Un altro suicidio nel carcere di Montorio
Terzo suicidio in carcere a Montorio in un mese. Questa volta, a togliersi la vita, un detenuto di 30 anni, che fra tre mesi avrebbe finito di scontare la sua pena. A renderlo noto è l’Associazione Sbarre di Zucchero, che già nelle settimane scorse aveva denunciato gli altri suicidi avvenuti sempre nella casa circondariale scaligera. L’episodio è stato confermato dalla direzione del carcere.
«A poche ore dalla notizia del decesso in ospedale del detenuto di San Vittore che ieri si era impiccato mentre era in corso la diretta della Prima della Scala di Milano, ci giunge notizia dettagliata dell’ennesimo suicidio nel carcere di Verona – si legge nel comunicato dell’associazione -. Un giovane marocchino di nome Oussama Saidiki si è impiccato in una cella di isolamento, nei pressi dell’Ufficio Matricola. Oussama proveniva dalla quinta sezione e, dopo circa 3 anni di detenzione, si stava avviando al fine pena, gli mancavano solo 3 mesi. Ma Oussama non stava bene, aveva già dato ampi segnali in passato di disagio psichico, ingerendo vetri, ad esempio, ed incendiando la sua cella. Nel pomeriggio di oggi – ci comunica “radio carcere” – è stato portato a colloquio con lo psichiatra, dove si è agitato così tanto da diventare aggressivo; da qui la decisione di non ricondurlo in quinta sezione ma di metterlo in isolamento, da solo. Ed Oussama si è impiccato. E’ il terzo suicidio nel carcere di Montorio in meno di un mese. Dopo Farhady Mortaza e Giovanni Polin (10 e 20 novembre) oggi è stata la volta di Oussama Sadiki, che ha abbandonato ogni speranza decidendo di togliersi la vita. Storie diverse ma un denominatore comune per questi 3 ragazzi, il silenzio ormai insopportabile di Istituto e Garante dei detenuti, da parte loro tutto tace, ancora ed ancora. Perché? Adesso pretendiamo delle risposte urgenti, sperando di “non disturbare” la quiete, in questo freddo ponte dell’Immacolata».
Sulla vicenda è intervenuta anche Jessica Cugini, di In Comune per Verona. Sinistra civica ecologista: «Morire di carcere. È questo il titolo del conteggio che si aggiorna di continuo sul numero delle persone che si suicidano in prigione. Al 24 di novembre erano 62. Una conta sempre più provvisoria, cui si devono aggiungere le morti avvenuti al carcere di Montorio ieri e quella di San Vittore. Una conta che lo scorso anno ha visto togliersi la vita 84 tra uomini e donne. Perché dentro le quattro mura di una cella ci si toglie la vita con una frequenza 19 volte maggiore che fuori. La casa circondariale di Montorio non è diversa dalle altre realtà italiane: sovraffollata, sottodimensionata per numero di personale di polizia penitenziaria, in affanno sanitario. Nel decreto sicurezza appena approvato, si pensa ad aumentare le tipologie di reato e il numero di anni di detenzione, senza fare un cenno a quella che è la vera emergenza carceri in Italia: 60mila persone detenute, più o meno 10mila in più della capienza delle strutture. Mancano all’appello 18mila unità di polizia penitenziaria, occorre una revisione del modello di custodia cautelare soprattutto in presenza di persone detenute che presentano problemi psichiatrici. Montorio per tante persone è un carcere transitorio, lo è per chi attende giudizio così come lo è per chi ha avuto una condanna e si trova in reclusione a scontare una pena breve. Ed è soprattutto per queste persone a modesta pericolosità sociale che vanno pensati da subito dei percorsi di rieducazione, recupero e avviamento al lavoro. Una presa in carico che, come raccontato dalle assessore alla sicurezza, Stefania Zivelonghi, e al sociale, Luisa Ceni, durante la Commissione 5 dedicata alla casa circondariale, il Comune di Verona, per quella parziale e ridotta competenza che gli compete, ha messo in atto. Rimane la vastità delle competenze governative e ministeriali, che devono partire da una presa d’atto: la sicurezza si conquista non con l’aumento delle pene, bensì con un aumento di percorsi di inclusione lavorativa e di salute psicologica e psichiatrica. Di carcere ci si ammala. I tagli al sistema sanitario nazionale diventano mannaie di un diritto alla salute che riguarda tutte le persone, anche e soprattutto quelle private della libertà. Per questo chiediamo un intervento, non solo per il nostro carcere di Montorio».
Anche +Europa Verona si è espressa sul tema: «Il recente pacchetto sicurezza del Governo semplifica tragicamente la nostra società attraverso un inutile e ingiusto inasprimento del modello di repressione penale e carceraria. La sicurezza è una cosa seria e non può essere declinata solo in termini di proibizioni e punizioni – spiegano Enrico Migliaccio e Anna Lisa Nalin -. La sicurezza si conquista anche con il recupero sociale attraverso l’inclusione lavorativa e la salvaguardia della salute fisica e psichica. Tutto questo è purtroppo lontano anni luce dal mondo carcerario italiano, dove si attua solo una cieca repressione, una detenzione punitiva, senza prospettive e senza alcuna volontà di recupero sociale porta alla disperazione. Così, in un mese, abbiamo avuto il terzo suicidio di un detenuto nel carcere di Montorio. Non ci sono spiegazioni convincenti, non è possibile tutto ciò. Bisogna tenere presente che, pur con il lodevole impegno di varie associazioni, le opportunità di lavoro e di attività fisica sono riservate a pochi e se ne può essere facilmente esclusi per motivi disciplinari. Qualcosa, anzi molto, non va e come gruppo di +EUROPA VERONA chiediamo che ci sia un forte intervento da parte del Sindaco e dell’amministrazione comunale per chiarire cosa sta succedendo in questo carcere».
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