Scovato il Citrobacter: riapre il punto nascita di Borgo Trento

Quattro decessi in un anno e mezzo. Decine di neonati colpiti, con danni più o meno gravi. È il bilancio della presenza del Citrobacter a Verona, negli ambienti dell'Ospedale della Donna e del Bambino di Borgo Trento. Dopo la completa sanificazione, il reparto è stato riaperto oggi.

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Quattro decessi in un anno e mezzo. Decine di neonati colpiti, con danni più o meno gravi. È il bilancio della presenza del Citrobacter a Verona, negli ambienti dell’Ospedale della Donna e del Bambino di Borgo Trento.

Il presidente della Regione Veneto Luca Zaia ha ricevuto la relazione da parte della commissione ispettiva regionale, presieduta dal professor Baldo dell’Università di Padova. Secondo le anticipazioni diffuse dal Corriere del Veneto, il batterio era annidato nel rubinetto del lavandino utilizzato dal personale della Terapia intensiva neonatale.

«Ho dato disposizione al segretario regionale della Sanità Mantoan – ha dichiarato Zaia all’Ansa – che tale relazione venga inoltrata alla Procura della Repubblica e resa disponibile per l’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona e per i famigliari dei bambini colpiti dal batterio, in modo che possano conoscere gli esiti fin da subito».

Dopo la completa sanificazione, il reparto è stato riaperto oggi, come aveva annunciato la Direzione dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona negli scorsi giorni.

Francesca Frezza, la mamma di Nina, uno dei quattro neonati morti per citrobacter
Francesca Frezza, mamma di Nina, uno dei quattro neonati morti per citrobacter

Le reazioni

«Perché dopo il primo caso non è stata fatta immediatamente una bonifica complessiva di tutti gli ambienti, intervenendo anche su aria e acqua?» chiede la consigliera regionale veronese del Partito Democratico Anna Maria Bigon. «Vogliamo vedere la relazione tecnica, non possiamo accontentarci dei resoconti usciti sui giornali, dopo che l’avevamo già chiesta in Commissione: oggi abbiamo dovuto rinnovare l’invito. Ci sono stati comunque dei ritardi oggettivi della sanità veneta e la Regione sul tema ha una precisa responsabilità politica: non si provi a scaricare tutto sul personale».

«Avevo presentato un’interrogazione lo scorso 3 agosto per conoscere gli esiti dell’attività ispettiva, rimasta inevasa. Perciò oggi, durante la seduta della commissione Sanità, ho ancora sollecitato l’assessore Lanzarin a fornirci una copia del documento: ha detto di inoltrare una richiesta formale al direttore generale Mantoan, cosa che ho fatto assieme al collega Pigozzo. Va fatta assoluta chiarezza e giustizia, perché ci sono quattro neonati morti: questo va ricordato sempre. Delle responsabilità si occuperà la Procura, ma già adesso possiamo dire che è gravissima la mancanza di igiene in un ospedale, a maggior ragione in un reparto ad alto rischio. E su questo punto la Regione non può chiamarsi fuori» sottolinea ancora Bigon.

Elisa La Paglia, consigliere comunale e candidata alle elezioni regionali per il Pd, aggiunge: «Ieri il governatore Luca Zaia non ci ha detto nulla sul fatto che la Commissione di verifica sul Citrobacter ha consegnato la sua relazione in Regione. Ci dispiace che ancora una volta si taccia sui fatti gravissimi che sono emersi. E cioè che non solo il batterio era annidato nel rubinetto del lavandino utilizzato dal personale della terapia intensiva neonatale, ma che il personale dava acqua di rubinetto ai neonati prematuri e fragili. Una cosa inaudita per un grande ospedale come quello di borgo Trento, dato che apprendiamo addirittura che i contagiati dal batterio sono stati in tutto 96».

«A maggior ragione – continua La Paglia – ringraziamo le mamme che si sono fatte carico di denunciare l’accaduto, fermando questa catena devastante di contagio e permettendo di salvare i nuovi nati. Quanto emerge conferma come per due anni sia mancato non solo il rispetto delle basilari misure d’igiene, ma anche la trasparenza, perché sicuramente molti sapevano e hanno taciuto. Torniamo perciò a chiedere la sospensione del direttore generale Francesco Cobello e del primario Paolo Biban, il minimo che dobbiamo a quattro creature innocenti che sono morte e a tanti altri bambini che hanno riportato danni gravi a causa del batterio».

Rincara la dose la deputata Alessia Rotta (Pd): «Per l’amministrazione Zaia le elezioni sono più importanti della verità e della sicurezza dei cittadini. Ci aspettiamo che la Regione renda immediatamente noti e senza ulteriori indugi gli esiti dell’inchiesta e si assuma la responsabilità dei gravissimi fatti accaduti all’Ospedale della Donna e del Bambino di Borgo Trento».

«Le omissioni delll’amministrazione sono molto gravi; se non fosse stato per la madre di una piccola vittima i fatti forse non sarebbero mai emersi. A giugno avevo coinvolto il governo attraverso un question time al ministero della salute. Dalla relazione dettagliata richiesta dal Ministero alla Regione erano emersi in modo drammatico la superficialità, le incertezze e i ritardi che hanno contraddistinto l’azione dei vertici della sanità veneta» afferma Rotta.

Sul tema si esprime anche il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Manuel Brusco: «Se per tre anni dall’impianto idrico del reparto di neonatologia nuovo di zecca, ha continuato a diffondersi un batterio mortale, vuol dire solo una cosa: non sono stati fatti i controlli costanti che anche solo il buon senso suggerirebbe. Non diamo la colpa al personale sostenendo che avrebbe dovuto usare acqua sterile: è da film dell’orrore che per tre anni l’acqua potabile in un ospedale fosse contaminata».

Il servizio di Sky tg24