La chiusura delle palestre, delle scuole di danza e dei centri di attività motoria ha messo in ginocchio, di nuovo, il mondo dello sport dal 26 ottobre scorso. Con le restrizioni imposte dal Governo, infatti, il settore è stato costretto a fermarsi, non senza sofferenze. A dare voce a questa delicata situazione sono stati gli stessi proprietari di palestre e centri fitness e insegnanti di danza, che nei giorni scorsi sono scesi in piazza per chiedere a gran voce la riapertura. Ne abbiamo parlato stamattina proprio con Grazia Bisighin e Chiara Francesca Poletto, fondatrici del centro posturale Dhea e del centro danza e pilates Aries Ballet.

«Sicuramente il danno economico c’è, ma la nostra sofferenza più grande è che noi ci occupiamo della salute e del benessere delle persone e crediamo che questo blocco non faccia bene per la prevenzione della salute. Abbiamo un ruolo fondamentale, perchè lo sport è importante – spiegano Grazia e Chiara – Noi lavoriamo a piccoli gruppi perchè ci occupiamo di persone che stanno male, hanno qualche acciacco, quindi interrompere il percorso di educazione che fa stare meglio queste persone e fa aumentare il benessere anche a livello di umore, soprattutto in questo periodo, ci preoccupa».

Come tutti i centri fitness le regole imposte dal Governo alla riapertura di maggio sono state seguite scrupolosamente, sottolineano Grazia e Chiara: «Abbiamo seguito alla lettera quello che ci è stato detto: gli ingressi erano scaglionati, non c’erano passaggi tra un gruppo e l’altro. Le lezioni finivano 10 minuti prima per arieggiare la stanza, abbiamo sempre mantenuto il distanziamento di due metri e quindi abbiamo anche ridotto il numero di studenti per permetterlo, misurazione della temperatura, sanificazione delle macchine e degli ambienti. Gli spogliatoi erano utilizzati solo se strettamente necessario. Credo che fossimo tra i posti più distanziati, gli insegnanti avevano la mascherina e non c’erano contatti diretti. Nella sala danza c’era qualche persona in più, ma è una sala di 130 metri quadri. Eravamo in estrema sicurezza. Il venerdì prima dell’uscita del Dpcm avevamo ricevuto nuove linee guida ed eravamo già pronte pur di lavorare, quindi non ci aspettavamo la chiusura. Noi non abbiamo incontrato focolai, ma non solo noi, anche i colleghi».

Sulle proteste in piazza Bra: «Non pensiamo che ci sarà un’apertura anticipata rispetto a quello che è stato detto, ma ci è sembrato importante sensibilizzare le autorità sull’importanza dello sport nella vita delle persone e forse da questo punto di vista qualcosa si è mosso. Ce la stiamo mettendo tutta perchè amiamo il nostro lavoro e crediamo che non si possano lasciare le persone a uno stato di immobilità. Quindi abbiamo girato la maggior parte delle lezioni online: con i nostri gruppi ci alleniamo da casa e le persone possono scegliere l’orario attraverso un’app».