«Non siamo criminali» la protesta degli studenti per i test antidroga

«Stop ai test e retate. Siamo studenti, non criminali» si legge sullo striscione apparso oggi sulla scalinata di Palazzo Barbieri con un riferimento preciso alla proposta di test antidroga nelle scuole. A firmare la protesta il collettivo studentesco De-testateci.

«Siamo studentesse e studenti di questa città, le persone che subiranno sulla loro pelle le conseguenze delle nuove norme di sicurezza imposte dalla mozione che oggi è stata discussa in consiglio comunale» scrive il collettivo in una nota. «Troviamo inaccettabile che questi protocolli vengano imposti alle scuole con lo scopo di dare un falso senso di sicurezza alle famiglie ed ai cittadini, rischiando solo di creare allarmismo e andando a rompere la fiducia all’interno del nucleo familiare, quando sappiamo tutti che la vera prevenzione va fatta con l’informazione e non mettendo gli studenti nella condizione di dover dimostrare la propria innocenza ancor prima di essere incolpati. Riteniamo che la scuola debba tutelare gli studenti a prescindere la loro scelte di vita, anzi dovrebbe aiutare ancora di più coloro che si trovano in situazioni più critiche, questa mozione invece non farà altro che allontanare sempre di più questi giovani dagli istituti. Abbiamo bisogno di sentirci sicuri all’interno degli istituti, che dovrebbero essere un luogo dove istruirci e non dove ci sentiamo continuamente sotto controllo e criminalizzati, attraverso il rinnovo del C.I.C. (sportelli d’ascolto) che non avrà più la funzione di aiutare studenti che una volta si rivolgevano a loro in cerca di aiuto, ma che servirà solamente a segnalare coloro che si ritiene siano in pericolo di una possibile dipendenza futura, spingendo i genitori ad intraprendere percorsi sanitari inutili anche se lo studente risulta negativo ai test spacciandoli per prevenzione».

«Statisticamente è stato dimostrato che un terzo degli studenti che ammettono di fare uso di sostanze stupefacenti lo fa per noia, dimostrando che il nostro problema non sono i cosiddetti “spacciatori di morte”, bensì la mancanza di spazi d’ aggregazione sociali e culturali, spingendo sempre di più i giovani ad isolarsi uno dall’altro» continua la nota. «Con questo ragionamento ci viene automatico pensare che ci sia un doppio fine di propaganda in questa mozione, che mira più a dare un falso senso di sicurezza alle famiglie piuttosto che andare a tutelare i veri bisogni dei giovani e le strutture scolastiche già pericolanti per cui non ci sono mai fondi. E le conseguenze di tutto ciò andranno a colpire noi, in particolar modo quelli che ancora non hanno il diritto di voto in vista delle elezioni comunali. pretendiamo che il comune dia priorità a quelle che sono le vere esigenze degli studenti piuttosto che alla loro propaganda politica».