Detenuto suicida a Montorio, Sbarre di Zucchero: «Altro morto occultato»

L'associazione, attiva dal 2022, fa sapere che il detenuto è morto nel primo pomeriggio di giovedì, accusando il carcere di Montorio di aver tentato di occultare il suicidio.

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Non ce l’ha fatto il detenuto che mercoledì sera aveva tentato il suicidio all’interno del carcere di Montorio. L’uomo, un rifugiato politico di nazionalità afghana ma con cittadinanza austriaca, era stato trasferito a Verona da Venezia. La vittima si è legata un lenzuolo intorno al collo e si è impiccato in cella. A trovarlo, il personale della polizia penitenziaria, che ha proceduto ad effettuare il massaggio cardiaco e poi ad affidarlo ai sanitari, purtroppo inutilmente. Nei giorni scorsi era arrivato il plauso di SAPPE, il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, che aveva lodato gli agenti scaligeri.

A scuotere, però, la vicenda è stata l’associazione Sbarre di Zucchero, che nei giorni scorsi ha denunciato il tentativo di nascondere il suicidio da parte del carcere: «Succede di nuovo e succede nel carcere di Montorio. Un altro suicidio che si è cercato di nascondere, come per Cristian Mizzon, solo pochi mesi fa. – si legge nel comunicato stampa – E di nuovo non hanno tenuto conto di familiari e volontari, che la verità dei fatti la sanno e la raccontano a Sbarre di Zucchero. Questo il testo del messaggio che abbiamo appena ricevuto e che conferma la morte per impiccagione del detenuto afgano, da pochi giorni trasferito a Verona: “L’Arena di oggi riporta un comunicato del Sappe (sindacato della polizia penitenziaria) su un tentativo di suicidio nel carcere di Montorio, sventato in extremis. Purtroppo, invece, un volontario dello stesso carcere comunica che il detenuto che ha tentato il suicidio nel carcere di Montorio, in realtà, è deceduto alle 13,30 di ieri (giovedì, ndr). Il quotidiano parla di un salvataggio in extremis posto in essere dagli agenti, con ciò limitandosi a pubblicare un comunicato del sindacato di Polizia penitenziaria. Lascia allibiti il fatto che non si sia sentito il dovere, dal punto di vista giornalistico, di appurare l’effettivo stato delle cose. La vittima è una persona di nazionalità afgana (con cittadinanza austriaca ottenuta in qualità di rifugiato politico), da qualche anno recluso a Venezia e, da pochi giorni, trasferito a Verona”. È inaccettabile che si voglia perseverare con l’occultamento di queste continue tragedie».

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