«Mi è sempre piaciuto andare giù dritta, a balla»

Giovanna Bonazzi

La incontriamo alla pista di Bmx dove si allena con il figlio. Qualche giorno dopo vince l’E-Enduro Italia 2017. Un’altra vittoria che scandisce a ritmo incalzante la tenacia di una donna conosciuta molto di più come la “Parona del Gelato” che per essere entrata nella Hall of Fame della Mountain Bike.

di Marco Menini

UN BEL GIOCO di parole per descrivere la sua persona, oltre che la sua gelateria. Un recupero dell’etimologia dialettale del termine “parona”, da annodare al nome del paese in cui Giovanna apre la gelateria artigianale nel 2004, ed ecco infiocchettato “La Parona del Gelato”. Che sia la padrona, del gelato e non solo, lo certifica il figlio Eddy, che non ci lascia un attimo durante l’intervista. «Io ho un numero davanti ad ogni momento della mia vita», e lo dice sia per i concorsi legati al gelato, sia per le infinite gare sostenute nel corso dei suoi circa 50 anni. Giovanna Bonazzi, veronese doc, ha fatto quello che da giovane sognava: la maestra di sci d’inverno e la gelataia d’estate. In mezzo ai due mestieri ci ha messo due titoli mondiali, 19 italiani e tre europei di downhill, specialità di mountain bike di sola discesa. È il cognato Princy a metterla sulle due ruote fin da bambina. Ma alle primissime “ruote grasse” del cognato, lei preferisce quelle lisce e strette. La forza e l’incoscienza che si ha quando si è in terza media la spinge ad intraprendere, in compagnia di un’amica, la rotta per Firenze, città natale della madre. La prima vittoria è in tasca; ora le ruote si allargano, i tasselli cominciano a mordere il terreno. È il 1988 e in California si stanno mettendo le basi per le prime uscite in bicicletta sui sentieri di montagna. Anche in Italia si corre sui primi percorsi e Giovanna porta a casa sempre tante soddisfazioni. «Mi è sempre piaciuto andare giù dritta, a balla», anche con gli sci. Sono anni in cui Giovanna gareggia sugli stessi tracciati di Paola Pezzo, un’altra veronese entrata nella Hall of Fame della Mountan Bike. Riscrive il record di velocità con i suoi 158km/h sulla neve e fonda uno tra i primissimi corsi di mountain bike per sole donne. Giovanna si sente predisposta al piacere della velocità, ed è così che, nel ’94, prende una strada tutta in discesa che il destino poi porterà ad interrompere nel ’99, per mancanza di sponsor. In questi anni le biciclette passano da rigide ad ammortizzate, con sospensioni che potevano raggiungere i 30mm di escursione, solo frontale, che, se paragonate all’equivalente moderna, fanno sorridere. «Ma non sei mai caduta?», le chiedo.

«SONO CADUTA tantissime volte ma mai da farmi davvero male». «Si però si è rotta una costola andando col Go Kart ad Affi», sbeffeggia Eddy. Che in effetti ha ragione. Galleggi sopra al pericolo per una vita e finisci per farti male andando addosso alle gomme di salvataggio di una pista nel giorno della festa della donna. «Almeno la paura, mentre scendi su quei pendii, devi averla avuta. O è proprio questa mancanza di paura che ti ha portato a vincere così tanto?», le chiedo. «La paura vera? Sì, ce l’ho avuta. Ancora adesso quando mi metto in sella penso che se cado, perdo tempo». E chiosa: «credo che la paura ce l’hai quando fai qualcosa che non sei in grado di fare». Calli ossei e tagli cutanei l’hanno resa la donna che è ora. Perché ci vuole padronanza della tecnica, bisogna «capire quando è meglio rischiare». La rende un po’ una metafora di vita, Giovanna, che dopo un’astinenza di oltre quindici anni, nel 2016 torna sul campo e vince il mondiale Master in Val di Sole di categoria. Vola così in California dove grazie all’amico Remo Campagnola, entra nell’albo delle personalità più importanti ed influenti della mountain bike mondiale: l’Hall of Fame. Ora la sua passione si è alleggerita, ma solo per la fatica che fa in salita. Sulla bicicletta che adesso guida c’è una batteria che la accompagna nelle uscite con gli amici o ai bike park con il figlio Eddy, anche lui febbrile amante della full suspended. In questi anni di fermo sportivo, Giovanna matura anche l’idea di paura. Nel 2007 le nasce quel figlio che le ex atlete «hanno sempre tardi», e la scala delle priorità cambia. Ora la paura prende le sembianze di consapevolezza delle conseguenze che anche una caduta può avere sugli altri. Prima di ogni gara comunque Giovanna pensava a farsi un bel gelato, anziché lasciarsi corrodere dal dubbio. Gelato che poi ha messo in pista in diverse occasioni, come nel 2014 al Verona Gelato Festival dove ha portato sul podio la “sbrisolona dei 12 apostoli con recioto bianco”. Ha il numero davanti per davvero, Giovanna, che se le chiedi se continuerà a vincere, col gelato e con la bicicletta, ti risponde: «no, continuerò a divertirmi».