Si torna a parlare del centro commerciale a San Massimo

Con l'approvazione della Variante n.5 al Piano di area Quadrante Europa in Regione, si riapre la strada alla trasformazione dell'ex seminario diocesano di San Massimo e alla nascita di un centro commerciale di 21mila metri quadrati.

centro commerciale a San Massimo, zona dell'ex seminario
San Massimo, zona dell'ex seminario. Immagine da Google Maps

Giovedì 30 luglio, con l’approvazione in Consiglio regionale del Veneto della Variante n.5 del Piano di Area Quadrante Europa, si riapre la strada alla trasformazione del sito dell’ex seminario diocesano di San Massimo e alla nascita di un centro commerciale di 21mila metri quadrati.

Se ne discuteva già a settembre 2019, quando l’evoluzione dei progetti originari aveva innescato le critiche delle opposizioni cittadine. L’associazione di categoria Confesercenti Verona aveva inoltre criticato aspramente l’idea di un centro commerciale «che contribuirà a destrutturare il già moribondo tessuto commerciale locale, che nulla conterà per i piccoli negozi di quartiere e che contribuirà alla perdita di posti di lavoro qualificati», nelle parole del direttore generale Alessandro Torluccio.

Manuel Brusco
Manuel Brusco, consigliere regionale del Veneto (Movimento 5 Stelle)

«A San Massimo, appena fuori Verona, verrà permessa la realizzazione dell’ennesimo centro commerciale. Un insediamento enorme, a ridosso della città, lungo una direttrice già congestionata» afferma il consigliere regionale del Movimento 5 stelle Manuel Brusco.

«Inutile lamentarsi della progressiva chiusura di negozi e botteghe del centro storico della città scaligera se si continua con questa politica. Nella Commissione Urbanistica del Consiglio Regionale il mio voto è stato contrario, anche per motivi procedurali e di trasparenza».

«Queste trasformazioni urbanistiche – aggiunge Brusco –sono possibili in virtù del Piano Area Paqe, che è uno strumento strategico risalente al 1998 e che va contro alle leggi ordinarie sull’urbanistica».

«A cosa è servito approvare la legge per il consumo di suolo se poi questo Piano di fatto consente deroghe senza limiti?» si chiede Brusco.

Il consigliere comunale Michele Bertucco, Verona e Sinistra in Comune, lo definisce «l’ultimo regalo del terzo mandato di Zaia alla città di Verona».

«Con un blitz procedurale consumato in commissione consiliare, la maggioranza in Regione Veneto ha definitivamente autorizzato la San Massimo Srl, società decotta e in liquidazione, a realizzare la più grande speculazione degli ultimi 20 o 30 anni di Verona, con una volumetria di 256mila metri cubi tra residenziale turistico-ricettivo e commerciale (un metro cubo per ogni abitante di Verona) e un centro commerciale della superficie di 21 mila metri quadrati» dice Bertucco.

Michele Bertucco
Michele Bertucco

«Speculazione non è un giudizio politico ma una constatazione fattuale: l’ecoborgo di Mezzacampagna era infatti stato dimensionato per ospitare solo 9mila metri quadrati di commerciale, per di più riservati a soli negozi di vicinato» aggiunge il consigliere comunale.

«Successivamente, con l’avanzare delle difficoltà economiche incontrate dalla ditta San Massimo Srl, Curia e ditta insieme, con una fiacca resistenza della giunta comunale Sboarina, chiesero alla Regione di poter sfondare quel limite portando a 21mila metri quadrati la superficie commerciale. Chiesero inoltre di potersi avvalere di tutte le possibilità previste dalla nuova legge regionale sul commercio che in quel posto consente di realizzare anche un centro commerciale» ricostruisce Bertucco.

«L’unico vera nota dissonante venne dagli uffici comunali, che timidamente fecero presente che la realizzazione di un centro commerciale manderebbe in tilt la viabilità della zona. Di questo però alla Regione non interessa nulla, e poco anche all’amministrazione Sboarina, tanto pia da permettere di sacrificare gli interessi di San Massimo e dell’intera area Nord-Ovest della città pur di lasciare andare in porto l’operazione» conclude Bertucco.

L’ex sindaco Flavio Tosi, non contrario all’operazione in sé, per quanto riguarda le dimensioni del centro commerciale, 21mila metri quadrati, specificava: «Superiore a quella del vecchio centro commerciale di Verona Est, poco meno di quella delle Corti Venete, dell’Auchan e del Grand’Affi Shopping Center che sono di 25-26mila metri quadrati».

«Aumenta il carico di superfici commerciali senza proporre soluzioni viabilistiche adeguate» era la critica un anno fa degli esponenti del Partito Democratico Federico Benini, consigliere comunale, Sergio Carollo, capogruppo in Terza Circoscrizione e Riccardo Olivieri, Segretario Pd Terza Circoscrizione. «Il rischio concreto è che il nuovo piano prospettato per l’ex Seminario finisca per ingolfare via Lugagnano che è una delle principali porte di ingresso e di uscita della città».

«La Variante approvata in Consiglio Regionale – aggiunge il pentastellato Brusco –, oltre a consentire la riconversione del seminario di San Massimo in centro commerciale, prevede la possibilità di realizzare depositi di rifiuti rigenerabili nei 21 comuni assoggettati al Paqe: ma quali garanzie ci sono che non si stocchino rifiuti di qualsiasi tipo? Perché invece di prevedere una norma nel piano rifiuti ordinario , si preferisce passare sempre da questo strumento strategico?».

«Ancora una volta siamo di fronte a scelte poco chiare nei fini e con l’unico risultato evidente. Per quanto riguarda Verona – di assediare la città con una “cintura” di centri commerciali che impoveriscono la vita della città storica, per di più senza adeguati servizi e collegamenti» conclude Brusco.

Paque

Il piano di area Quadrante Europa (P.A.Q.E.) è relativo ai territori dei Comuni di: Verona, Bovolone, Bussolengo, Buttapietra, Caldiero, Castel d’Azzano, Erbè, Isola della Scala, Mozzecane, Nogarole Rocca, Oppeano, Pastrengo, Pescantina, Povegliano Veronese, S. Giovanni Lupatoto, San Martino Buon Albergo, Sommacampagna, Sona, Ronco all’Adige, Trevenzuolo, Vigasio, Villafranca di Verona e Zevio.