Questura di Verona nel ciclone: altri 17 indagati, emergono nuovi particolari

Ci sono altre 17 persone indagate dalla Procura di Verona per i casi di violenze all'interno della Questura, oltre ai quattro agenti e all'ispettore arrestati ieri per i presunti abusi nei confronti di persone in custodia nel periodo ricompreso tra il luglio 2022 e il marzo 2023. La Procura ha chiesto di applicare provvedimenti restrittivi…

Ci sono altre 17 persone indagate dalla Procura di Verona per i casi di violenze all’interno della Questura, oltre ai quattro agenti e all’ispettore arrestati ieri per i presunti abusi nei confronti di persone in custodia nel periodo ricompreso tra il luglio 2022 e il marzo 2023.

La Procura ha chiesto di applicare provvedimenti restrittivi nei confronti degli indagati, come la sospensione dal servizio o il trasferimento in un altro ufficio. Il Questore Roberto Massucci (arrivato a Verona ad aprile) ha già trasferito 23 agenti in servizio alle Volanti ad altri incarichi nelle scorse settimane. Nell’ordinanza di custodia cautelare, il giudice ha sottolineato che sarà necessario interrogare gli indagati prima di prendere una decisione definitiva.

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I particolari sulle azioni dei cinque arrestati ieri

Come riporta l’Ansa, nell’ordinanza del gip Livia Magri si sottolinea come gli indagati con le loro condotte «abbiano tradito la propria funzione, comprimendo i diritti e le libertà di soggetti sottoposti alla loro autorità, offendendone la stessa dignità di persone, creando essi stessi disordine e compromettendo la pubblica sicurezza».

Secondo le indagini, i cinque poliziotti avrebbero infatti preso a schiaffi, insultato e accecato con lo spray al peperoncino le vittime. In uno degli episodi citati dal gip, due poliziotti avrebbero anche costretto una persona a urinare nella stanza fermati, usandola «come uno straccio per pulire il pavimento». In un altro caso si parla di un agente che avrebbe sferrato uno schiaffo al volto di uno dei fermati «così vigoroso da fargli perdere i sensi per alcuni minuti».

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La posizione dei cinque arrestati

I reati contestati ai cinque agenti, per i quali il giudice ha disposto gli arresti domiciliari, includono tortura, lesioni, falso, omissioni di atti d’ufficio, peculato e abuso d’ufficio. «L’indagine è molto delicata», ha detto all’Ansa l’avvocato di uno di loro «ma sicuramente saranno necessari sviluppi e approfondimenti che comporteranno tempi lunghi per fare piena chiarezza e stabilire la veridicità dei fatti. Intanto restiamo in attesa della convocazione per l’interrogatorio di garanzia».

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Roberto Massucci
Roberto Massucci, Questore della Provincia di Verona da aprile 2023

Il dibattito

Si è acceso in queste ore il dibattito a livello nazionale fra garantismo e accuse di una “cultura” della prevaricazione fra le forze dell’ordine, oltre che sul tema del reato di tortura.

Per il presidente del Senato, Ignazio La Russa, «sicuramente la storia di Verona è preoccupante: se i magistrati, sia pure nella fase istruttoria, hanno ritenuto di avviare un procedimento penale, questo preoccupa molto. Auguro di potere dimostrare la loro innocenza, ma se così non fosse è giusto che paghino».

Al Presidente del Senato replica la senatrice dell’Alleanza Verdi e Sinistra, Ilaria Cucchi: «Il presidente del Senato Ignazio La Russa si affretta ad augurare agli agenti coinvolti che possano dimostrare la loro “innocenza”. Ebbene sì, così come 13 anni fa da Ministro della Difesa disse che era certo dell’onorabilità dei Carabinieri poi condannati per l’uccisione di mio fratello e per i falsi e i depistaggi». Cucchi poi aggiunge che «in Senato c’è depositato, dormiente, un mio disegno di legge sui numeri identificativi e le bodycam».

Già ieri si era espresso il deputato veronese di Forza Italia Flavio Tosi: «Prima di dare giudizi sulla vicenda – premette Tosi – credo sia giusto e corretto accertare definitivamente i fatti e le singole posizioni degli agenti. Ricordo che c’è ancora un’indagine in corso e già altre volte abbiamo visto persone arrestate e poi assolte o addirittura prosciolte prima del procedimento giudiziario. Sono un garantista. Ma una cosa deve essere chiara: siano evitate strumentalizzazioni e generalizzazioni da parte di chicchessia. Gli eventuali reati sono sempre da addebitare a mere responsabilità individuali. Le forze dell’ordine e il corpo di Polizia di Stato sono un pilastro della nostra sicurezza. A loro va la mia solidarietà e vicinanza».

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Flavio Tosi
Flavio Tosi

Tosi aggiungeva: «In linea generale credo sia opportuno trovare una quadra per apportare modifiche al reato di tortura. Per com’è codificato lascia troppo adito a strumentalizzazioni di ogni genere e alle interpretazioni estensive di una certa parte della magistratura».

Franco Bonfante e Alessia Rotta, Segretari Pd Verona, dichiarano: «Nell’inchiesta degli agenti della Questura di Verona indagati per abusi e tortura contro inermi fermati con problemi di fragilità e di dipendenza da sostanze, emergono risvolti raccapriccianti: dall’ideologia razzista, che sembra aver ispirato le violenze e gli atti di degradazione della persona ai danni di stranieri, senza tetto, tossicodipendenti o alcolisti, all’ombra della connivenza con pregiudicati che da alcuni agenti avrebbero ricevuto protezione o copertura».

«Si tratta di dettagli sconcertanti che vanno accertati e chiariti con la massima trasparenza perché i cittadini veronesi hanno bisogno di poter contare sulle forze dell’ordine come pilastro di giustizia» aggiungono Bonfante e Rotta.

Alessia Rotta
Alessia Rotta

«Questi episodi non possono infatti minare la fiducia nell’istituzione del corpo della Polizia di Stato il cui operato è fondamentalmente sano come dimostra il fatto che la magistratura ha affidato le indagini proprio alla Squadra mobile di Verona. Le forze di Polizia svolgono ogni giorno un lavoro indispensabile di prevenzione e repressione che garantisce sicurezza ai cittadini veronesi. Come Partito Democratico nutriamo pertanto piena fiducia nella magistratura e nella capacità della Polizia di Stato di isolare le mele marce e di prevenire altri comportamenti simili» concludono il segretario provinciale e la segretaria cittadina del Partito Democratico.

«Da tempo chiediamo i codici identificativi per le forze di polizia impegnate in operazioni di ordine pubblico» aggiunge Jessica Cugini, consigliera comunale di In Comune per Verona-Sinistra Civica Ecologista. «Amnesty international ha raccolto le firme e presentato una proposta di legge in questo senso. Una norma di tutela dovuta, non solo alle persone vittime di violenze da parte delle forze dell’ordine, ma innanzitutto a tutte e tutti gli agenti che fanno parte di quel gruppo, certo numeroso, di persone che, come accaduto a Verona, non vogliono essere accostate a colleghi che si macchiano di queste ignominie. Per cui, plaudendo a coloro che hanno dato vita all’indagine sulle presunte torture degli agenti oggi indagati, chiediamo, parafrasando l’ex sindaco, maggiore sicurezza per chi lavora per e nella legalità».

Jessica Cugini

Interviene anche il movimento civico Traguardi: «Le indagini a carico di un gruppo di agenti della Questura di Verona hanno fatto emergere episodi terrificanti e gravissimi di violenza gratuita, resi ancora più inaccettabili dal fatto che le vittime fossero tutte in condizioni di debolezza e disagio. Degli “invisibili”, degli “ultimi”, come ripete sempre Ilaria Cucchi parlando del fratello Stefano, il cui dramma rappresenta il caso più noto tra quelli di presunti o accertati abusi da parte delle forze dell’ordine».

«È senz’altro significativo che l’indagine sia partita ed emersa dall’interno: è un segnale forte della volontà della Questura di Verona di isolare gli autori di queste azioni e, soprattutto, di sradicare quello che appare come un vero e proprio sistema marcio di copertura delle responsabilità, visto il numero di agenti indagati o trasferiti» continuano da Traguardi.

«Appoggiamo la proposta di introdurre nella normativa il codice identificativo e le bodycam per il personale delle forze di polizia: è una misura di tutela dei cittadini, ma anche degli operatori delle forze dell’ordine, la cui stragrande maggioranza compie il proprio dovere con onestà e rettitudine, avendo il compito fondamentale di proteggere i deboli» concludono da Traguardi.

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