Oltre mille pecore stanno pascolando a Verona

Si può vedere un gregge di oltre mille pecore in questi giorni nelle campagne di San Michele. A guidare i capi sono tre giovani, Giacomo, Samatha e Stefano, con la passione comune per gli animali, la natura e per un antico mestiere.

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Un gregge di oltre mille pecore è arrivato a pochi chilometri dal centro storico di Verona. Si può vedere in questi giorni nelle campagne di San Michele dove pastori, ovini, capre, cani e muli sostano nelle proprietà degli agricoltori locali tra cui la vicepresidente di Coldiretti Verona, Franca Castellani. A guidare le pecore bergamasche sono tre giovani, Giacomo, Samatha e Stefano, con la passione comune per gli animali, la natura e per un antico mestiere che soprattutto le nuove generazioni stanno riscoprendo.

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Samatha e Franca Castellani. Dalla Pagina Facebook di Franca Castellani.

«Giacomo e Samatha arrivano da Trento – spiega Franca Castellani -. Sono partiti dalla Val di Rabbi e hanno già fatto più di metà del tragitto. Ad aprile contano di arrivare in provincia di Rovigo, ultima tappa prima del rientro, dopo oltre duecento chilometri e sette mesi di viaggio. È passato un anno in cui la transumanza è diventata patrimonio immateriale dell’UNESCO». Castellani ricorda l’impegno delle imprenditrici di Coldiretti nella valorizzazione di questa attività sul territorio regionale tanto da promuovere una legge per riconoscere le “vie dei pascoli” sia come prassi agricola ecosostenibile che come forma di turismo alternativo per chi vuole condividere i percorsi compiuti dagli allevatori che conducono i capi dalla montagna attraverso le valli fino in pianura per trovare l’habitat migliore.

«A perpetuare questo rito sono soprattutto le nuove generazioni, tra cui molte donne che per vocazione intraprendono questo lavoro. Samatha ha 40 anni e si divide tra l’incarico di insegnante d’arte in una scuola media ad indirizzo antroposofico e la passione per la pastorizia, interesse nato diversi anni fa dopo aver collaborato in alpeggio con altri pastori e rafforzato dall’incontro con Giacomo, il suo compagno, pastore a tempo pieno. Entrambi credono nell’impiego della lana anche come materiale ideale per fare la pacciamatura naturale dell’orto», prosegue Castellani. 

«Si tratta di una tecnica sperimentale in agricoltura biologica – dice Samatha – perché tiene le piante libere dalle erbe infestanti mantenendo il terreno migliore e risparmiando così l’apporto idrico. Nello spostamento di greggi e mandrie alla ricerca di prati adatti non c’è solo un’abitudine ma una vera e propria cultura ricca di saperi tramandati per dare un’alimentazione corretta ai capi per la migliore produzione di latte, carne di alta qualità».

«La nota dolente viene dalle sanzioni e dalle diverse disposizioni che ogni amministrazione comunale applica – conclude Castellani – non è semplice in un contesto sempre più urbanizzato trovare siti disponibili, campi verdi e altrettanto difficile è improvvisare tragitti diversi tra divieti e permessi imposti dalle varie autorità di controllo. Tra gli obiettivi della legge regionale, voluta dalle agricoltrici, c’è anche l’armonizzazione della giungla di regolamenti affinché il passaggio nelle città di pecore e bestiame sia una festa per tutti».