortura di sguardo che abita tutta la stortura della nostra democrazia, la disapplicazione dell’articolo 3 della nostra Costituzione. Si guarda una persona senza dimora e si vede non una mancanza di diritto, una sottrazione di dignità, ma l’estetica fastidiosa stonatura all’urbanistica di una città turistica».
«Poi, capita che la sera prima del 10 di dicembre, quella Giornata in cui si ricordano e rivendicano i diritti umani, muoia un ragazzo di 27 anni, rifugiatosi dentro a un locomotore abbandonato alle spalle del deposito di rame di stradone Santa Lucia. A pochi passi dai banchetti, a pochi giorni dalla festività della santa».
«La si chiama “emergenza freddo”, questo arrivo di un fenomeno ciclico qual è la stagione invernale. Eppure, se si vanno a guardare i dati delle 364 persone senza dimora morte in Italia fino al 7 di dicembre (cui dobbiamo aggiungere questa veronese), si scopre che si muore per strada, senza casa, più d’estate che d’inverno. Sappiamo che i dormitori non sono sufficienti, che ogni anno si fanno salti mortali per aumentare i posti letto. Ma conosciamo anche il freddo di queste notti, in cui alcune persone riescono a trovare da dormire in posti pubblici, altre grazie all’occupazione del Paratodos, altre ancora rimangono per strada».
«Per queste occorrerebbe ricorrere a misure straordinarie, fare quel che in diverse città negli anni abbiamo visto fare: aprire le chiese (lo fece Napoli, Treviso, Trento, lo fece la comunità sant’Egidio a Trastevere, per citarne alcune), e quegli spazi da tempo chiusi, inutilizzati che possono diventare dormitori provvisori grazie a dei letti da campo. Non è risolutivo, ma se servisse a salvare anche solo una persona dal morire dal freddo sarebbe una morte in meno, in un tempo in cui le morti per mancanza di diritti sono già troppe».
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