Tav, a che punto siamo

Comitato infrastrutture Veneto Sì Tav
Alcuni rappresentanti del Comitato Infrastrutture Veneto Sì Tav durante una delle manifestazioni in piazza.

«La Tav va assolutamente fatta, anche perché costa più non farla che farla. Sto ancora aspettando questa benedetta analisi costi-benefici, di cui non ho ancora visto una pagina». A dirlo apertamente il 24 gennaio scorso era stato il vicepremier Matteo Salvini, unico esponente del governo ad appoggiare la realizzazione dell’alta velocità. E ad oggi la situazione non pare essere cambiata, se non per un botta e risposta lo stesso Salvini e il Ministero dei Trasporti, rappresentato da Danilo Toninelli, che avrebbe consegnato l’analisi costi-benefici della Tav alla Francia: “L’analisi viene preliminarmente condivisa con gli interlocutori diretti rispetto al progetto, che è regolato da un trattato internazionale, ossia Francia in prima battuta e Commissione Ue subito dopo. Successivamente e a strettissimo giro verrà condivisa in seno ai due contraenti del patto di Governo” ha fatto sapere Toninelli.

Lo scorso 12 gennaio a Torino il fronte Sì Tav ha portato in piazza altre 30 mila persone, bissando il successo del precedente evento dello scorso 10 novembre. La missione del promotore Mino Giachino, ex sottosegretario ai Trasporti del governo Berlusconi – ha portato alla luce le istanze trasversali dell’Italia delle imprese e delle associazioni che chiedono di investire nella Tav e nelle infrastrutture per rilanciare l’economia, specialmente al Nord. Anche il Comitato Veneto Sì Tav ha partecipato all’iniziativa di gennaio, ribadendo la volontà di creare una rete nazionale dei vari comitati che sostengono a livello locale l’opera contestata. Nel frattempo, i 5 stelle temporeggiano nonostante l’avvenuto deposito – comunicato lo scorso 9 gennaio dal prof Marco Ponti (teorico del no) della fantomatica “analisi costi benefici”. Nessun commento dall’esecutivo, che addirittura parla «solo di una bozza» del testo. Il ministro Toninelli nei giorni scorsi ha comunicato all’agenzia Reuters che la decisione finale verrà presa prima delle elezioni di maggio. Il ministro ai Trasporti esclude che la discussione sulla Tav possa portare alla crisi di governo. Sicuramente le due formazioni della maggioranza cercano di fare buon viso a cattivo gioco. La ferrovia Torino–Lione (o Nuova Linea Torino–Lione), impropriamente definita anche come TAV (Tratta ad Alta Velocità) è una linea ferroviaria internazionale di 235 km per il trasporto merci e passeggeri che affiancherebbe la linea storica esistente fra le due città. Il progetto, nato negli anni Novanta dal 2005, è sviluppato come parte del programma di reti transeuropee TEN-T. Tra il 2001 e il 2012 il governo italiano e quello francese hanno stilato una serie di accordi che hanno portato ad individuare per l’opera tre sezioni: una tratta internazionale, realizzata e gestita dalla società a partecipazione italo-francese TELT e di cui L’Ue coprirà parzialmente i costi. Il percorso è costituito sostanzialmente da una nuova “galleria di base” a doppia canna lunga 57 km (originariamente 52 km) tra Susa e Saint-Jean de Maurienne in terra francese. Due tratte nazionali (circa 175km totali), a spese dei singoli Stati, estese da un lato fino a Torino e dall’altra fino a Lione, da realizzare e gestire da RFI e SNCE.

Per la parte transfrontaliera del progetto, a fine 2018, su un totale di 162 km, risultavano scavati circa 25 km di gallerie tecniche, tra cui i primi 6 km del futuro tunnel di base del Moncenisio. A giugno 2019 saranno completati i primi 9 km in asse e dello stesso diametro «della galleria del tubo Sud dove passeranno i treni in direzione dell’Italia». Il commissario di Governo per l’Alta Velocità Paolo Foietta ha stimato che interrompere i lavori per l’alta velocità costerebbe all’Italia oltre 2 miliardi in rimborsi e indennizzi, in aggiunta al contenzioso legale che ne seguirebbe. Senza contare il danno che deriverebbe al progetto dall’assenza della sezione internazionale italofrancese. «Ora tocca alla politica» ha chiosato il prof. Ponti dopo la consegna del documento. La Lega ha ribadito che in caso di veto da parte dei cinquestelle «sarà la volontà popolare a decidere». Nel frattempo, i lavori continuano.