Start up e innovazione, Carturo: «Innovarsi è un obbligo»

Il tema del giorno di oggi riguarda le start up e l'innovazione: ne abbiamo parlato con Valter Carturo presidente di Business Angels Verona.

Oggi abbiamo parlato di start up e innovazione: due parole che rimandano ad un futuro dinamico, ricco di nuove idee e giovani. Stando al Ministero dello Sviluppo Economico le start up attive in Italia sono quasi dodicimila: a trainare questo comparto è la Lombardia. Innovazione non significa solo start up, il termine può fare riferimento a qualsiasi settore: dalla tecnologia, all’educazione, dall’imprenditorialità alla sostenibilità.

Ne abbiamo parlato con Valter Carturo presidente di Business Angels Verona. Gli abbiamo chiesto innanzitutto di descriverci la propria associazione: «Bussness Angels Verona è un’associazione no profit che ha il compito di individuare, incubare, accellerare ed eventualmente, se meritevoli, finanziare le start up. Abbiamo un sito, www.baverona.it, dove le start up possono caricare i propri progetti e noi periodicamente andiamo a selezionarne i migliori. L’associazione è nata a marzo del 2014: facciamo 5 eventi all’anno in cui vengono presentate 5 start up. Ne abbiamo visto circa 150 di tutti i settori: noi cogliamo molto quanto esce dall’Università di Verona che riguardano per la maggior parte il settore della biotecnologia di informatica. Cerchiamo di aiutare in questo ambito perché siamo convinti che l’innovazione non sia una scelta ma un obbligo: se si vuole rimanere competitivi nel mercato bisogna innovare. Tutti i settori hanno avuto una grande accellerazione, anche quelli più tradizionali come gdo e food. Lee start up di oggi sono le company/società che faranno utili in futuro

Carturo poi ci ha spiegato come si sviluppa l’idea di una start up e quali sono i passi per renderla operativa:«Si parte innanzitutto dal team che è fondamentale in quanto oggi un gruppo può prendere una direzione sbagliata, correggerla e successivamente avere successo. In Italia il concetto di fallimento è diverso rispetto all’estero dove è considerato quasi un vanto, perché dal fallimento si apprende molto di più che dal successo. Successivamente si guarda all’idea, la quale dovrebbe migliorare dieci volte di più l’attuale stato della tecnologia. Il problema sta nel fatto che un conto è avere un’idea, un altro è avere un progetto imprenditoriale: ci sono persone che hanno delle idee formidabili ma non le sanno realizzare e quindi devono trovare un team. Oggi come oggi ci sono molti soldi a disposizione e la propensione al rischio che era solita dei Paesi anglosassoni cominciamo a vederla anche nei paesi latini come il nostro. Infine bisogna prendere in considerazione l’aspetto delle agevolazioni fiscali: il nostro sistema di agevolazioni è il migliore d’Europa. infatti qualsiasi aumento di capitale sociale all’interno della start up, fino a 100’000 euro, genera un credito di imposta fino al 50%».

Per quanto riguarda il territorio veronese nel settore delle start up, si esprime così:«A Verona quello delle start up è un polo molto considerato oltre che molto innovativo sulla generazione di queste ultime. La start up non ha confini: l’Università di Verona, per esempio, ha fatto degli accordi con Trentino sviluppo e l’idm di Bolzano. Noi siamo molto vicini ai nostri cugini Angels Innovation di Milano, partendo dalla stessa origine.»

Infine ci siamo soffermati sull’importanza quindi fare network, soprattutto per le realtà più piccole che sono solo agli inizi, come le start up:«Uno dei problemi maggiori è che chi ha un’idea diventa geloso della stessa, questa è la peggior cosa che possa succedere. Invece nel momento in cui si ha un’idea bisogna condividerla, confrontandosi con altre persone per valutare diversi punti di vista. Questo per cercare di mettere l’idea “a terra” nel più breve tempo possibile. L’altro aspetto fondamentale è la velocità, per evitare l’entrata nel settore dei concorrenti. Quando invece ci si innamora del proprio prodotto non si è lucidi e si corre il rischio di fallire.»