Ospedale di Legnago, ancora polemiche per ritardi di visite ed esami

I ritardi per le prenotazioni delle visite specialistiche fanno discutere i cittadini, che valutano una class action, mentre il sindacato Spi Cgil e la consigliera Pd Bigon tornano all'attacco.

Ospedale Legnago Mater Salutis
Ospedale di Legnago "Mater Salutis"

Un gruppo di cittadini di Legnago sta considerando di avviare una class action contro l’Ulss per la lentezza del sistema di prenotazione delle visite specialistiche. Secondo Adriano Filice, segretario generale Spi Cgil Verona, questo «conferma l’assoluta urgenza di mettere mano ad un sistema gravemente inadempiente e insufficiente nei confronti del bisogno di salute delle persone. Una questione che come Spi Cgil Verona avevamo posto, da ultimo, anche lo scorso maggio, ricevendo da parte della Direzione dell’ente repliche rassicuranti che tuttavia non corrispondono alla realtà vissuta dai tantissimi cittadini, in special modo pensionate e pensionati, dei nostri territori».

«Se scorriamo le statistiche ufficiali delle performance, periodicamente aggiornate sul sito dell’Ulss, il governo delle liste di attesa appare ovunque sotto controllo, anche e soprattutto per quanto riguarda le prestazioni maggiormente contestate dai cittadini, come risonanze magnetiche, ecodoppler e mammografie. Ma si tratta soltanto di una distorsione determinata da una strategia di dilazione dei tempi perseguita al momento della prenotazione al Cup dove, come denunciano i cittadini, non viene quasi mai fornita la prima vera data utile disponibile, ma si invita il cittadino a “richiamare” tra 15 giorni o un mese. Questa mancata prenotazione, oltre ad essere contraria alle leggi che riconoscono al cittadino il diritto di terminare la chiamata al Cup ricevendo una prenotazione con una tempistica conforme alla prescrizione medica, non viene registrata in nessuna statistica ufficiale, nemmeno in quella delle cosiddette liste di galleggiamento, lasciando l’inefficienza del sistema completamente ignorata e trascurata» affermano dallo Spi Cgil.

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«Legnago e in generale la Pianura veronese, vivono poi una criticità aggiuntiva in quanto nel raggio di una quarantina di chilometri non è presente alcuna clinica o struttura convenzionata alla quale poter fare riferimento. Per capirsi, il punto alternativo alla struttura pubblica più vicino è Negrar, ma questo è un grave problema soprattutto per i grandi anziani che non dispongono di automobile e non hanno parenti sempre disponibili ad accompagnarli. Di conseguenze le alternative sono due: rivolgersi alla libera professione con pesante esborso di denaro, spesso insostenibile per le tasche di pensionate e pensionati già svuotate da rincari energetici e sui beni alimentari primari, oppure rinunciare alle visite. L’unica strada per noi è potenziare la sanità pubblica» aggiunge Filice.

Sul tema interviene anche la consigliera regionale del PD Veneto e vice presidente della commissione sanità, Anna Maria Bigon: «L’esasperazione degli utenti che stanno valutando una class action per i tempi lunghi di attesa per visite ed esami al Mater Salutis di Legnago, è dovuta a un disservizio inaccettabile».

Continua Bigon: «A questo punto viene da chiedersi come siano stati spesi i soldi destinati ad abbattere le liste d’attesa in Veneto, se ad oggi le richieste e le segnalazioni che pervengono ad ognuno di noi sono numerosissime. Abbiamo, infatti, denunce continue da parte di cittadini che non riescono a curarsi. Dai ragazzi con disturbi alimentari fino agli anziani, che attendono per una visita cardiologica così come per una semplice cataratta. La normativa che prevede il galleggiamento e la presa in carico nei termini è, a dir poco, non osservata».

«Spesso al CUP nemmeno chiedono il nome e cognome del richiedente con la conseguenza che non abbiamo certezza sulla effettiva gravità delle liste d’attesa. Tutto ciò comporta una drammatica impossibilità di accedere alle cure per ben l’8,9% dei cittadini che rinuncia a curarsi» conclude Bigon.

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Anna Maria Bigon
Anna Maria Bigon

Conclude il sindacalista Filice: «Come Spi Cgil sollecitiamo all’Ulss 9 un incontro urgente nel quale chiederemo adeguatezza dei mezzi per rispondere alle esigenze di salute dei cittadini e massima trasparenza delle performance attraverso la pubblicazione integrale delle agende sanitarie delle strutture erogatrici con l’indicazione del numero esatto di prestazioni giornaliere effettuate e dei giorni alla settimana nei quali viene svolto il servizio».

«Ai cittadini ricordiamo infine la possibilità di procedere alla “messa in mora” dell’istituzione sanitaria inadempiente che, se adeguatamente documentata, può portare ad ottenere il rimborso della prestazione sanitaria che alla fine si è dovuto sostenere di tasca propria presso una struttura privata, a pagamento, oppure a pretendere di essere assegnati ad una struttura privata a spese del Servizio sanitario nazionale» conclude il segretario generale Spi Cgil Verona.

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