Regionali 2020. Bigon (Pd): «Serve un radicale cambio di passo»

Incontro con la stampa ieri per la dem candidata al consiglio regionale, Anna Maria Bigon, che ha presentato i punti principali della sua proposta. Insieme a lei anche i Deputati Alessia Rotta e Diego Zardini e l'ex sindaco di Pescantina, Luigi Cadura.

Anna Maria Bigon
Anna Maria Bigon durante la campagna elettorale lo scorso agosto 2020
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Recupero del patrimonio abbandonato e mobilità sostenibile per ridurre consumo di suolo e inquinamento. Questi i due punti fondamentali sui quali si è espressa ieri Anna Maria Bigon, consigliera del Partito Democratico candidata alle prossime regionali, che ieri ha incontrato la stampa nella sede PD di Verona per presentare la sua proposta.

«Il Veneto e Verona sono la maglia nera d’Italia per il consumo di suolo e per l’inquinamento. È indispensabile un radicale cambio di passo rispetto a quanto fatto finora dalla Regione: un nuovo modello che coniughi ambiente e sviluppo, investendo nel recupero dell’enorme patrimonio abbandonato e sulla mobilità sostenibile» ha detto Bigon, affiancata dai parlamentari dem Alessia Rotta (presidente della commissione Ambiente della Camera) e Diego Zardini, nonchè Luigi Cadura, ex sindaco di Pescantina, pure lui in corsa per Palazzo Ferro Fini.

«Lo scorso anno, a Verona, sono stati consumati 250 ettari di suolo, primato italiano. È un controsenso, quando in Veneto abbiamo 11mila capannoni abbandonati, intere aree industriali dismesse e 500mila case vuote – ha attaccato la consigliera -. Potremmo e dovremmo dare incentivi per recuperare questo enorme patrimonio, anziché continuare con la cementificazione. A cosa servirebbe, altrimenti, una legge regionale come quella del 2017, con obiettivo l’occupazione di suolo zero entro il 2050, se poi non viene fatto niente di concreto? Per altro le numerose abitazioni in stato di fatiscenza presenti sul territorio regionale, tra polveri sottili e anidride carbonica rappresentano una fonte considerevole di inquinamento: anche qui, il tema del recupero, legato all’efficientamento energetico agevolato dai bonus del Governo, deve diventare una priorità».

Altro step fondamentale per ridurre l’inquinamento riguarda la mobilità: «Innanzitutto occorre aumentare il numero di piste ciclabili – attualmente il Veneto dispone di 7500 chilometri – e, al contempo, realizzarle in modo continuativo, non a macchia di leopardo. E questo non solo nell’ottica di promuovere un turismo slow, ma anche per l’accesso a scuola e luoghi di lavoro, che nell’arco di pochi anni consentirebbe di abbattere l’uso delle auto dal 10 al 20%. C’è poi la questione delle infrastrutture, la cui urgenza è legata alla necessità di spostare i mezzi pesanti fuori dai centri abitati, e donare a questi ultimi una boccata d’ossigeno. Penso, in particolare, alla Grezzanella, promessa da 30 anni, così come alla Regionale 10 o alla Statale 12».

Sulle infrastrutture è intervenuta anche Alessia Rotta, che ha annunciato: «Lunedì 10 agosto, la ministra De Micheli sarà alla Prefettura di Verona, proprio per firmare l’apertura dei cantieri dell’Alta Velocità Verona-Vicenza, a conferma che l’impegno del Governo c’è. A differenza della Regione che non ha mai avuto Verona tra le priorità in agenda».

Sulla ‘cura del ferro’ ha insistito Diego Zardini: «Dobbiamo trasformare radicalmente la mobilità sul territorio, attuando il Libro bianco su trasporti e logistica dell’Unione Europea, che da qui al 2050 prevede di spostare fino al 50% dei movimenti di merci e persone sulla mobilità sostenibile, a partire dai treni», ha detto, spendendo una parola anche sulla biodiversità: «siamo pronti a sostenere tutte le iniziative per la valorizzazione di aree e parchi urbani  – uno per tutti il Parco dell’Adige, dato in pasto a chi non riesce ad apprezzarne fino in fondo il valore – che vadano in questa direzione. Ambiente, sostenibilità, biodiversità sono ormai il cordone principale di trasmissione delle nostre politiche».

Da Luigi Cadura, infineun’altra stoccata a Zaia: «Sull’ambiente le competenze sono regionali, eppure quando ci siamo trovati a bonificare la discarica di Pescantina è stato necessario l’intervento statale con una modifica della legge e fondi da Roma. È un tema su cui la Regione è latitante: lo vediamo con l’inquinamento atmosferico, i continui allagamenti ad ogni bomba d’acqua o, ancora, con il caso Pfas».