Se l’agricoltura è cultura per il territorio

L'agricoltura veronese capace di trasformarsi in arte: questo il filo rosso che ha guidato ieri, all'antica Fonderia Aperta Teatro, la serata promossa da Coldiretti Donne Impresa Verona. 

L’agricoltura è arte, le prove sono ovunque. Dal Trittico del Mantegna di San Zeno ai murales di Cibo che appone forme di Monte Veronese laddove prima regnavano scritte d’odio. E poi ancora i piatti da due stelle Michelin realizzati dallo chef Giancarlo Perbellini, il vino Soave invecchiato 35 anni da Sandro Gini e il profumo dalle note enologiche creato dal figlio Francesco.

In una delle province leader in Italia per l’export di agroalimentare parlare di storia del prodotto e della cultura che l’accompagna è forse ancora più necessario. Prendiamo il radicchio, la castagna e la pesca di Verona prodotti che, come illustrato nel volume omonimo a cura dell’architetto e docente di marketing territoriale Daniela Cavallo, possono essere volano di nuovi percorsi turistici. Il libro, edito da Coldiretti Verona in collaborazione con Fondazione Cattolica Assicurazioni, è infatti scritto in italiano e in inglese. 

«Questo opuscolo non è la fine di un progetto ma solo l’inizio, quello di aprire una nuova strada, rendere visibili quei legami quelle relazioni che da sempre abbiamo con il territorio e che ad un certo punto abbiamo dimenticato, quei legami che l’arte ben conosceva dipingendo i prodotti locali nelle chiese e nei palazzi, nelle tele, come nei colori delle facciate della città. Qui c’è Verona, soprattutto c’è un’economia sociale che dobbiamo recuperare prendendo coscienza del valore di questo territorio e della sua cultura, che è AgriCultura» spiega Cavallo.