Nuovo Piano di assetto del territorio a Verona, chiusa la prima fase

Continua il percorso per il nuovo PAT (Piano di assetto del territorio) di Verona. Illustrata alle forze di maggioranza la restituzione del percorso di partecipazione e ascolto nell’ambito della presentazione del documento preliminare del nuovo PAT, che fa seguito all’incontro con Paolo Galuzzi, professore all’Università Sapienza di Roma e coordinatore del team multidisciplinare, e Lorenzo…

Continua il percorso per il nuovo PAT (Piano di assetto del territorio) di Verona. Illustrata alle forze di maggioranza la restituzione del percorso di partecipazione e ascolto nell’ambito della presentazione del documento preliminare del nuovo PAT, che fa seguito all’incontro con Paolo Galuzzi, professore all’Università Sapienza di Roma e coordinatore del team multidisciplinare, e Lorenzo Bellicini, direttore del Cresme.

I due esperti hanno illustrato rispettivamente le linee guida e le strategie del PAT e i dati sull’andamento demografico e gli scenari socio-economici ai fini del dimensionamento del Piano. In programma un terzo appuntamento la prossima settimana sulle strategie ambientali, di mobilità e infrastrutturali. I tre confronti sono stati voluti dall’Amministrazione, in vista della presentazione del documento preliminare del Piano per l’approvazione in Giunta entro il mese di settembre. Contestualmente, sarà dato avvio alla fase di concertazione del PAT.

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La restituzione del percorso di partecipazione e ascolto è stata curata da Nico Cattapan di Socialseed, uno degli esperti del team multidisciplinare che affianca i tecnici della Direzione pianificazione urbanistica, e che nell’arco degli ultimi otto mesi ha coordinato i diversi momenti di confronto, dei quali i più importanti sono stati:

  • incontri nelle circoscrizioni, tenutisi da marzo a maggio, anticipati dalla riunione plenaria aperta ai consiglieri comunali e ai presidenti di circoscrizione, che si è svolta a febbraio,
  • colloqui con il personale delle Direzioni comunali, durante tutto il periodo,
  • tavoli con gli stakeholder, che sono proseguiti per tutti gli otto mesi, e tavoli con i rappresentanti dei settori dell’agricoltura e le associazioni ambientaliste.

Questi, a cui si sono aggiunti ulteriori tre incontri aperti alla cittadinanza co-ideati e coordinati dalla società PPAN, anch’essa parte del team multidisciplinare:

  • a novembre per la presentazione del progetto Viviamo Verona nell’Aula magna dell’Università degli Studi di Verona,
  • a marzo con il sindaco Damiano Tommasi, il vescovo Domenico Pompili e la professoressa Luigina Mortari,
  • ad aprile il convegno organizzato dal Comune insieme al Consiglio nazionale degli architetti con la partecipazione di Carlos Moreno.

Sono stati questi gli step principali di Viviamo Verona, iniziativa promossa dall’assessorato alla Pianificazione Urbanistica guidato dalla vicesindaca Barbara Bissoli e teso a raccogliere istanze, suggestioni, proposte, idee sulla Verona del futuro e sulle priorità secondo ciascuno degli attori della città. 

Il percorso è stato avviato con l’intento di avere un quadro sui bisogni e desiderata che potenzialmente abbiano risvolti urbani e urbanistici e che possano trovare risposta nel PAT.

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«Abbiamo voluto anticipare il procedimento di revisione del PAT – dichiara la vicesindaca Bissoli – con un’intensa e diffusa fase di ascolto, di attivazione e di partecipazione della cittadinanza, non prevista dalla legge, ma che riteniamo fondamentale. Il progetto di futuro di Verona, che transita anche per le nuove politiche urbanistiche e urbane che ci prefiggiamo di attuare, terrà in grande considerazione i bisogni e i sogni delle persone e delle categorie imprenditoriali e professionali che vivono la Città e che hanno con essa un legame forte e duraturo. Il viaggio di attivazione della cittadinanza, compiuto nei mesi scorsi intorno allo studio del nuovo PAT, ci ha consentito di acquisire un sapere diffuso prezioso che ci conforta nella bontà e nella lungimiranza delle scelte con l’orizzonte dei prossimi 10/15 anni».

Diversi i temi emersi dagli incontri che si possono configurare come proposte per interventi e azioni non solo riservate agli strumenti urbanistici della Città.

In primis, la rigenerazione, che mette tutti d’accordo sulla direzione di sviluppo urbano, limitando o tendendo allo zero il consumo di suolo, ma anche per ridare senso ad attività sociali, economiche e abitative. 

Ma è una rigenerazione che richiede una co-partecipazione pubblico-privata e, nell’opinione degli intervistati, la sua sostenibilità dipende dalla capacità di lavorare su un nuovo match tra domanda e offerta per rendere praticabili gli interventi di recupero, anche utilizzando una serie di strumenti a più livelli, tenendo sempre a mente, tuttavia, un intervento esteso e non frutto di progettualità frammentate. Emerge quindi che uno dei driver della rigenerazione sarà la capacità di produrre nuovi spazi pubblici, che corrispondano alla valorizzazione di ambiti con nuovi usi, anche volti all’aggregazione, come ad esempio il sistema di piste ciclabili, o le zone da riconnettere (il sistema delle mura, come esempio), o la capillare distribuzione di strutture attrattive, di servizio e valore, come sono le scuole. 

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Decisiva sarà la sistematizzazione delle tante proposte e visioni oggi polverizzate che potrebbero invece essere integrate, pur mantenendo le proprie specificità, nonché in sinergia con le istituzioni e la politica, per avere un impatto positivo sullo sviluppo della città. Una proposta a fare sistema in sinergia. Il dialogo riguarda anche la “scala” del capoluogo veronese, collocato in una posizione geografica privilegiata in riferimento al territorio regionale ed extraregionale, che necessita quindi di una strategia di sviluppo globale. 

L’attrattività della città è un altro nodo centrale, che si può favorire da una parte sostenendo lo sviluppo economico e il lavoro, e dall’altra con la questione abitativa e il suo accesso. 

  • Nel primo caso, è stato evidenziato come il tessuto produttivo non sia correlato solo al mondo delle imprese medio-grandi, ma anche al terzo settore imprenditoriale, all’agricoltura periurbana che può essere reindirizzata alla multifunzionalità dell’impresa, legata alla città, e al mondo del commercio. 
  • Nel secondo caso, emerge la questione dell’affordability (abbordabilità) della casa e la scarsità dell’offerta, nonché i diversi modi di vivere e abitare la città (temporaneo per gli studenti o stanziale per le famiglie e i residenti). Nel caso degli anziani c’è stata anche una proposta di co-housing di quartiere. Temi aperti anche quello delle partnership pubblico-private, configurate nell’ottica di un maggiore accesso alla casa. Il turismo, se da una parte è visto come una risorsa, dall’altra, in particolar modo per i cittadini che vivono nel centro storico, è tuttavia sentita come una questione che incide sull’aumento dei prezzi delle locazioni, sugli affitti brevi e sulla creazione di disagi, come il rumore della movida.

È da ricordare che la questione abitativa, e nello specifico il social housing e il riuso dell’esistente senza nuovo di consumo di suolo, sono tra gli indirizzi sui quali il Comune sta lavorando nell’ambito del nuovo PAT.

I numeri della fase di ascolto: 

  • 1 focus group con i dirigenti del settore del Comune di Verona a cui si sono aggiunti incontri mirati con alcuni settori; 1 incontro con i consiglieri comunali e i presidenti di circoscrizione
  • 8 laboratori di circoscrizione sui quartieri (320 partecipanti); 1 incontro con le associazioni dei giovani; 18 interviste ad attori urbani (economia, istituzioni, terzo settore)
  • 1 incontro del tavolo ambientale con associazioni e istituzioni; 1incontro con il tavolo agricoltura urbana con attori e istituzioni 
  • Call Fermenti di città (45 proposte diversificate)

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I driver: 

• Verona città policentrica e della prossimità. Per i cittadini si configura come una richiesta di favorire la qualità urbana dell’abitare, concentrandosi su negozi e servizi di prossimità. Per le imprese medio-grandi che polarizzano il lavoro in alcuni luoghi più esterni o provinciali, il tema rimane secondario a fronte di un ridisegno di flussi, movimenti e bisogni di servizi su una scala concentrata per poli, non decentrata

• Viabilità e mobilità. Argomenti decisivi per infrastrutturare un sistema efficiente a scala metropolitana e per la relazione con i Comuni della prima cintura. La domanda raccolta in questo percorso di ascolto è chiara sul fatto che filovia, metropolitana di superficie, e trasporto pubblico locale (tpl) su gomma dovrebbero essere implementati rispetto a questa dimensione territoriale e di movimento. In particolare, il tpl attuale risulta particolarmente insufficiente per avere un effetto di cambiamento verso la sostenibilità, e non copre alcune aree sia interne alla città, sia tra la città e l’esterno. Sono stati anche gli abitanti dei quartieri di maggior attraversamento ad aver sottolineato questo problema. Evidenziata anche la questione dell’intermodalità e della “cultura” degli abitanti sull’uso dell’auto.

• Inclusione sociale: un tema ampio, che non riguarda più solo l’integrazione e la povertà, ma nella visione degli attori comprende anche le vulnerabilità sociali, l’invecchiamento della popolazione, l’intergenerazionalità, le donne e le famiglie con bambini. Aspetti che, secondo gli intervistati, necessitano di risposte in termini di nuove politiche urbane e di servizi che tengano conto dei mutamenti della società. È soprattutto la questione della longevità ad essere maggiormente sentita come una sfida per i servizi socio-sanitari e la loro dislocazione e che porterà a rivedere i sistemi di prossimità e dei servizi, anche per l’aumento della non-autosufficienza. Per le famiglie invece, sono anche i servizi per l’infanzia a determinare la scelta di risiedere in città.

• Verde. Se per i cittadini il verde di prossimità, verde dei parchi, e gli spazi di aggregazione sono sentiti in gran parte carenti o non facilmente raggiungili, per gli stakeholder la questione ambientale è vista nell’integrazione di sistema, che tocca sia i sistemi di vita degli abitanti, quanto il mondo produttivo, industriale e agricolo, come asset.

Importanti riflessioni di interesse per il PAT sono:

  • flessibilità nelle destinazioni d’uso e la mixité di funzioni per non “zonizzare” i luoghi eccessivamente;
  • snellimento delle pratiche burocratiche con una maggiore collaborazione con gli uffici, per accelerare i tempi;
  • sistema di incentivi e di riequilibrio degli oneri di sostenibilità rispetto al costo di costruzione per i costruttori e i privati che investono nella riqualificazione e rigenerazione e serve a rendere le operazioni economicamente sostenibili;
  • la revisione degli ATO (ambiti territoriali omogenei);
  • migliore destinazione degli standard urbanistici.
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