Si studia la nuova viabilità al Teatro Romano in cambio dell’hotel di lusso in centro

Se ne discute da tempo, della necessità di fluidificare la viabilità dei veicoli sul lungadige al Teatro Romano e di mettere in sicurezza i pedoni in quella zona. E si discute da tempo anche del cosiddetto "Quadrilatero", già preso in esame dal "Piano Folin", con la nuova destinazione a hotel extra-lusso della ex-cittadella dell'Unicredit in…

Se ne discute da tempo, della necessità di fluidificare la viabilità dei veicoli sul lungadige al Teatro Romano e di mettere in sicurezza i pedoni in quella zona. E si discute da tempo anche del cosiddetto “Quadrilatero“, già preso in esame dal “Piano Folin”, con la nuova destinazione a hotel extra-lusso della ex-cittadella dell’Unicredit in pieno centro storico, fra via Garibaldi e e via Emilei.

Oggi le due discussioni si fondono insieme: l’amministrazione del Comune di Verona ha lanciato l’opportunità per la città di vedere una «svolta per la viabilità al Teatro Romano» come opera compensativa dell’hotel.

Mentre la Corporazione esercenti centro storico di Verona si era schierata con decisione a favore dell’opera, in un’ottica di rilancio del turismo di alto livello in città, l’associazione di categoria Federalberghi Confcommercio Verona aveva già sollevato perplessità, oggi ribadite. Non mancano gli attacchi all’amministrazione cittadina anche da parte della minoranza del consiglio comunale.

La soluzione lanciata dal Comune: opera compensativa da oltre 2 milioni di euro

Secondo l’amministrazione si tratta di una «svolta per la viabilità in zona Teatro Romano e per la valorizzazione di tutta l’area a nord dell’Adige, dal Museo Archeologico al colle che porta a Castel San Pietro».

«Lo studio con le diverse proposte progettuali, che potrebbero risolvere la questione viabilistica – recita la nota di Palazzo Barbieri –, rientra nelle opere compensative previste per il recupero del cosiddetto Quadrilatero, gli immobili di proprietà di Patrizia Immobiliare delimitati dalle vie Garibaldi, Emilei, San Mamaso e Sant’Egidio. Qui la richiesta è di realizzare l’albergo della catena alberghiera Marriott International, multinazionale americana che gestisce hotel di alto livello in tutto il mondo, facendo del lusso e dell’esclusività dei servizi i suoi punti di forza».

Contestualmente al cambio di destinazione d’uso degli immobili interessati al progetto, la giunta del Comune di Verona ha approvato, quale opera compensativa del valore di circa 2 milioni e 100 mila euro, lo studio «per dare una soluzione alla criticità viabilistiche in zona Teatro Romano e per includere l’area nel circuito turistico, rendendola ancora più attrattiva attraverso un assetto funzionale e sicuro».

La conformità della zona e delle infrastrutture presenti, rende quello tra Ponte Pietra, Santo Stefano e Porta San Giorgio, uno dei nodi viabilistici più problematici, in particolare in presenza dei turisti e degli spettacoli estivi al teatro. Tra le criticità già note, ci sono il traffico automobilistico sul lungadige, le difficoltà all’ingresso del Museo Archeologico e alla biglietteria del Teatro Romano, l’occlusione visiva delle rovine del Teatro nonché la mancanza di connessione diretta tra città e collina. Da non sottovalutare quanto siano stretti i marciapiedi, da entrambi i lati.

Lo studio

Lo studio, redatto dal Polo territoriale di Mantova del Politecnico di Milano individua quattro diverse soluzioni. La zona presa in considerazione è quella all’incrocio tra Ponte Pietra, il lungadige e via Santo Stefano.

La due soluzioni meno invasive prevedono la realizzazione di una passerella sopraelevata o sottostante all’attuale incrocio semaforico, riservata ai pedoni. La strada sarebbe così ad uso solo delle autovetture, il cui passaggio sarebbe fluidificato dall’eliminazione del semaforo.

La terza ipotesi prevede invece l’allargamento della carreggiata sfruttando la parte di teatro che oggi è schermata; l’ultima e più complessa, ambisce a creare un sottopasso viabilistico dai Giardini della Giarina a Santo Stefano che levando le auto permetterebbe la creazione di una ‘promenade’, come una grande piazza che azzererebbe le cesure tra il centro storico e il Teatro Romano.

Per ciascuna proposta saranno effettuati specifici approfondimenti con il ricorso dell’archeologia preventiva e il supporto della Soprintendenza.

In parallelo, si studia la fattibilità di realizzare una rotatoria a Porta Trento (San Giorgio), eliminando l’attuale intersezione semaforica. Un’alternativa che, sommata a quella del Teatro Romano, consentirebbe di rendere il traffico più fluido e scorrevole in tutte le direzioni. Il Comune ha già avviato una procedura aperta per individuare il progettista ed assegnare l’incarico.

La presentazione del progetto

Le novità sono state illustrate oggi dall’assessora alla Pianificazione urbanistica Ilaria Segala, insieme agli assessori al Traffico Luca Zanotto e al Turismo Francesca Toffali.

«Con lo Sblocca Italia per il cambio di destinazione del comparto Garibaldi 1, la giunta ha approvato quale opera compensativa lo studio per la valorizzazione della parte a nord dell’Adige, le cui criticità sono note da tempo – ha detto Segala-. Tutte le ipotesi individuate avranno notevoli benedici per la viabilità della zona ma anche per la fruizione del Teatro Romano e la sua valorizzazione, oltre che per rendere più funzionali i servizi di biglietteria e l’ingresso al Museo Archeologico. Quanto al compendio in centro storico, il progetto definitivo prevede la realizzazione di un albergo di lusso di circa 11 mila metri quadrati. Ora il documento va all’esame della commissione competente e poi in Consiglio comunale».

«Approfondiamo tutte le opportunità per risolvere definitivamente i problemi viabilistici di questa zona – ha detto Zanotto -. Tra le ipotesi sul tavolo ci è l’eliminazione sia del semaforo tra Ponte Pietra e via Santo Stefano, sia quello all’incrocio di Porta San Giorgio, nodo questo in cui confluiscono sia le auto da e per Borgo Trento, sia quelle di Valdonega e Torricelle. Alleggerire il flusso da qui avrebbe vantaggi positivi per tutta la viabilità circostante. L’attenzione al traffico è massima anche per quanto riguarda l’eventuale portata del nuovo albergo, che sarà organizzato in modo da far arrivare i clienti non con mezzo proprio».

«L’arrivo di un hotel targato Marriott significa inserire la città in un nuovo flusso turistico, quello legato al lusso – ha aggiunto Toffali -. Un settore in aumento in Italia, con stime che vedranno i 350 milioni turisti del lusso registrati nel 2019 salire a quote di 450 milioni nei prossimi anni. Parliamo di visitatori che pagano in media 750 euro a notte e che il 75 per cento dei soldi che spendono per il soggiorno è riservato per acquistare brand locali e per la ristorazione. È una nicchia turistica da seguire e perseguire, che rappresenta un altro settore da incentivare per aumentare sempre di più i flussi di incoming, insieme agli altri che stiamo già perseguendo».

La critica di Federalberghi

Con una lettera inviata ieri al sindaco Federico Sboarina, Federalberghi Confcommercio Verona porta all’attenzione dell’amministrazione comunale la preoccupazione delle imprese associate: «Alle prese con una sempre più lunga e difficile uscita dal “fermo” del turismo imposto dalla pandemia – scrive il presidente Giulio Cavara – si stanno aggiungendo ulteriori penalizzazioni in relazione al fatto che nella nostra città sono previste una raffica di aperture di nuove strutture, alcune delle quali per poter essere realizzate dovranno godere delle deroghe urbanistiche previste dallo sblocca Italia».

«Iniziative – fa presente Cavara – che si realizzerebbero prescindendo da una visione organica del futuro sviluppo del settore ricettivo e in totale assenza di una prospettiva a breve, medio e lungo termine di un incremento di manifestazioni culturali, fieristiche, o di altra natura, indispensabili alla nostra città per poter giustificare che un tale aumento ricettivo non si limiti a cannibalizzare il mercato esistente, aggravando la già precaria situazione delle nostre aziende associate».

«Da quanto appreso dalla stampa, sarebbero almeno ottocento, forse addirittura mille le stanze in aumento (tra ex manifattura tabacchi, area ex Safem, zona della stazione di porta nuova, borgo Venezia e altro ancora) per un totale di 1.600/2000 nuovi posti letto, vale a dire un aumento del 30% circa rispetto ai 6.237 oggi disponibili nelle 66 strutture esistenti», sottolinea Federalberghi Confcommercio Verona.

E aggiunge: «A Firenze, altra città d’arte con vocazione turistica simile a quella veronese, l’amministrazione comunale ha imposto uno stop alla nascita di nuovi alberghi, estendendo agli altri quartieri il divieto che nel 2015 era stato imposto sul centro storico; ciò dopo un’oggettiva ed attenta analisi delle conseguenze negative a cui questo aumento di offerta ricettiva potrebbe portare. A Verona, invece, sembra si vada inconsciamente nella direzione opposta, senza nuovi piani urbanistici ma anzi scavalcando quelli vigenti con le scorciatoie dello “Sblocca Italia”, determinando un enorme aumento dell’offerta di camere, già oggi superiore alla domanda, complice anche l’exploit degli ultimi anni dell’extralberghiero».

Le ripercussioni? Secondo Cavara «sarà inevitabile l’effetto inflattivo dell’offerta, con la conseguenza di un generale e ulteriore calo dei prezzi e inevitabile decrescita della capacità di spesa del turista residente. Ulteriore perché, già oggi, molte strutture sono sotto media e stanno facendo fatica a far quadrare i conti e, soprattutto, a preservare l’occupazione della forza lavoro».

Il Centro studi di Federalberghi nazionale avverte che molti alberghi delle città d’arte necessiteranno di un tempo non inferiore a un quinquennio non tanto per tornare alla normalità, ma per poter riassorbire le perdite pregresse di bilancio.

La lettera invita quindi il sindaco Sboarina a «considerare cosa significhi per una città la frequentazione turistica: c’è un’ampia letteratura che illustra i benefici di una equilibrata frequentazione turistica e i danni socio-urbanistici che al contrario potrebbero derivare da una smodata e incoerente offerta ricettiva».

«Federalberghi deve vegliare su questi principi, a tutela della sopravvivenza imprenditoriale dei propri associati, ponendosi a disposizione per condividere progetti, programmi, prospettive realmente credibili che giustifichino un aumento della ricettività che non danneggi l’esistente», conclude la missiva. «Fermiamoci ad analizzare dati e tendenze, riflettiamo e discutiamo prima che sia troppo tardi: Federalberghi Confcommercio Verona è pronta a fare la propria parte e a confrontarsi con l’amministrazione comunale, ieri come oggi, per dare il proprio contributo costruttivo a una adeguata pianificazione».

E oggi Cavara commenta: «Abbiamo appreso che la Giunta, nella seduta di ieri sera, ha aperto la strada alla trasformazione “in deroga” in albergo di alcuni immobili del centro storico: ce ne dispiace e ribadiamo una volta di più la necessità di un ampio coinvolgimento su una tematica così importante per lo sviluppo di Verona».

Bertucco: «Il mega albergo serve alla città o alla politica?»

«Per la prima volta si comincia a parlare in termini corretti dell’intervento di via Garibaldi 1 che non è il Piano Folin della Fondazione Cariverona ma la proposta di Patrizia Immobiliare per 11 mila metri quadrati di ricettivo in un’area della città storica che non potrebbe ospitare neanche mezzo metro quadrato» afferma Michele Bertucco, consigliere comunale di Verona e Sinistra in Comune.

«L’amministrazione ha permesso che si trascinasse per anni questo equivoco di fondo che con le finalità istituzionali della Fondazione Cariverona non ha nulla a che vedere e che viola le prescrizioni del Pat nel quale c’è scritto chiaramente che lo spazio per strutture ricettive è esaurito».

«L’area manca, oltretutto, degli standard urbanistici minimi, tanto è vero che i parcheggi (140 stalli, uno per ogni stanza) verranno realizzati in Borgo Roma, una scelta che andrebbe riportata su tutti i manuali di urbanistica a monito per le future generazioni».

«Purtroppo è destinato a nascere un nuovo tormentone attorno alle opere compensative da realizzare con il contributo di sostenibilità che ammonta a circa 2 milioni di euro. Come al solito l’amministrazione non ha scelto e le quattro ipotesi avanzate dalla immobiliare lussemburghese (il tunnel pedonale o il sottopasso carrabile dalla Giarina a Santo Stefano, la passerella pedonale a sbalzo o sopraelevata sul lungadige) sono pertanto destinate a diventare materia di propaganda elettorale. Non a caso l’assessore Zanotto ha ritirato fuori il progetto della rotatoria a San Giorgio. Insomma, ce n’è per tutti i gusti, tanto poi verranno presto dimenticate».

«L’unica cosa certa è che Verona si avvia ad avere quattro mega alberghi: in via Garibaldi, all’ex Safem, alle Fredrigoni e all’ex scalo merci. E nessuno che si ponga la domanda più semplice: a chi servono? Alla città o alla politica?».

Traguardi: «Riguarda tutto l’assetto del centro storico nella sua parte più fragile»

«Il sì della Giunta al cambio di destinazione d’uso dell’edificio di via Garibaldi richiesto da Patrizia Immobiliare è l’ennesimo atto della anti-pianificazione urbanistica dell’Amministrazione: una decisione che non riguarda un banale progetto di trasformazione di un edificio, ma tutto l’assetto del centro storico nella sua parte più fragile, nonché delle prospettive turistiche per la città. È semplicemente assurdo che di tutto questo non si sia mai discusso seriamente né in Consiglio comunale né in Commissione urbanistica, e men che meno con la cittadinanza» dicono il consigliere comunale Tommaso Ferrari e il presidente di Traguardi Pietro Trincanato.

«E altrettanto assurda è la vicenda del contributo di sostenibilità da 2,1 milioni di euro previsto per l’operazione, pretestuosamente destinato alla sistemazione della viabilità nella zona del Teatro Romano per provare a rendere più digeribile il progetto presentato dagli assessori Segala, Zanotto e Toffali. Dell’originario Piano Folin, che doveva prevedere la realizzazione contestuale di nuovi musei e spazi sociali, si è persa ormai ogni traccia, mentre le compensazioni presentate sono terribilmente vaghe e non sono chiari né la fattibilità né i costi. Basterà il contributo di sostenibilità per realizzare il sottopassaggio per le auto che, pur non essendo risolutivo, sarebbe l’unico a garantire la pedonalizzazione dell’area davanti al Teatro Romano?».

«Oltretutto, se predisposto per tempo, un progetto simile avrebbe potuto essere realizzato con fondi Pnrr, senza doversi legare alla realizzazione di un hotel per la quale serve fare una deroga al divieto di nuove strutture alberghiere in centro storico. Un precedente pericoloso, perché non si capisce con che criterio si potrà dire di no, in futuro, ad altri progetti analoghi».

«Fin dall’inizio del dibattito sul patrimonio immobiliare legato a Fondazione Cariverona, Traguardi ha chiamato l’amministrazione alle sue responsabilità: non siamo sordi a priori alle legittime richieste di Fondazione, impoverita da scelte e condizionamenti dell’era Tosi, ma chiedevamo l’apertura di un tavolo di confronto trasparente, in cui il Comune dialogasse con Patrizia e Fondazione Cariverona, coinvolgendo i cittadini. A più di tre anni di distanza, assistiamo alla resa incondizionata dell’amministrazione Sboarina, non tanto davanti a Fondazione Cariverona – che non è né può essere considerata un nemico della città – ma di fronte a quel mandato a pianificare il futuro di Verona che dovrebbe essere il compito più alto di chi governa la città» concludono Ferrari e Trincanato.

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