Opere idriche, Verona apripista con il canale Leb
Salvare le campagne venete dalla siccità e ottimizzare la distribuzione della risorsa idrica, in epoca di crisi climatica. Questo l’obiettivo dei lavori nel canale LEB avviati nel 2020, la più grande infrastruttura irrigua del Veneto. I lavori del primo stralcio sono stati terminati nell’imminenza dell’avvio della stagione irrigua.
Si tratta della prima opera irrigua in Italia realizzata con finanziamenti PNRR attraverso il Ministero Infrastrutture e Trasporti. Sarà inaugurata dopodomani, mercoledì 8 marzo a Belfiore alla presenza del Ministro delle Infrastrutture e Trasporti Matteo Salvini, del Presidente della Regione Veneto Luca Zaia, del presidente e del direttore del Consorzio di Bonifica LEB Moreno Cavazza e Paolo Ambroso e di altri esponenti del mondo politico e della bonifica italiana.
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Proprio Cavazza e Ambroso, un mese fa, avevano fatto il punto della situazione negli studi di Radio Adige Tv alla trasmissione “Squadra che vince”.
Lungo 48 km, in parte a cielo aperto ed in parte in condotto sotterraneo, il canale LEB è la principale infrastruttura irrigua del Veneto ed una delle più importanti d’Italia. L’arteria, che si snoda tra le province di Verona, Vicenza e Padova ed è alimentata dal fiume Adige, consente di veicolare l’acqua in un vasto territorio della Pianura Veneta, a beneficio di un comprensorio di 350mila ettari, di cui 90mila ettari irrigui, vocati ad una produzione agroalimentare variegata e di eccellenza. L’importo dei lavori è di circa 20 milioni di euro.
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Canale Leb, punto di riferimento anche a livello nazionale
«Come sempre, il primo intervento necessario è ottimizzare l’esistente. Così, in attesa delle scelte della Cabina di Regia appena insediata dal Governo per nuove opere infrastrutturali indispensabili a contrastare l’emergenza idrica, i Consorzi di bonifica stanno costantemente operando sull’efficientamento della rete idraulica, a partire dalle autostrade dell’acqua, cioè le grandi aste irrigue, indispensabili al made in Italy agroalimentare».
A ricordarlo è Francesco Vincenzi, presidente di Anbi (Associazione nazionale consorzi gestione e tutela del territorio e acque irrigue), a pochi giorni dall’inaugurazione del primo, grande intervento realizzato con i fondi del Pnrr (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza): è il rifacimento di un tratto del canale L.E.B. (Lessinio Euganeo Berico).
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Nel frattempo, le favorevoli condizioni meteo stanno agevolando il prosieguo dei lavori per la realizzazione delle opere di stabilizzazione ed il ripristino dell’efficienza lungo il primo tronco dell’adduttore principale del Canale Emiliano-Romagnolo (C.E.R.) lungo il tratto “Reno– Crevenzosa”, nel territorio del comune bolognese di Galliera; si tratta della seconda fase del maxi-intervento, denominato “Lastre 1”, finanziato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (M.E.F.) e che vede l’efficientamento dell’alveo di un importante corridoio idrico, in grado di assicurare l’approvvigionamento d’acqua ad una superficie di 336.000 ettari, di cui 227.000 a vocazione agricola, interessante le province di Bologna e Modena, nonché la Romagna.
Il lungo e complesso intervento, il cui cantiere può essere portato avanti solo durante la stagione invernale ad invaso vuoto, coinvolge il tratto bolognese del C.E.R., un segmento lungo 3 chilometri.
«A breve i lavori dovranno fermarsi per invasare il canale ed iniziare la stagione irrigua – ricorda il Presidente del Consorzio C.E.R., Nicola Dalmonte – Riprenderanno nel tardo autunno e confidiamo che l’intervento possa completarsi definitivamente nella primavera del 2024».
«Va evidenziato – conclude Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI – che entrambi i canali, C.E.R. e L.E.B., assolvono anche alla determinante funzione di ‘laboratori a cielo aperto’ per l’innovazione e la sperimentazione delle più moderne tecniche irrigue, la cui applicazione ha fortemente ridotto il fabbisogno idrico dell’agricoltura: il primo attraverso la pluriennale esperienza di ‘Acqua Campus’ a Budrio nel bolognese, il secondo attraverso il centro di ricerca, che sta nascendo in collaborazione con la Regione, a Cologna Veneta, nel veronese».

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