Affrontare il fenomeno della metamorfosi urbana, condividendo idee ed esempi di rigenerazione e facendo il punto sulla normativa attuale. Questo l’obiettivo del convegno che si terrà venerdì 15 novembre, dalle 9 alle 13, nell’auditorium del Banco Popolare di viale delle Nazioni. 

Promosso dall’Ordine degli Ingegneri di Verona insieme a quello degli Architetti e all’Accademia di Belle Arti, l’evento vuole partire dall’analisi delle normative vigenti, Veneto 2050 e Sblocca Italia, per chiedere ai relatori di suggerimenti circa le strategie generali da seguire per governare la metamorfosi urbana tra ricerca della qualità e le esigenze di mercato.

Due i focus principali previsti dal programma: un primo sulle strategie generali adottate nelle riqualificazioni urbanistiche tra ricerca della qualità urbana e mercato e un secondo, invece, sulle leggi in vigore, compresa quella regionale sul contenimento del consumo di suolo.

L’appuntamento è stato presentato questa mattina, in municipio, dal presidente della commissione consiliare Urbanistica Matteo De Marzi insieme ai presidenti dell’Ordine degli Ingegneri Andrea Falsirollo, dell’Ordine degli Architetti Amedeo Margotto e dell’Accademia di Belle Arti Marco Giaracuni, ideatore del convegno.

«Con l’approvazione della Legge 2050 dello scorso marzo la Regione si è dotata di un nuovo strumento per superare il decaduto Piano Casa sul solco della riqualificazione urbana e della ri-naturalizzazione del territorio» evidenzia il presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Verona, Andrea Falsirollo. «Il convegno si pone l’obiettivo di esplorare questi strumenti normativi per fare il punto della situazione e fornire agli addetti ai lavori, ingegneri, architetti, geometri, costruttori e potenziali committenti un quadro di applicazione il più chiaro possibile».

«La rigenerazione urbana è diventata il tormentone del XXI secolo» prosegue Falsirollo. «Non può essere pensato nessun futuro senza un drastico cambio di rotta delle politiche che governano il territorio. La soluzione di problematiche come il consumo di suolo, la dismissione dei contenitori dismessi afferenti al terziario e al produttivo o la rigenerazione del patrimonio edilizio residenziale degradato della prima periferia delle nostre città non è più rinviabile. Si tratta di milioni di metri cubi di costruito che hanno perso il loro scopo originale e che affollano come scheletri il nostro territorio».

«Da dieci anni le accademie italiane pongono l’arte a servizio dell’estetica – ha concluso Giaracuni –, formando esperti a tutto tondo. Siamo impegnati in prima linea nel ripensare la rigenerazione urbana, tenendo conto che ogni luogo è anche l’esperienza che le persone fanno di quello spazio. Andremo dunque ad analizzare quei luoghi e interverremo per ridare identità e tradizione ai luoghi con quelle che sono le nostre arti».

Una rielaborazione che non per forza è demolizione dell’esistente o sostituzione di un manufatto, ma che può tradursi in una rielaborazione estetica low cost con interventi di ri-progettazione di arredo urbani, di street art, di piantumazione o di decorazione.