Sanità pubblica «al collasso», a Verona le mobilitazioni dei sindacati

Oggi 15 giugno 2023 dalle 14 alle 15.30 in contemporanea in quasi tutti gli ospedali dell’Ulss 9 e dell’Azienda ospedaliera di Verona si sono svolte assemblee del personale sanitario finalizzate a richiamare l’attenzione del Governo, della Regione e dell’Ulss sullo stato della sanità pubblica, «al collasso in tanti settori a causa della grave carenza di personale», rivendica la Fp Cgil…

Oggi 15 giugno 2023 dalle 14 alle 15.30 in contemporanea in quasi tutti gli ospedali dell’Ulss 9 e dell’Azienda ospedaliera di Verona si sono svolte assemblee del personale sanitario finalizzate a richiamare l’attenzione del Governo, della Regione e dell’Ulss sullo stato della sanità pubblica, «al collasso in tanti settori a causa della grave carenza di personale», rivendica la Fp Cgil di Verona.

«Il sistema necessita infatti di un intervento, energico e urgente, di rifinanziamento che provveda alla corretta di dotazione e garantisca le indispensabili opportunità di rilancio rispetto alla stasi e al declino che perdura dalla fine del periodo del Covid».

Parallelamente, a partire da oggi, Fp Cgil Verona promuove una petizione per la salvezza del sistema sanitario pubblico con banchetti di raccolta firme posizionati agli ingressi degli ospedali, nei mercati rionali e in altri luoghi pubblici.

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La situazione a Verona

A fare il punto sulla situazione degli ospedali, è la CGIL.

«La situazione è grave: soprattutto negli ospedali dell’Ulss, a Villafranca come a San Bonifacio o a Legnago, la funzionalità di molti reparti è messa in crisi dalla cronica carenza di personale che il ricorso ai gettonisti, personale temporaneo in molti casi anagraficamente molto anziano, non riesce a tamponare. A fine gennaio 2023 in Ulss 9 Scaligera tramite cooperativa viene coperto un monte ore che equivale a tredici medici a tempo pieno. In particolare a Villafranca i gettonisti coprono venti turni al mese in Area medica. Si trovano gettonisti anche in Pediatria, Ginecologia, Anestesia e Rianimazione e in Pronto Soccorso. A Bussolengo queste figure coprono il servizio di Pronto soccorso 24 ore su 24, sette giorni su sette, a eccezione di 5-10 turni mensili coperti da personale interno. Tra le figure professionali carenti a Villafranca sicuramente quelle di pediatri, pneumologi e neurologi, cardiologi, oculisti e medici del centro trasfusionale», spiega il sindacato.

«All’ospedale di Legnago i gettonisti sono presenti in Ginecologia, Anestesia e Rianimazione e Pronto Soccorso. Qui mancano almeno 15 medici di Pronto Soccorso; dieci psichiatri e diversi radiologi. Il collegamento con la sanità del territorio è completamente saltato a causa dell’altrettanto cronica carenza di medici di famiglia (209 le zone scoperte ad aprile 2023 che potrebbero calare soltanto di qualche decina entro la fine del mese). Ciò produce il ricorso indebito ai pronto soccorso: al 31 gennaio 2023, il 90% delle dimissioni negli ospedali dell’Ulss 9 avviene in codice bianco e verde. Va un po’ meglio, si fa per dire, negli ospedali dell’Azienda Ospedaliera Integrata, dove questa percentuale si ferma al 72%. Tutta questa inefficienza si traduce in un superlavoro per il personale ospedaliero che dovrebbe invece dedicarsi alle acuzie, e in costi per i cittadini che si trovano a pagare il ticket per le prestazioni ricevute, più le quote fisse prevista dalla Regione, magari senza aver chiarito il dubbio diagnostico. In questo modo sempre più cittadini (si stima ormai il 10% degli italiani) rinuncia alle cure», aggiunge.

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«Il piano per il recupero delle liste di attesa predisposto dall’Ulss 9 è inefficace perché punta sull’acquisto di prestazioni privatistiche anziché sul rinforzo degli organici. La soluzione alla crisi, infatti, non può che passare da un piano straordinario di assunzioni, sia di medici che di infermieri, che riporti sul binario dell’efficacia il sistema sanitario pubblico, che sta perdendo lentamente ma inesorabilmente terreno rispetto alla sanità privata, la vera favorita da questa snervante agonia», prosegue.

In conclusione, CGIL riporta i dati di una ricerca Agenas del marzo 2023 sul personale sanitario. «La ricerca mette in evidenza che in Italia si utilizzano meno infermieri che nel resto dei Paesi europei. In particolare il gap da recuperare viene calcolato in 2,6 infermieri ogni mille abitanti, il che significa che rispetto alla media europea, mancano all’appello 148.366 professionisti. Alla fine del 2021 (ultimo dato disponibile) il personale appartenente al Servizio Sanitario Nazionale con profilo infermieristico ammontava a 279.837 unità, pari al 41,7% del totale del personale del SSN».

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