Partita una raccolta fondi per riportare a casa Abdeljalil, morto di freddo a Verona
Il Consiglio Islamico di Verona ha iniziato la raccolta fondi per riportare a casa la salma di Abdeljalil, il giovane 27enne deceduto all’interno di un vagone abbandonato nel deposito ferroviario di Santa Lucia. A dare la notizia è la Ronda della Carità di Verona, che segnala anche l’IBAN per la donazione: IT58A0306909606100000171957.
La lettera di Jessica Cugini: «A 75 anni dalla Dichiarazione dei diritti umani si muore ancora di freddo»
«A 75 anni dalla Dichiarazione dei diritti umani si può morire di freddo. Ancora. Il diritto alla casa, non riconosciuto in maniera diretta dalla nostra Costituzione, è tra i diritti fondanti dell’umanità, all’articolo 25. Eppure, quando si incrocia, la sera, per strada, qualche persona che dorme sotto coperte e cartoni, non si pensa alla Dichiarazione, ma al decoro. E in questa stortura di sguardo che abita tutta la stortura della nostra democrazia, la disapplicazione dell’articolo 3 della nostra Costituzione. Si guarda una persona senza dimora e si vede non una mancanza di diritto, una sottrazione di dignità, ma l’estetica fastidiosa stonatura all’urbanistica di una città turistica». Queste le parole della consigliera comunale Jessica Cugini.
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«La si chiama “emergenza freddo”, questo arrivo di un fenomeno ciclico qual è la stagione invernale. Eppure, se si vanno a guardare i dati delle 364 persone senza dimora morte in Italia fino al 7 di dicembre (cui dobbiamo aggiungere questa veronese), si scopre che si muore per strada, senza casa, più d’estate che d’inverno. Sappiamo che i dormitori non sono sufficienti, che ogni anno si fanno salti mortali per aumentare i posti letto. Ma conosciamo anche il freddo di queste notti, in cui alcune persone riescono a trovare da dormire in posti pubblici, altre grazie all’occupazione del Paratodos, altre ancora rimangono per strada».
«Per queste occorrerebbe ricorrere a misure straordinarie, fare quel che in diverse città negli anni abbiamo visto fare: aprire le chiese (lo fece Napoli, Treviso, Trento, lo fece la comunità sant’Egidio a Trastevere, per citarne alcune), e quegli spazi da tempo chiusi, inutilizzati che possono diventare dormitori provvisori grazie a dei letti da campo. Non è risolutivo, ma se servisse a salvare anche solo una persona dal morire dal freddo sarebbe una morte in meno, in un tempo in cui le morti per mancanza di diritti sono già troppe».
Ceni: «Una sconfitta per la nostra comunità»
«Quanto è successo è davvero tristissimo – dichiara l’assessora ai Servizi Sociali Luisa Ceni –. A 27 anni, in una città come la nostra, non si può accettare di morire di freddo. È una sconfitta per tutta la nostra comunità ed è una sconfitta che deve interrogarci tutti; in primis noi come Amministrazione, ma anche tutta la comunità veronese formata di tanti cittadini che in questi giorni hanno affollato la vie del centro».
«L’Amministrazione fa molto ed è impegnata su questo fronte – prosegue Ceni -. Ha infatti gestito l’emergenza freddo in maniera tempestiva e abbondante rispetto a città anche più grandi, ma evidentemente questo non è ancora sufficiente. C’è poi il tema di questi ragazzi che sono identificati in Questura ma poi vagano sul territorio senza che vi sia un tracciamento degli spostamenti. Loro sono i veri invisibili della nostra comunità. Nessuno sa da dove vengono e che storia hanno alle spalle, ma sono persone che il più delle volte hanno un sogno e di questi dobbiamo farci carico. È grandissimo il dolore per questa perdita, per questa vita umana spezzata, e per far sì che non si ripeta cercheremo di impegnarci ancora di più».
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