Nuovo Pat a Verona: si punta a rigenerazione urbana e sociale

Fissati incontri pubblici alla presenza del sindaco e assemblee di quartiere. Dal percorso partecipativo emergono le esigenze in vista del nuovo Piano di assetto del territorio.

vista Verona panoramica Sant'Anastasia
Vista di Verona

In occasione del secondo appuntamento con la stampa, per fare un punto sui lavori in corso del progetto ‘Viviamo Verona’ la vicesindaca Barbara Bissoli pone l’attenzione sul progetto di suolo per rigenerare il territorio in chiave sostenibile.

In programma due importanti appuntamenti. Il primo, il 9 marzo a cui interverranno il sindaco Damiano Tommasi, il vescovo Domenico Pompili e la filosofa Luigina Mortari, che si è lungamente occupata della cura e delle politiche della cura di sé, degli altri e del mondo. Il secondo il 22 aprile con Carlos Moreno promosso dal Consiglio Nazionale degli Architetti.

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Percorso partecipativo per il nuovo Pat a Verona

Più servizi e di qualità, nuove funzioni degli spazi pubblici, attivazione di nuovi parchi e riforestazioni urbane. Sono le prime richieste frutto del percorso partecipativo avviato dall’Amministrazione in vista della revisione degli strumenti urbanistici generali vigenti e che, una volta terminata la fase di ascolto e di attivazione, verranno sintetizzate nel documento preliminare al nuovo PAT (Piano di assetto del territorio), il cui obiettivo è la rigenerazione della città non solo urbanistica, ma anche urbana e sociale.

Qualità della città, frutto della cura della città e del progetto di suolo. Sono questi i due temi che in questa fase della progettazione si stanno approfondendo in virtù del fatto che attenzioni diverse permettono di aderire ad un progetto urbanistico più virtuoso legato al tema della transizione ecologica.

Della cura della città si parlerà il 9 marzo nell’incontro organizzato dall’amministrazione comunale in cui il sindaco Damiano Tommasi dialogherà con il vescovo di Verona mons. Domenico Pompili e la professoressa dell’Università di Verona Luigina Mortari, esperta del tema della ‘cura’. Sarà l’occasione per raccogliere ulteriori contributi sulle nuove necessità di una città che chiede di essere sempre più policentrica e che riconosce il ruolo delle comunità per migliorare la qualità di vita di cittadini e quartieri. Confronto che proseguirà in ciascuna delle otto Circoscrizioni con assemblee pubbliche a partire da metà marzo.

C’è poi il progetto di suolo, ovvero una nuova visione di pianificare il territorio che va oltre la necessità condivisa di ridurre l’utilizzo di nuovo suolo e di evitare l’antropizzazione di superfici verdi, per un progetto che ne permetta la rigenerazione in un’ottica ecosistemica, promuovendo anche la ri-naturalizzazione delle aree pavimentate. Un processo questo che l’amministrazione comunale sta già anticipando in occasione di alcuni provvedimenti di natura urbanistica, grazie alla collaborazione degli operatori privati.

Un insieme di novità che fanno di Verona città di sperimentazione in tema di pianificazione urbanistica, tanto da essere scelta dal Consiglio nazionale degli architetti per il primo dei tre appuntamenti nazionali in cui affrontare con amministratori, esperti e stakeholder l’idea della ‘città dei 15 minuti’ ideata Carlos Moreno, accademico ed urbanista di fama internazionale che sarà presente all’incontro del 22 aprile. Sarà l’occasione per analizzare, sulla scorta delle più innovative, concrete esperienze internazionali, proposte di principi legislativi finalizzati al passaggio dalla pianificazione urbanistica alla pianificazione della vita nelle città e nei territori.

In tale contesto si inseriscono le proposte ed esperienze pervenute alla Call Fermenti di Città che producono idee, progetti, interventi e pratiche con i quali è importante confrontarsi. I “fermenti” saranno raccolti fino al 30 aprile 2024, dopodiché si procederà alla mappatura dei dati pervenuti, un percorso che verrà reso pubblico per diffondere le buone pratiche esistenti e che sarà work in progress, per essere costantemente aggiornato.

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Bissoli: «La rigenerazione della città non può essere solo urbanistica»

«Prosegue la fase di partecipazione in vista della revisione del PAT e, in particolare, una delle tre linee di azione che porterà a redigere il documento preliminare entro prossima estate – spiega la vicesindaca e assessora alla Pianificazione urbanistica Barbara Bissoli -. Dal confronto, la settimana scorsa con i consiglieri comunali e i presidenti di Circoscrizione sono emersi i filoni di interesse che ruotano intorno al tema della qualità della città, dunque della corretta relazione tra servizi pubblici, infrastrutture e spazi privati; gli spazi pubblici devono tornare ad avere, infatti, una funzione multipla per riattivare il benessere delle comunità».

«In quest’ottica la rigenerazione della città non può essere solo urbanistica, ma anche urbana e sociale, in risposta alle richieste dei territori che richiedono una maggior presenza di servizi pubblici, che consentano alla città di riattivare le singole comunità e, naturalmente, di spazi verdi e di parchi urbani. Priorità su cui stiamo lavorando anche con un progetto specifico che, nella rigenerazione della città, consenta di riportare superfici pavimentate alla loro naturalità».

«Ridurre o azzerare consumo di suolo è importante ma non deve essere limitato ad un mero esercizio contabilistico – ha aggiunto il prof. Paolo Galuzzi, coordinatore del team di professionisti esterni che affiancano l’amministrazione comunale nella revisione del PAT. Il “progetto di suolo” favorisce l’uso parsimonioso del suolo ma all’interno di una progettazione qualitativa e rigenerativa, con benefici al benessere della comunità, della qualità urbana e ambientale e con ricadute positive anche i termini economici».

«A Verona di fatto si anticipa l’orientamento del Regolamento UE Nature Restoration Law che prevede che nelle città si consegua entro il 2050 un incremento della superficie delle aree verdi pari al 5 per cento della superficie totale urbana, fissando una soglia minima del 10 per cento di copertura arborea in ogni città europea, indipendentemente dalla dimensione della stessa. Il progetto così inteso disegna la città basandosi sulla qualità degli spazi aperti, di quella che chiamiamo città pubblica o collettiva che va pensata in modo diffuso e connesso. Un esempio è la strada, non più solo un luogo di scorrimento delle auto ma uno spazio dalle multifunzioni in cui si intrecciano relazioni».

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