Rassegna Open, smart working e sicurezza informatica i temi di oggi

Il secondo evento della rassegna “Open. I ponti della comunicazione” che si è svolto oggi con il webinar “Social Media, Iot e Sicurezza Informatica”, ha fatto luce su come siano cambiate le abitudini e il modo di comunicare in un mondo sempre più interconnesso.

Andrea Falsirollo ordine degli ingegneri
Il presidente dell'Ordine degli Ingegneri Andrea Falsirollo.

Luoghi e orari di lavoro che cambiano, uffici del futuro, innovazione tecnologica sempre più rapida e la necessità di mettere ordine, per riorganizzare vite sempre più telematiche e “smart” e tutelare dati sensibili e navigazione online.

La trasformazione nel modo di comunicare e di relazionarsi sia nella vita aziendale e lavorativa, sia in quella personale, è profondamente mutato negli ultimi dieci anni. La pandemia degli ultimi mesi ha posto l’accento su quanto ci sia ancora da fare per migliorare la qualità dello smart working, che spesso prevede il trasferimento di dati aziendali su pc e dispositivi privati, ma anche su quanto sia importante, per esempio, tutelare al meglio i singoli cittadini nell’utilizzo di app innovative e persino di tutela sanitaria, come Immuni, che se non ben calibrate –e l’ultima versione garantisce la massima tutela – potrebbero avere effetti controproducenti sulla privacy.

Durante la pandemia, tanto per fare un esempio, la piattaforma zoom per videoconferenze riunioni online ha raggiunto i 200 milioni di utenti mensile ma, il 6 aprile, ha subito un vero e proprio attacco che ha scoperchiato la mancanza di adeguate misure di sicurezza.

Whatsapp, l’applicazione informatica di messaggistica istantanea considerata meno sicura continua a essere le più utilizzate rispetto a Telegram e Signal con parametri ben più controllati. Avere una maggiore coscienza della nuova era in cui si vive, significa quindi imparare a tutelarsi.

«I Social Media stanno diventando strumenti istituzionali, come abbiamo constatato chiaramente in questa periodo di emergenza sanitaria in cui il presidente del consiglio li ha utilizzati per comunicare con i cittadini», evidenzia il presidente dell’Ordine degli Ingegneri, Andrea Falsirollo, facendo notare che quello di Verona è il secondo Ordine con più follower su Facebook tra quelli italiani.

«Durante il lockdown internet ha rappresentato una finestra sul mondo, e ciò porta a interrogarsi in maniera ancora più urgente sul tema della sicurezza» interviene la vicepresidente e curatrice della rassegna, Valeria Reale Ruffino.

Un tema che riguarda tutti, dai singoli cittadini, alle aziende fino alle amministrazioni pubbliche, specie alla luce di stravolgimenti avviati a causa della pandemia e destinati a durare nel tempo.

«A fine febbraio avevamo 800 scrivanie fisiche in Comune con solo 5 webcam applicate al pc”, riferisce l’assessore all’innovazione tecnologica, Francesca Toffali. “Siamo partiti praticamente dall’età della pietra e in solo 10 giorni sono stati messi in smart working 750 postazioni. Se con i dipendenti il cambiamento ha ben funzionato e si è persino notato un aumento di efficienza e più flessibilità negli orari di lavoro, per molti cittadini, specie di una certa età, la dimestichezza con il virtuale è pari a zero e abbiamo ricevuto per questo parecchie richieste di aiuto. Credo che l’esperienza debba però continuare, per il benessere dei dipendenti e per la maggiore efficienza del sistema».

Il lockdown, di fatto, ha accelerato i tempi per la presa di confidenza nell’utilizzo di mezzi che, nel giro di poco, diventeranno con tutta probabilità quotidiani.

Secondo Stefano Quintarelli, fondatore e membro del consiglio di amministrazione di Clusit, l’Associazione Italiana per la Sicurezza Informatica, l’anno prossimo si raggiungerà il limite fisico della tecnologica. “La corsa cambierà e si dirigerà verso la riduzione al prezzo. Stiamo andando verso un secolo dominato dal popolo cinese che renderà l’elettronica pervasiva, in ogni ambito, dai giochi da tavolo, agli utensili in casa. Inoltre nel mercato avrà sempre più presenza un terzo fattore che favorisce le negoziazioni individuali, basti pensare ad applicazioni come Booking ormai indispensabili per chi è nel settore della ricezione turistica. Oltre alla perdita del lavoro, si assisterà soprattutto alla compressione dei salari, a meno di interventi regolatori e di una politica meno distratta”.

«La tecnologia IoT che massimizza raccolta e utilizzo dei dati, e i Big data sono il petrolio del nuovo millennio per le aziende, ma la loro diffusione pone problemi di privacy, a partire dalla raccolta capillare di dati personali di chi li utilizza”, evidenzia subito Francesco Marcheluzzo, coordinatore della Commissione Industria 4.0 dell’Ordine degli Ingegneri di Verona. “Per fruire delle nuove tecnologie dobbiamo consegnare i nostri dati alla rete, dalla carta di credito alla dichiarazione dei redditi fino alla cartella sanitaria. Ci sono le Best Practices, ma serve soprattutto fare più cultura informatica visto che dai sondaggi l’Italia, all’interno dell’UE, risulta agli ultimi posti tra la Romania e Cipro per prestazioni digitali».

La necessità di migliorare il proprio approccio e la conoscenza delle tecnologie è più che mai impellente ora che, complice il Covid-19, stanno cambiando sia posti che orari di lavoro.
«L’inadeguatezza dei sistemi informativi aziendali e i costi di manutenzione sono tra le cause che frenano la trasformazione digitale mentre per gli uffici del futuro bisognerebbe aprire all’innovazione e ottenere maggiore flessibilità”, interviene Ivan Gobetti, sales manager e coordinatore commerciale di Vecomp Webagency, riferendo che negli ultimi mesi le richieste delle aziende per abilitare il lavoro da remoto sono aumentate esponenzialmente. “Vanno decentralizzati dati e applicazioni con sistemi cloud di alta affidabilità, abilitando imprese e studi professionali al vero Smart Working, il che rappresenterà un sollievo anche per la diminuzione di traffico e smog».

«L’utilizzo dei social media ha stravolto la società moderna, ma una scarsa attenzione nel loro utilizzo amplifica i rischi privati e aziendali, con conseguenze sull’impatto economico o reputazionale», fa notare Marco Angelini, docente all’Università “La Sapienza” di Roma e coautore del Framework Nazionale per la Cybersecurity e la Data Protection. «L’aumento dello smart working, inoltre, amplia ulteriormente i rischiperché ci sono di mezzo anche i dati aziendaliÈ fondamentale muoversi con consapevolezza, evitando di esporsi eccessivamente sui social con informazioni strettamente personali, creano password meno attaccabili e adottando buone pratiche di comportamento. Anche per evitare dipendenze e danni psicologici bisogna imparare a utilizzare al meglio il mezzo. Internet purtroppo non dimentica, e dai danni di un’eccessiva esposizione non si torna indietro».