Studio sul Covid in Veneto, con il vaccino si finisce in ospedale 10 volte in meno
Presentata oggi durante il punto stampa sulla situazione del Covid tenuto dal Presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, un nuovo studio sull’efficacia dei vaccini anti-Covid in Veneto. Lo studio è già stato pubblicato sulla rivista scientifica Vaccines e riguarda dati reali raccolti dai database regionali.
Il quadro che emerge conferma l’efficacia dei vaccini nella lotta al Sars-Cov-2. I non vaccinati si sono infettati 6,25 volte in più dei vaccinati, sono andati in ospedale 9,7 volte in più e sono arrivati al decesso 12 volte in più.
Un soggetto non vaccinato, secondo lo studio, ha la probabilità di rimanere positivo circa 6 giorni in più rispetto al soggetto vaccinato e in caso di ospedalizzazione, di rimanere ricoverato 5 giorni in più.
La ricerca, dal titolo “Efficacy of a Diverse COVID-19 Vaccine Portfolio and its Impact on the Persistence of Positivity and the Length of Hospital Stays: the Veneto Region’s Experience”, è stata presentata oggi dal professor Vincenzo Baldo, del Dipartimento di Medicina Molecolare, Sezione di Sanità Pubblica, dell’Università di Padova.
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«Lo studio aveva l’obiettivo di valutare l’efficacia del vaccino sul campo, utilizzando i dati raccolti nel corso della pandemia» ha spiegato il professor Baldo. «Abbiamo cercato di capire come si sia comportata la vaccinazione, valutando la durata della positività in vari gruppi studiati, e l’efficacia nei confronti dell’ospedalizzazione e della mortalità».
«Abbiamo anche cercato di capire se la durata dell’ospedalizzazione avesse variazioni fra chi era vaccinato e chi no» ha aggiunto.
Lo studio riporta i dati dal 27 dicembre 2020, ovvero la data di inizio delle vaccinazioni, fino a settembre 2021. In futuro sono previsti aggiornamenti dei dati, considerando anche quelli riguardanti i contagi da variante Omicron. Per lo studio i soggetti considerati inizialmente erano tutti senza precedenti positività al Sars-Cov-2 riscontrate, e aver poi effettuato dei tamponi per essere valutati.
Sono 2 milioni e 233mila le persone analizzate in totale, con circa 7 milioni di tamponi conteggiati (60% antigenici e 40% molecolari). Di questi soggetti, quelli positivi sono stati quasi 213mila e 500.
Tra le persone risultate positive, il 6,2% ha avuto un’ospedalizzazione e l’1,5% è deceduta.
Si tratta di uno studio basato sui grandi database di informazioni: un limite, ha notato lo stesso Baldo, è che non sono comprese osservazioni cliniche sui soggetti analizzati. I dati riguardano inoltre principalmente contagi dati da variante Delta.
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Prevenzione dell’infezione
L’incidenza della positività è risultata essere del 4,9 ogni 10mila persone per i non vaccinati, 1,7 per i parzialmente vaccinati e 0,8 per i completamente vaccinati. I non vaccinati, quindi, si sono infettati 6,25 volte in più dei vaccinati.
Per i soggetti più anziani, questo dato aumenta fino a 10 volte. Gli over 80 non vaccinati si sono infettati 9,7 volte in più dei vaccinati.
Prevenzione dell’ospedalizzazione
Il tasso di ospedalizzazione è stato di 2,9 per 100mila per i non vaccinati, di 0,3 per i vaccinati. I non vaccinati, quindi, sono andati in ospedale 9,7 volte in più dei vaccinati. Dato che sale a circa 20 volte in più per le classi d’età più alte.
Il 94% dei casi ospedalizzati è non vaccinato, nei 10 mesi considerati. il 95% dei casi in terapia intensiva è non vaccinato.
Prevenzione della mortalità
Il tasso di mortalità è stato di 0,7 per 100mila per i non vaccinati, di 0,06 per i vaccinati. I non vaccinati, quindi, arrivati al decesso 12 volte in più dei vaccinati. Dato che sale a circa 40 volte in più per gli over 80, 16 volte per i 60-79enni.
Persistenza della positività e permanenza in ospedale
Un soggetto non vaccinato, secondo lo studio, ha la probabilità di rimanere positivo circa 6 giorni in più rispetto al soggetto vaccinato.
Un soggetto non vaccinato ha la probabilità di rimanere ricoverato circa 5 giorni in più rispetto al soggetto vaccinato.
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