SloWerona, il turismo “slow” made in Verona

Carlotta Ghinato è la fondatrice di "SloWerona", un'associazione che vuole valorizzare il turismo lento come strumento di ripresa per la città di Verona e i suoi territori.

Carlotta Ghinato
Carlotta Ghinato

SloWerona, l’intervista a Carlotta Ghinato

L’amore per il proprio territorio ha diverse sfumature. Carlotta Ghinato ha capito che una di queste è l’organizzazione del turismo di massa che ogni anno invade la città e le zone limitrofe. Il paradigma più diffuso è quello del turismo “mordi e fuggi” mentre a portare valore al territorio veronese potrebbe essere un turismo “slow”, più ragionato, più lento, appunto. Per questo ha fondato “SloWerona”, un’associazione che vuole dare il “la” a questo cambiamento.

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Cos’è SloWerona?

SloWerona è un’associazione nata dalla necessità di creare un nuovo lifestyle basato sul turismo lento. È nata dalla volontà di sensibilizzare sullo slow tourism e raggruppare tutti gli enti che abbracciano questa filosofia. Il turismo lento è sinonimo di innovazione, diversificazione e sostenibilità, andando in senso contrario all’overtourism, che spesso può creare problemi.

Il turismo lento è un argomento di cui si parla tanto, e a Verona può trovare terreno fertile per crescere e diventare sempre più la prassi. Com’è nato il progetto?

SloWerona è frutto di un percorso. Mentre concludevo il mio percorso di laurea triennale ho iniziato a guardare il mondo circostante in modo diverso. Durante la laurea magistrale mi sono informata e attivata verso diverse realtà territoriali. Sono venuta così a contatto con BIG You Up, un concorso che invitava i giovani a fare proposte di turismo. Ho partecipato e ho ottenuto un riconoscimento a livello nazionale, e da lì ho iniziato a sviluppare la mia idea di turismo slow, che poi è sfociata nell’associazione territoriale.

Quanto è importante parlare di turismo lento in una città a misura d’uomo, come Verona?

L’elemento fondamentale secondo me è trovare un network territoriale. Con il turismo lento si va infatti a distribuire le presenze, è quindi importante avere una solida rete di enti territoriali che aiuterebbero ad arricchire il turismo tradizionale. Lo slow tourism aiuta quindi a valorizzare ogni area della città, e tende ad aumentare la permanenza dei turisti nel territorio. Verona quindi passerebbe da essere una meta “mordi e fuggi” a un polo dove il turista si ferma e decide di “vivere”. Si tratta di un modo di viaggiare che aiuterebbe anche la crisi economica data dalla pandemia, per esempio.

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Com’è possibile aderire al progetto?

Abbiamo previsto due modalità di soci: i soci effettivi e i soci sostenitori. I primi sono imprese di produzione tipiche locali, della ristorazione, esperti e professionisti del mondo del turismo, imprese di alloggio e parchi naturalistici. Stiamo redigendo una carta della qualità che possa attestare il rispetto dei principi del turismo lento. I soci sostenitori, invece, sono tutti coloro che credono nel progetto, come associazioni, consorzi, pro loco ed enti territoriali.

Cosa ti aspetti da quest’iniziativa?

Mi aspetto che sia un percorso formativo e di crescita. Spero di incontrare persone e realtà che vogliono collaborare con SloWerona e spero di portare un valore aggiunto al territorio veronese, che amo. Voglio apportare anche un tocco giovanile e un occhio diverso e innovativo.

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