Vichingo o mastino?

Andrea Spadoni, capelli e barba rosso fuoco, è un giocatore di football americano originario di Castelnuovo del Garda. Oltre ad esperienze tra Stati Uniti e Germania, ha indossato le maglie di entrambe le squadre di Verona, Mastini e Redskins, ma anche quella della Nazionale.

Un tipo così di certo è meglio averlo come amico che come nemico. E non solo per una simpatia che serpeggia già dal primo contatto visivo. Andrea Spadoni è un ragazzone di quasi due metri originario di Castelnuovo del Garda che nella propria vita sportiva, diciamo, non si esime dal contatto fisico. Offensive linesman degli Agsm Mastini, nonostante la giovane età Andrea ha avuto già esperienze significative in Nazionale, negli Stati Uniti ed in Germania.

Come hai conosciuto il football americano?

Otto anni fa giocavo a rugby, ma mi stavo guardando attorno per cambiare sport. Su TeleArena ho visto una pubblicità dei Redskins e così ho deciso di provare.

Cosa pensi del sistema sportivo americano?

Anni luce davanti a noi. Scuola e sport vanno avanti a braccetto. Quando il campionato arriva ai playoff, con i giocatori al massimo della concentrazione, in highschool i professori alleggeriscono la presa con le verifiche. Al college si dà priorità agli atleti nella scelta delle classi da frequentare, in base agli orari degli allenamenti.

In Italia potrebbe mai essere così?

Non credo, o almeno, non sarà possibile finché il calcio farà così tanta ombra agli altri sport. E lo dico da appassionato: tutte le volte che riesco vado in Curva Sud a tifare Hellas Verona. I giovani, a Verona, sembra che non abbiano molte altre opzioni praticabili.

Cosa pensi della situazione attuale di Hellas e Chievo?

Sono molto critico nei confronti della condotta di Setti, presidente dell’Hellas. Secondo me la società non investe come potrebbe e dovrebbe. Pare che il risultato sportivo non sia il l’obiettivo. Per il Chievo, invece, mi spiace per Campedelli perché si vede che ci tiene.

Una rivalità quella tra le due squadre cittadine che si replica anche tra Mastini e Redskins?

Quella tra Hellas e Chievo è diversa; sicuramente è eccessiva. Va bene lo sfottò e la goliardia se  sono espressione di agonismo e senso di appartenenza. Ma a fine partita amici come prima.

Hai avuto altre offerte, anche per tornare in Germania: come mai hai scelto di rimanere a Verona?

Sarò sincero: per la comodità. Ho passato anni a macinare centinaia di chilometri per fare sport e per adesso, avendo anche un lavoro, mi piacerebbe stare un po’ fermo. E poi anche perché mi ha costretto Elisa, la mia morosa (ride, ndr).

Quali sono le vostre prospettive per il campionato in partenza a febbraio?

Punteremo alla promozione in “A”, anche se ci mancherebbero un paio di innesti per farlo alla grande. Ecco, qui posso dirlo, un’unica squadra Mastini-Redskins non avrebbe problemi a puntare alla massima categoria.

In partita capita di pensare ad altro rispetto al gioco?

Io scherzo molto, per spezzare la tensione con i compagni, ma pure per provocare gli avversari. Fa parte del nostro gioco: un giocatore che perde la testa usa solo la forza fisica ed è facile “tagliargli” le gambe. In tal caso la sua squadra deve fare l’impossibile per non perdere.

Vi allenate su tantissimi schemi, ma c’è spazio per l’improvvisazione?

Quando uno schema si “rompe” può succedere di tutto. La mia priorità è che il mio quarterback non prenda botte. In Italia le squadre hanno la rosa corta e, se si infortuna lui, si può praticamente dire che la stagione della squadra sia andata.

Torniamo ai tuoi anni oltreoceano: cosa ti piace degli Stati Uniti?

C’è diversificazione degli sport, ci sono una marea di opportunità e gente aperta. Più simili al Sud Italia che al nostro Veneto, per intenderci. E poi hanno dei barbecue da paura: delle costine del genere noi ce le possiamo solo sognare…

Se paragonassi il tuo sport ad un tipo di carne, sarebbe…

Una costata. Il football americano è succoso, duro all’esterno ma tenero dentro. In questo sport ho trovato amicizie che penso rimarranno per tutta la vita.

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