Sanità, Giuliano (UGL Salute): «Medici di base a rischio estinzione»

Il Segretario Nazionale della UGL Salute Gianluca Giuliano rimarca il problema della mancanza di medici di base in Italia: «È un'emorragia che va fermata». In Veneto sono quasi 640 le zone “carenti”, l’86% in più del 2019.

Gianluca Giuliano Medici di base UGL Salute
Gianluca Giuliano (UGL Salute)
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Sanità, Giuliano (UGL Salute): «Medici di Base a rischio estinzione»

«La competizione elettorale per il prossimo voto non deve distrarre politica ed istituzioni dai gravi problemi di ogni giorno. La tanto decantata Medicina del Territorio per ora resta una chimera. In un quadro dove tanti cittadini sono costretti a rinunciare all’assistenza si inquadra la crisi che riguarda i medici di base. È una categoria che sta vedendo sempre più assottigliare le proprie fila. Se si continua così il quadro tra non molto sarà irreversibile». Con queste parole il Segretario Nazionale della UGL Salute Gianluca Giuliano rimarca il problema della mancanza di medici di base in Italia.

I dati in Italia

«Avevamo già denunciato – prosegue il sindacalista – la possibile chiusura nei prossimi anni di circa cinquemila ambulatori con il rischio per 15 milioni di pazienti di trovarsi sprovvisti del medico di fiducia, quello che dovrebbe essere il primo contatto e garantire oltre che cure adeguate anche l’alleggerimento della pressione sugli ospedali. È stimato in 35mila unità il numero di professionisti che nei prossimi sei anni andrà in pensione e alle loro spalle non esiste un progetto per garantire il ricambio e la dovuta assistenza ai cittadini. La soluzione non può essere certamente il reclutamento estero come avvenuto in Calabria con l’accordo tra la regione e il governo caraibico che porterà circa 500 medici cubani per ovviare alle carenze croniche di personale che più volte abbiamo denunciato».

Le proposte del sindacato

Il segretario della UGL Salute continua: «È un’emorragia che va fermata restituendo valore alla figura del medico di famiglia anche all’interno dei percorsi di formazione universitaria per rendere, nei confronti dei giovani, nuovamente attrattiva la professione. Il nuovo Governo dovrà impegnarsi per trovare soluzioni che consentano di potenziare i servizi di supporto ambulatoriale agevolando le assunzioni di personale infermieristico e di segreteria e garantendo le sostituzioni nei casi di assenza. Nella rifondazione del SSN il futuro dei medici di famiglia dovrà essere collocato ai primi posti dell’agenda delle riforme».

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La situazione in Veneto

Le zone carenti di medici di base sono passate dalle 343 del 2019 alle 639 di adesso (nel 2021 erano 561), lasciando di fatto “scoperti” centinaia di assistiti, soprattutto anziani. A inizio 2022 in Veneto c’erano 2.826 medici di famiglia in servizio, 1.519 pazienti per medico (quando il rapporto ottimale sarebbe di uno ogni mille), contro un fabbisogno potenziale di 3.303 professionisti. Non solo. Si calcola che nella nostra regione nei prossimi sette anni usciranno dal servizio, soprattutto a causa dei pensionamenti, 1.878 medici e ne entreranno solo 595. Se fosse così, diventerebbe impossibile seguire i pazienti.

Le parole di Elena Di Gregorio, segretaria generale del sindacato dei pensionati (Spi) della Cgil del Veneto

«Siamo molto preoccupati soprattutto per i nostri anziani. Ci sono zone completamente scoperte, soprattutto nei comuni e nelle frazioni più piccole, dove i pazienti, in particolare quelli anziani, non sanno a chi rivolgersi per farsi curare oppure devono affrontare distanze insostenibili per trovare un medico. La programmazione della Regione su questo fronte è stata davvero deficitaria e la colpa non è del Covid perché la pandemia ha solo fatto esplodere una situazione già di per sé drammatica».