Valdegamberi sul Catullo: «Per quattro poltrone e qualche prebenda c’è chi si è svenduto Verona»

Il consigliere regionale che sabato ha tenuto a battezzo la neo associazione Vale Verona non va per il sottile, indicando come il passaggio dello scalo a SAVE sia stato sbagliato e frutto delle scelte di una classe politica e imprenditoriale che ora deve rispondere e assumersi le responsabilità.

Stefano Valdegamberi, consigliere regionale

«“Se non ci fosse stata Save, l’aeroporto non si sarebbe salvato perché non c’erano i soldi ed erano gli unici disposti a metterli”, mi disse un amico industriale veronese, parlando tempo fa del Catullo. Probabilmente lo avevano informato male: niente di più falso. L’ingresso della società Save che gestiva l’aeroporto di Venezia, è avvenuto senza gara, con un accordo che le affidava in toto la gestione, pur avendo solo 40 percento delle quote. Stesso percorso preparato con A2a, se AGSM non fosse stata bloccata in extremis da chi come noi non vuole svendere i gioielli di famiglia». Cosi il consigliere regionale Stefano Valdegamberi che la scorsa settimana ha tenuto a battezzo la neo associazione culturale e politica Vale Verona.

SAVE Era l’unica soluzione possibile? «No, era l’unica soluzione voluta da autorevoli esponenti delle associazioni imprenditoriali e dai rappresentanti dei soci pubblici di allora, sollecitati dal potere veneziano e la decisione arrivò alla fine di un braccio di ferro con Milano/Bergamo. – prosegue Valdegamberi – Altri politici infatti spingevano in quella direzione, ma sempre nell’ottica di svendere: i due poli aeroportuali volevano prendersi Verona-Montichiari, non per farli crescere, ma per neutralizzarli, dopo averli spolpati».

«Bastava ricorrere ad una gara internazionale e Save non sarebbe stato l’unico competitor. Ma la miope politica di allora ha preferito trattare sottobanco, consegnando il Catullo, tra mille promesse mai attuate, nelle mani di Venezia. Tutti i voli più importanti sono stati spostati là. Venezia ha fatto nel frattempo crescere la succursale di Treviso, dirottando lì tutti i voli low cost. Venezia e Treviso sono passate da 10, 7 milioni di passeggeri a 14,8 nel 2019. Bergamo è arrivata a 13,9 milioni nel 2019: ecco dov’è la competizione. Verona, ridotta a vaso di coccio tra vasi di ferro, è a 3,6 milioni, ha perso totalmente il traffico merci che arriva solo a Venezia (64.000 t) o a Bergamo (119000 t)» aggiunge il consigliere regionale.

Stefano Valdegamberi, consigliere regionale
Stefano Valdegamberi, consigliere regionale alla presentazione di Vale Verona.

«La presunta beneficienza di Marchi della Save è subito svanita. Per Verona non c’era nessun piano di sviluppo con i soci pubblici ridotti al ruolo di spettatori passivi. Era l’unica soluzione, si ostinano alcuni in malafede a sostenere ancor oggi! Perché allora non fare un gara, come io ed altri chiedevamo allora e ribadiamo anche ora? L’aeroporto di Lubiana era stato messo in gara circa 3-4 anni fa, un aeroporto molto piccolo con più o meno 900 mila passeggeri all’anno. Sono andati in gara pubblica ed hanno partecipato 27 consorzi, la gara è stata vinta da Francoforte con una valutazione di 117 milioni di euro, con benefici sia per le casse dello Stato, sia per l’impegno programmato di un nuovo terminal da 3 milioni di passeggeri entro tre anni».

«Perché non si poteva fare lo stesso per il Catullo? La politica locale e i rappresentanti del mondo imprenditoriale veronese hanno fallito, anteponendo l’interesse di lobby a quello di Verona. E i risultati, dei quali sono chiamati a rispondere, sono sotto gli occhi di tutti. – chiosa Stefano Valdegamberi – La soluzione di vendere a SAVE è stata una decisione assurda della politica locale: molti investitori esteri si erano interessati ed attendevano che fosse indetta la gara. Tutto questo è stato sempre taciuto ai veronesi, dando una versione distorta e tendenziosa dei fatti. Per quattro poltrone e qualche prebenda c’è chi si è svenduto Verona. Auspichiamo che ora i decisori pubblici di Verona e Trento non ripetano l’errore è abbiamo proposte concrete perché il Catullo possa tornare a crescere come Verona merita.

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