Infermieri sottopagati e a rischio burnout: il punto con il sindacato

Il coordinatore regionale di Nursing Up Guerrino Silvestrini è intervenuto ai microfoni di "Squadra che vince" per fare il punto sulla difficile situazione degli infermieri e degli operatori sanitari.

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Guerrino Silvestrini, coordinatore regionale di Nursing Up

Infermieri stanchi e bistrattati. Il sindacato Nursing Up – Il Sindacato degli Infermieri Italiani – chiede maggiori tutele e garanzie per una professione poco riconosciuta anche a livello economico. Ne abbiamo parlato in collegamento con il coordinatore regionale Guerrino Silvestrini.

L’allarme più recente lanciato dal vostro sindacato è quello del profondo squilibrio tra le retribuzioni dei medici e quelle degli altri operatori della sanità, in particolare degli infermieri. Giusto?

Innanzitutto direi che si parla più che altro di laureati medici e laureati non medici. Voglio sottolineare che entrambe le categorie sono laureati: quindi il percorso formativo è di tipo universitario. Per questo non si capisce perché due figure con la carriera accademica simile non debbano avere anche un simile riconoscimento economico e stipendiale. Diventa di fondamentale importanza il recupero economico, non tanto per sottrarre qualcosa all’area medica, ma perché non venga abbandonata la professione.

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In Veneto c’è una grande richiesta di professioni legata all’infermieristica. Conferma questo trend?

Lo confermo. La richiesta di infermieri da parte delle unità sanitarie locali è in aumento, per non parlare del personale delle RSA e dalle università non escono abbastanza laureati infermieri e figure professionali sanitarie che coprano questo fabbisogno. La domanda non viene mai soddisfatta dalle università: c’è stato un abbandono della professione ma anche una contrazione dei posti negli istituti universitari. La fuga dagli ospedali pubblici è quindi forte: molti colleghi passano alla libera professione e si crea quindi una difficoltà strategica nelle unità operative, causando disagi e surplus lavorativo ai dipendenti pubblici.

I professionisti portano a casa, come riporta il vostro presidente nazionale, uno stipendio medio tra i 1.400 e i 1.780 euro, che varia in funzione di doppi turni, reperibilità, straordinari e molto altro, a differenza dei medici che partono da una base di 3.546 euro netti al mese con la possibilità di aumentare con ulteriori integrazioni. Quale sarebbe secondo lei uno stipendio adeguato per un infermiere alla luce del costo della vita e del carico di lavoro?

Chiaramente l’impegno professionale è molto elevato. Non mi soffermerei in particolare sullo stipendio dell’area medica, perché sicuramente è meritato. Mi soffermerei però sulla questione infermieristica, che ha visto blocchi contrattuali di anni. Lo stipendio di dieci anni fa era pari a quello attuale, e questa retribuzione mensile è in gran parte rimpinguata da un carico di lavoro molto cospicuo. Questo disagio è minimamente riconosciuto: il dato base è già minimale, il salario legato all’impegno professionale aggiuntivo non viene pressoché riconosciuto, e questo ha portato a situazioni di stallo stipendiale che ha portato molti colleghi ad abbandonare il settore pubblico o emigrare all’estero. Se nel servizio sanitario ci fosse un adeguamento dello stipendio, credo che molti avrebbero piacere a rimanere nel nostro territorio.

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