Ordine degli Ingegneri Verona: «Smart working e superbonus sono inconciliabili»

L'Ordine degli Ingegneri di Verona ha espresso le proprie preoccupazioni in merito alla possibilità di svolgere adeguatamente e in tempi ragionevoli le pratiche di richiesta di utilizzo dei superbonus per la messa in sicurezza e l'efficientamento energetico di condomini ed edifici. «Frenare il settore delle costruzioni significa frenare il Paese stesso» sostengono.

L’Ordine degli Ingegneri di Verona ha espresso ai sindaci delle amministrazioni comunali della provincia, e per conoscenza anche agli assessori all’edilizia privata, le proprie preoccupazioni in merito alla possibilità di svolgere adeguatamente e in tempi ragionevoli le pratiche di richiesta di utilizzo dei superbonus per la messa in sicurezza e l’efficientamento energetico di condomini ed edifici.

Nella consapevolezza degli infelici risvolti economici che seguiranno a limitazioni e chiusure di ristoranti e palestre, l’Ordine lancia un appello per ricordare che il settore delle costruzioni, da sempre traino economico del Paese, rappresenta il 10% del Pil italiano e vale un investimento di circa 50 miliardi nelle abitazioni private.

Nel messaggio inviato ai comuni scaligeri viene segnalata la complessa conciliazione tra lavoro agile e opportunità di accesso al superbonus, e per chiedere quindi di correre quanto prima ai ripari. «Frenare il settore delle costruzioni significa frenare il Paese stesso» sostengono.

«La crisi generata dalla pandemia ha avuto un notevole impatto anche sul settore dell’edilizia» evidenzia il presidente dell’Ordine, Andrea Falsirollo. «Con il Decreto Rilancio, attraverso la previsione del superbonus 110%, si è data linfa al settore delle costruzioni, che ha iniziato a vedere la luce fuori dal tunnel. Ma il decreto del 19 ottobre rischia di vanificare gli effetti positivi. Il provvedimento fissa infatti al 50% la percentuale dello smart working destinato al personale degli enti pubblici portando a un aumento esagerato dei tempi di risposta alle richieste di accesso agli atti, indispensabili per sfruttare il bonus stesso, verificando eventuali abusi e difformità».

«Tanto per dare un dato a Verona bisogna attendere un mese per il solo appuntamento con gli uffici adibiti, e per avere in mano la documentazione richiesta passano dai tre ai quattro mesi» continua Falsirollo. «La domanda di utilizzo dei superbonus sta ingranando adesso, e quindi i tempi sono destinati ad aumentare ancora, a causa di un autentico collo di bottiglia burocratico. È impensabile uno smart working tanto massiccio, pena la messa in stallo di centinaia di cantieri e professionisti. Se di andasse avanti così per sei mesi sarebbe un suicidio per l’economia».

Falsirollo ricorda inoltre che da tempo si parla dell’importanza di digitalizzare simili documenti, per renderne più fluido l’accesso. «Visto che al momento si tratta ancora di documenti cartacei, e che la messa online non avverrà dall’oggi al domani, la presenza di personale in presenza agli sportelli delle amministrazioni risulta fondamentale».

Nella missiva l’Ordine invita quindi le amministrazioni a provvedere «quanto prima alla digitalizzazione dei propri archivi» e, nel breve termine, a «trovare comunque una soluzione per cercare di tamponare le esigenze legate al superbonus». «Non possiamo restare solo in attesa di provvedimenti nazionali. Per risolvere la situazione serve collaborazione e intraprendenza da parte degli enti» conclude Falsirollo. «Dobbiamo trovare delle forme alternative per superare lo scoglio degli accesso agli atti e visto che nelle amministrazioni pubbliche sono presenti anche i nostri colleghi, sono sicuro che capiranno la situazione e collaboreranno nel trovare una soluzione».

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